È sempre il dollaro che domina il commercio mondiale e le riserve valutarie?
Dollaro, BRICS e BRICS++: quale futuro alla luce degli attuali scenari geopolitici

Pasquale Ceruzzi
Presidente Commissione Studi e Progetti ALDAI-Federmanager
Come sappiamo il dollaro è la valuta di riferimento del commercio mondiale e delle riserve valutarie della maggior parte delle nazioni a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non è una novità assoluta se, di tanto in tanto, il suo primato viene messo in discussione e si tenta di organizzare un sistema alternativo che possa non dico sostituirlo, ma ridimensionarlo.
Questo avviene, in genere, durante le molte crisi geopolitiche e gli episodi di guerra che si sviluppano ovunque nel mondo e che portano i Paesi occidentali (con gli USA in testa) a imporre sanzioni commerciali, tecnologiche e finanziarie a quelle nazioni ritenute responsabili di atti che violano il diritto internazionale. Le sanzioni sono particolarmente efficaci se si è in grado di controllare il sistema internazionale dei pagamenti e le riserve valutarie degli Stati.
Il motivo è semplice. Senza poter disporre secondo necessità della valuta di riferimento dei pagamenti nessuno è in grado di alimentare il commercio (si riduce di conseguenza l’import/export), vengono a mancare beni e servizi che dovranno essere prodotti internamente, la domanda di questi sarà sovrabbondante rispetto all’offerta e causerà un aumento significativo dell’inflazione con conseguente impoverimento generale del Paese. Le riserve di valuta estera verranno vendute per contenere l’inflazione e non aiuteranno molto nell’acquisto di beni dall’estero. Ecco che chi applica sanzioni e controlla la valuta e il sistema di pagamento internazionale (in genere gli Stati Uniti, insieme ai suoi alleati occidentali) non è particolarmente amato da quei Paesi che invece le sanzioni le subiscono.

È così anche per l’ultimo caso in cronaca che possiamo far risalire alla fine dell’anno scorso quando la Russia (alla quale sono applicate sanzioni dopo aver invaso l’Ucraina il 24 febbraio del 2022) ha organizzato un vertice dei Paesi BRICS, a Kazan, per creare un nuovo sistema internazionale per i pagamenti e per le riserve di valuta con lo scopo dichiarato di affiancarsi al dollaro e (quello non dichiarato) di sostituirlo in un arco di tempo non troppo prolungato. Il termine BRIC fu coniato dall’economista della Goldman Sachs Jim O’Neill nel 2001. All’inizio erano solo 4 Paesi (BRIC sta per Brasile, Russia, India e Cina – vedere flow chart 1), tutti allora ancora in via di sviluppo, le cui aziende più promettenti erano inserite in Fondi Comuni di Investimento nei quali si riversavano prevalentemente una buona fetta dei risparmi dei Paesi sviluppati. Fino al 2009 poco succedeva, ma subito dopo anche il Sudafrica si aggiungeva ai BRIC facendolo diventare BRICS. Per lungo tempo i BRICS hanno perso lustro e attrattiva, fino al 2024 quando si rilanciano sotto l’impulso deciso di due suoi riferimenti – Russia e Cina – che finiscono per coinvolgere altri Paesi (vedere flow chart 1).
Oggi i BRICS+ (anzi i BRICS++) sono diventati una bella realtà di 20 Nazioni che cominciano ad avere un peso ragguardevole:
Oggi i BRICS+ (anzi i BRICS++) sono diventati una bella realtà di 20 Nazioni che cominciano ad avere un peso ragguardevole:

