I fattori che possono determinare una crescita economica del Paese

Da dove partire per generare crescita economica?

Pasquale Ceruzzi

Componente dei Gruppi Cultura e Dirigenti per l’Europa e Geopolitica ALDAI-Federmanager, e del Comitato di Redazione Dirigenti Industria
Il conseguimento della crescita economica è quasi sempre un indicatore indiscutibile del benessere economico di uno Stato e tutti, al meglio delle loro possibilità, si impegnano per ottenerla. Si manifesta attraverso una crescita dei redditi per le famiglie, dei ricavi e degli utili per le imprese, del Prodotto Interno Lordo (e di un equilibrato bilancio) per gli Stati. 
Il raggiungimento contemporaneo di queste condizioni rende una nazione solida e in grado di affrontare la competizione dei mercati e le sfide che il futuro, spesso imprevedibilmente, riserva (incluso guerre, pandemie, crisi economiche, inflazione, carestie, flussi migratori, carenze di materie prime energetiche e alimentari). 
Un elemento che misura la crescita economica di una nazione è il PIL (che per definizione è la produzione in valore monetario di beni e servizi nell’arco di 1 anno, escludendo i beni intermedi) che tuttavia – in un contesto di competizione tra nazioni – può penalizzare altri fattori. USA e Cina sono note per avere il più alto PIL mondiale, ma possono essere deludenti per quanto riguarda parametri quali welfare, previdenza, equità reddituale, qualità della vita e libertà individuali. Quindi, il PIL, mentre da un lato diventa sempre più importante quale elemento di confronto produttivo, dall’altro lato – spesso – si rivela carente nel misurare il livello di soddisfazione e qualità della vita degli individui che abitano in determinate nazioni. 

La crescita economica nazionale (PIL), può essere determinata da 2 fattori (o policy):
  1. la Politica Monetaria (vedere mio precedente articolo L’importanza della politica monetaria per un Paese come l’Italia);
  2. la Politica Economica e di Bilancio (nota anche come Fiscal Policy).

Il punto 1), di responsabilità delle Banche Centrali (BCE, FED, BOJ, BOC, BOE…), riguarda:
  • la stabilità dei cambi della valuta nazionale;
  • la quantità di moneta e di denaro in circolazione e il suo costo/remunerazione per banche, imprese e famiglie;
  • la quantità di riserve monetarie prudenziali da depositare presso la Banca Centrale, al fine di prevenire e risolvere crisi di liquidità del sistema bancario;
  • la stabilità dei prezzi di beni e servizi e il contenimento dell’inflazione (insieme ai Governi);  
  • la politica occupazionale (insieme ai Governi).
Lo strumento prevalentemente usato dalle Banche Centrali è la “leva dei tassi” che determina il costo/opportunità del denaro per chi lo richiede a credito o per chi invece lo presta.

Il punto 2), di responsabilità dei Governi nazionali, riguarda: 
  • il livello e la tipologia di tasse per il Paese;
  • il livello e la composizione di spese ed entrate dello Stato (Politica di Bilancio);
  • la quantità di Titoli di Stato da emettere per compensare quelli in scadenza e soddisfare il nuovo fabbisogno della pubblica amministrazione;
  • la stabilità dei prezzi di beni e servizi e il contenimento dell’inflazione attraverso politiche tariffarie, panieri, crediti di imposta, tassazione e contestuale reinvestimento di extraprofitti;
  • la politica occupazionale attraverso incentivi, crediti di imposta, detassazione e riduzione degli oneri contributivi.
I Governi hanno la possibilità di utilizzare le risorse di bilancio per aumentare la crescita economica se hanno un adeguato “spazio” (che equivale a dire che non hanno un elevato debito pubblico). Possono quindi permettersi di utilizzare eventuali surplus o di fare deficit senza compromettere le prospettive di solidità nel lungo periodo. Avessimo quindi le risorse necessarie per farlo, da dove partire per generare crescita economica? Ci viene in soccorso la classica legge della macroeconomia a proposito del reddito nazionale:
Dove, C = Consumi, I = Investimenti, G = Capacità di Spesa del Governo e NX = Saldo Netto delle Esportazioni. La parte destra dell’equazione esprime la Domanda Aggregata o Spesa. I Governi influenzano il PIL (o Domanda Aggregata) utilizzando appropriatamente Spesa Pubblica (G) e stimolando indirettamente Consumi (C), Investimenti (I) e Esportazioni Nette (NX). 
Una Politica Economica che aumenta la Spesa Pubblica (G) per incrementare i parametri C, I, e NX è chiamata “espansiva” perché aumenta la Domanda Aggregata. Una politica economica che riduce la Domanda Aggregata è invece definita “restrittiva”.

