Vedere e rappresentare
la pittura di Pino Ponti

A 120 anni dalla nascita, il ricordo di un artista e della sua opera all’interno di quel grande contenitore che è stata la pittura italiana del ’900

Pino Ponti, “Venezia”, 1951. © Casa d’Aste Sant’Agostino, Torino.

Alberto Cantoni

Socio ALDAI-Federmanager componente del Gruppo Cultura
Nel panorama della pittura del Novecento italiano, Pino Ponti (Venezia, 1905 – Milano, 1999) ha camminato per un secolo intero, sempre attento ai momenti storici nei quali ha vissuto e condiviso esperienze d’arte e di vita quotidiana.

Dalla Venezia di Virgilio Guidi, indimenticabile presenza di un modo di fare pittura in continuo equilibrio fra realtà e sogno, nel 1931 si trasferisce a Milano dove entra nel giro delle più importanti gallerie d’arte – il nome della Galleria del Milione dice tutto ciò che serve per richiamare un percorso che ha fatto epoca nell’Italia del Novecento – fino alla Biennale di Venezia del 1950, la Quadriennale di Roma e una serie importante di esposizioni personali che lo vedono dopo la guerra, tra il 1946 e il 1953, alle Gallerie La Colonna, Bergamini e Del Naviglio.
Pino Ponti, “Natura Morta”, 1939. © Casa d’Aste Sant’Agostino, Torino.

Pino Ponti, “Natura Morta”, 1939. © Casa d’Aste Sant’Agostino, Torino.

Incontra e dialoga con i più grandi pittori del secondo Novecento, dalla isolata pittura di Casorati all’estesa forma di De Pisis e l’immobile presenza di De Chirico. In questo condividere e confrontarsi, la sua pittura, da un’iniziale evidente influenza del maestro Guidi, si volge – nel corso degli anni Trenta – verso una rappresentazione della realtà in apparenza leggera e improvvisata, ma di fatto profondamente elaborata e spesso volutamente carica di ambigua presenza. La Seconda Guerra mondiale lo vede impegnato come persona e come artista nel vortice del dramma che sconvolge l’Europa tutta e il suo rappresentare si fa drammatico, scarno e spesso pervaso da una inquietudine non lontana dalla denuncia amara della quale Guttuso ci ha lasciato forme non trascurabili. 
Il vuoto lasciato dalla guerra e l’eredità di un modo di fare pittura con il puro segno del maestro Mondrian come il tempo della pittura geometrica, in Italia, di Soldati e Reggiani sembrano non distoglierlo dalla pittura che cerca una reale presenza dell’oggetto. 

Ormai libero dalle reminiscenze del primo Novecento, nel 1953 la Galleria La Colonna di Milano gli dedica una grande mostra di pittura sociale (periodo delle fabbriche) e di impegno democratico. 
Pino Ponti è un pittore dell’immagine che si rappresenta e continua la sua ricerca e la sua volontà di fare arte del rappresentare in ogni momento e in ogni ambito, qualunque siano le condizioni del contorno in cui vive. Ciò non significa non progredire, ma solo e unicamente seguire in modo sempre variato la propria strada e la propria scelta di pittore che si relaziona con il mondo sensibile e con la forma del mondo stesso.
Nel 1979 il Museo di Milano gli dedica una mostra con la presentazione di Raffaele De Grada e nel 1983 analogo evento avviene a Bologna nel palazzo d’Accursio. Pino Ponti muore a Milano nel 1999 ponendo fine al suo lungo cammino proprio quando anche la pittura sembra voler ritornare alla forma definita dopo le molteplici esperienze di presenze irreali. 

Le opere di Pino Ponti saranno esposte presso la Fondazione CORRENTE, via Carlo Porta 5 Milano, in occasione della mostra “ARTE DELLA RESISTENZA”, fino al 7 luglio 2025.


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