Dalla protesta alla proposta: un impegno comune per tutelare diritti e dignità

Una crescente insoddisfazione tra i dirigenti pensionati emerge dalle lettere, dai messaggi e dalle telefonate alla nostra Direzione. Di seguito vogliamo raccogliere la voce collettiva che esprime disagio, rammarico, sconforto, e, talvolta, anche protesta, e suggerire azioni concrete per trasformare la frustrazione in mobilitazione

Mino Schianchi

Presidente Comitato Nazionale di Coordinamento Gruppi Seniores Federmanager e Presidente Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager


Da anni, politiche sempre più penalizzanti erodono i redditi dei colleghi pensionati, alimentando frustrazione e tensione fra i nostri iscritti. Non è un’impressione: è un dato tangibile, confermato da lettere, telefonate e commenti che arrivano ogni giorno da pensionati di tutta Italia. Quelle testimonianze descrivono sacrifici sopportati con dignità, che oggi vedono i loro frutti messi in pericolo da tagli continui e sistematici degli assegni pensionistici.
Questa realtà di un sentimento di insoddisfazione non si può ignorare. Vogliamo raccogliere quelle voci, renderle visibili e trasformarle in proposte concrete, iniziative organizzate. Vogliamo fare  una sintesi delle criticità diffuse nella comunità pensionistica e un momento di rilancio delle azioni concrete che riteniamo necessarie per contrastarle. 

Le nostre rivendicazioni

  1. Perequazione pensionistica nel rispetto del principio di non discriminazione
    Chiediamo un meccanismo automatico e stabile che garantisca a ogni pensionato un’adeguata rivalutazione, secondo le regole a suo tempo condivise e concordate con le rappresentanze sociali. È inaccettabile che misure presentate come temporanee diventino strutturali, causando perdite fino al 25%, sul lungo termine, per alcune fasce di trattamenti. È inaccettabile che si attuino continue manipolazioni al meccanismo di rivalutazione o che, addirittura, si introducano discriminazioni in relazione alla residenza geografica.
  2. Separazione tra previdenza e assistenza
    Occorre chiarezza nei conti INPS: i contributi previdenziali devono alimentare le pensioni, non coprire spese assistenziali. È una doppia imposizione quella che grava sui pensionati, che contribuiscono prima con le tasse, utilizzate in parte, anche per l’assistenza, e poi continuano a subire riduzioni dell’assegno o, comunque, del potere d’acquisto.
  3. Sistema fiscale equo per dirigenti in servizio e pensionati
    Le politiche fiscali attuali penalizzano i redditi dei dirigenti. È necessaria una riforma fiscale che ponga fine a queste ingiuste penalizzazioni e mantenga la curva di continuità progressiva del prelievo fiscale articolata, come sempre, per scaglioni. Ossia le riduzioni di aliquota su uno scaglione di reddito devono applicarsi a tutti i contribuenti con reddito nello scaglione e negli scaglioni superiori. 
  4. Anagrafe nazionale dell’assistenza
    Serve un sistema dell’assistenza trasparente che sostenga veramente chi ne ha bisogno, che riduca le disparità ed elimini gli abusi.
  5. Valorizzazione del ruolo sociale dei pensionati
    I pensionati sono una risorsa preziosa per famiglie e comunità — civica, culturale, economica, relazionale. Occorre che questo ulteriore sforzo compiuto in diversi modi dai pensionati venga tenuto in conto e non dimenticato quando si adottano provvedimenti in materia pensionistica. 
     