Alcuni sono Paesi ancora in via di sviluppo mentre altri sono ormai usciti da questa definizione in virtù di quanto hanno realizzato negli ultimi vent’anni in termini di sviluppo industriale ed economico. Alla base di questa improvvisa espansione c’è l’obiettivo di ridurre il peso del dollaro (chiamato in gergo de-dollarizzazione) con un progetto ambizioso che punta probabilmente non su una valuta alternativa – il BRICS (1 BRICS = 34 dollari = 33 euro) – ma su un vero e proprio sistema monetario che può appoggiarsi alla nuova tecnologia della blockchain e del DLT (Distributed Ledger Tecnology) che è alla base del sistema delle criptovalute e della finanza decentralizzata (DEFI).
Infatti, è fondamentale beneficiare dei vantaggi offerti dalla nuova tecnologia quali la disintermediazione nei confronti delle banche (azzerando il controllo delle banche centrali), l’azzeramento delle barriere all’ingresso, la riduzione dell’asimmetria informativa, la sicurezza delle transazioni e delle loro registrazioni, l’eliminazione delle strutture ad hoc per i mezzi di pagamento e per le riserve valutarie globali (necessarie a proteggere le valute locali da svalutazioni). Peraltro, il nuovo sistema basato sulla tecnologia DLT è flessibile e compatibile con le nuove sperimentazioni in atto delle Banche Centrali per introdurre valute digitali basate sulla stessa tecnologia e note come CBDC (Central Bank Digital Currency).
Mentre si manovrava su tutte queste cose, si insediava il nuovo inquilino della Casa Bianca, il quale non aspettava molto a segnalare quanto non gradisse queste iniziative. Lo faceva a modo suo, minacciando di applicare dazi del 100% a quei Paesi che, pur essendo esportatori verso gli Stati Uniti, erano entrati nel BRICS++ dichiarando di voler aderire al nuovo sistema monetario alternativo. Trump e i suoi stretti collaboratori, nella versione di cronaca più aggiornata, non si limitano però ad intimidire solo i BRICS++, mettono nel mirino anche l’Europa che con il suo euro ha già una valuta alternativa e una riserva globale ampiamente adoperata. L’Europa allargata può contare su circa 440 milioni di abitanti, un sistema industriale, bancario e commerciale solido con un net export molto positivo, investimenti per circa 300 miliardi all’anno nei mercati finanziari del nord America, una cultura dell’antitrust e dei diritti individuali piuttosto robusta. Tutti elementi questi che disturbano l’espansionismo finanziario, commerciale e ideologico della nuova amministrazione statunitense.

Il tempo ci dirà, tra non molto, come queste iniziative evolveranno ma, nel frattempo, l’ultima situazione del Fondo Monetario Internazionale e dell’organizzazione per i pagamenti internazionali SWIFT ci aiuta a fare qualche considerazione (tabella 2).

Le tabelle 2 e 3 confermano che le maggiori valute utilizzate nel commercio mondiale e come riserva di valuta sono il dollaro e l’euro con percentuali di utilizzo rispettivamente superiori al 50% nel primo caso e del 20% nel secondo caso. Nell’ultimo anno queste percentuali sono diminuite ma in quantità insignificante. Va segnalato inoltre che manca in queste rappresentazioni quanto succede sul mercato parallelo delle criptovalute, che viaggia in un circuito parallelo al momento non quantizzabile, regolato dalla tecnologia della blockchain e del Distributed Ledger Technology (DLT) e senza alcuna supervisione dalle banche centrali.

Possiamo allora concludere che gli elementi segnaletici più importanti sono stati emessi dalla rappresentanza politica di Stati Uniti, Russia e Cina. I primi segnalano di temere un ridimensionamento del loro ruolo nel commercio mondiale e nel dominio valutario (non sono mancati infatti gli attacchi agli ultimi aderenti all’organizzazione dei BRICS++ e continuano quelli all’Europa della quale non hanno mai digerito fino in fondo la costituzione dell’euro e del mercato unico); mentre i secondi (Russia e Cina) rimarcano che, quantunque si vada a una pace con l’Ucraina e all’attenuazione delle sanzioni, la costituzione dei BRICS++ e dei loro obiettivi verrà comunque perseguita con determinazione.
SAVE THE DATE
L’incontro Dominio del dollaro e commercio internazionale si terrà
mercoledì 28 maggio 2025 alle ore 17:30
mercoledì 28 maggio 2025 alle ore 17:30
in ALDAI, Sala Viscontea Sergio Zeme
Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it
01 aprile 2025