Un altro concetto importante per comprendere come le scelte di bilancio influiscano sul livello dell’attività economica è quello del moltiplicatore economico (o moltiplicatore di Keynes):
Traducendo in termini meno matematici, stiamo affermando che il PIL cresce con una forte propensione ai consumi unita a una bassa tassazione, che a sua volta incrementa il reddito disponibile. 
Per rendere chiaro il concetto di “moltiplicatore” facciamo un esempio. Mettiamo il caso che lo Stato aumenti di 1 euro la spesa pubblica e ci troviamo nelle magnifiche condizioni di avere una propensione al consumo (C) molto alta, pari a 0,9 (il massimo teorico è 1), e una tassazione del reddito pari a 0,3 (10% in meno rispetto all’attuale 40% riscontrabile in Italia. Nota bene che il limite teorico minimo è 0), il moltiplicatore è pari a 1/1-0,9(1-0,3) = 2,70. Vale a dire che ogni euro investito di Spesa Pubblica determina un risultato economico di 2,70 euro (da qui la definizione di moltiplicatore economico). Quindi dalle 2 formule del reddito e del moltiplicatore di Keynes possiamo concludere che la crescita si ottiene da un aumento della domanda aggregata (G, C, I e NX) e da una diminuzione delle tasse. Quindi, tutto semplice come indicano le nostre 2 formule?
No sicuramente. Intanto non è detto che si possa fare troppo leva sulla Spesa Pubblica. Infatti, i Paesi fortemente indebitati non possono forzare troppo sul deficit di bilancio perché espande ancora di più il debito pubblico. 

Però, si possono fare delle scelte pro-crescita che di seguito, a grandi linee, andiamo a delineare: 

  1. migliorare la composizione e la qualità della nostra Spesa Pubblica riducendo la quota destinata alla spesa corrente per trasferirla su iniziative che rendono il Paese più efficiente, più produttivo, più competitivo e quindi attrattivo per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE).
  2. Investire nei settori industriali considerati strategici, a maggiore valore aggiunto e con una capacità di offerta distante dal suo livello di saturazione. Credere nell’innovazione tecnologica e nella ricerca.
  3. Migliorare la propria capacità di utilizzare i fondi di bilancio dell’Unione Europea e della NextGenEU. 

Per il punto 1: pensiamo alle infrastrutture di trasporto (ferrovie, autostrade, porti, vie del mare, ecc.), alle reti e alla sicurezza digitale, al contenimento costi e diversificazione degli approvvigionamenti energetici (migliorando il risultato di quella spirale negativa costituita da inquinamento atmosferico, surriscaldamento climatico, eventi catastrofici), alla semplificazione di procedure e processi organizzativi che regolano la vita di famiglie e imprese, a un recupero di evasione ed erosione del gettito fiscale.

Per il punto 2: possiamo ipotizzare di rilanciare i crediti fiscali verso quei settori industriali importanti della nostra economia (Turismo, Costruzioni, Meccatronica, Difesa e Sicurezza Nazionale, Telecomunicazioni – in particolare la rete 5G –, Energia, Trasporti e Comunicazione, …)  destinare fondi aggiuntivi per la formazione professionale, la scolarizzazione e il matching tra offerta e domanda di lavoro, defiscalizzare e ridurre gli oneri contributivi per favorire l’inserimento dei giovani e aumentare il tasso di occupazione (attualmente al 62% contro la media UE del 74%),  finalizzare fondi per asili e scuole che – insieme a un più alto tasso di occupazione e di reddito medio pro capite – rendono attuabile quella crescita demografica che è sempre un fattore chiave per ogni crescita economica. 

Per il punto 3: aumentare la nostra capacità di utilizzo dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE) al fine di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale riducendo il divario fra le regioni più avanzate e quelle in ritardo di sviluppo. Cogliere in maniera più efficace gli oltre 200 miliardi di euro destinati all’Italia dal NextGenEU/PNRR migliorando, come per i fondi SIE, la nostra capacità progettuale e attuativa. A questo scopo serve assumere figure professionali competenti da inserire nella PA e processi decisionali semplici e diretti.
Ne discuteremo in dettaglio nel corso dell’evento congiunto dei gruppi Cultura e Dirigenti per l’Europa e Geopolitica che si terrà l’8 novembre.
SAVE THE DATE

L'incontro I fattori che possono favorire una crescita economica del Paese si terrà

mercoledì 8 novembre 2023 alle ore 17:30 
presso la Sala Viscontea Sergio Zeme

Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it

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