Una spinta collettiva contro l’indifferenza politica

Troppo spesso i pensionati vengono percepiti solo come un costo da contenere nel bilancio pubblico, anziché come una comunità titolare di diritti. Ma la pensione non è un atto di carità: è un diritto sociale sancito dall'articolo 38 della Costituzione, fondato sul lavoro svolto, sulle imposte pagate e sui contributi versati nel corso degli anni. Non è un costo da eliminare, bensì un impegno legittimo garantito dalla Carta e frutto di un accordo con le istituzioni per salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni.
Di fronte a una politica che ignora, e talvolta anche ostile alle richieste dei pensionati, in special modo dei pensionati del ceto medio percepiti come classe “benestante”, non ci resta che far valere le nostre ragioni tramite una forza collettiva. Abbiamo il diritto, non la pretesa, di vedere rispettato un patto tra Stato e cittadini. Il diritto conquistato in anni di lotte. Questa forza la esprimiamo attraverso le nostre Rappresentanze: a loro abbiamo affidato e affidiamo il compito di confrontarsi coi Governi, costruire consenso nell’opinione pubblica e comunicare con chiarezza le ragioni delle nostre rivendicazioni. Con azioni che siano sostenibili, visibili, concrete, continuative. 

Azioni operative concrete da sviluppare

Conferenze stampa mirate
Organizzare incontri dei leader dell’Organizzazione con i media nazionali per presentare dati, testimonianze e impatto delle rivendicazioni pensionistiche. Iniziative che hanno come obiettivo quello di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su fatti concreti. 

Articoli firmati dai vertici
Pubblicare contributi firmati dalla leadership dell’Organizzazione su testate autorevoli e riviste settoriali, per veicolare un’identità chiara e rafforzare la consapevolezza collettiva.

Incontri locali strutturati
Promuovere tavoli di confronto tra rappresentanti e associati nei territori, con comunicati ufficiali sui progressi fatti sulle singole rivendicazioni, impegni e anche, quando occorre, momenti di dissenso. Si tratta, in tal modo, di costruire una partecipazione attiva e informata della collettività dei pensionati.

Piattaforme digitali centralizzate
Costituire un Portale Nazionale, dedicato ai Gruppi Seniores, nel quale raccogliere documenti formali consultabili, nei quali vengono indicati con chiarezza risultati, obiettivi e indirizzi futuri, oltre che notizie di aggiornamento: strumenti essenziali per una democrazia partecipata e trasparente così da rafforzare la comunità dei pensionati tramite un “archivio vivo” di iniziative, dati e interazioni.

Allargare i confini della partecipazione
E occorre anche qualcosa di più. Non basta comunicare, informare e coltivare contatti: è indispensabile trasformare le nostre buone ragioni in una forza collettiva concreta. Il vero potere dei pensionati risiede nella coesione e nella forza numerica di chi reclama ascolto. Serve convergere su obiettivi condivisi, in un patto sostenuto dal valore di solidarietà. 

Sostegno attivo ai ricorsi legali
I ricorsi dei pensionati vanno sostenuti: non sono meri atti formali, ma testimonianze tangibili di una comunità sotto attacco da politiche che erodono il reddito da pensione. Anche quando respinti, i ricorsi mantengono vivo un dibattito che altrimenti verrebbe ignorato.

Il ruolo attivo dei pensionati: un cambio di mentalità

I pensionati non devono pensare di aver chiuso la partita una volta in quiescenza, come se i loro diritti fossero garantiti per sempre. La previdenza non è più un porto sicuro: il potere d'acquisto degli assegni può essere compromesso e la tutela non è automatica.
È fondamentale che ogni pensionato acquisisca la consapevolezza della necessità di difendere attivamente i propri diritti, collaborando con le nostre Rappresentanze Nazionali. Solo una mobilitazione ampia, robusta e perseverante può tutelare i loro interessi nel lungo periodo.

Da "numeri utili" a protagonisti responsabili

I pensionati sono persone attive, portatrici di diritti e di esperienza. È tempo di riconoscerli come attori consapevoli e centrali nella vita economica e sociale del Paese.
Solo se riusciamo a far emergere la consapevolezza dei diritti acquisiti nel corso della vita lavorativa e del ruolo svolto tuttora nella vita sociale e familiare potremo trasformare la frustrazione in vera mobilitazione — da “numeri utili” a protagonisti rispettati e responsabili, capaci di costruire un futuro equo e sicuro per sé e per le nuove generazioni e per il Paese.

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