Il manager, il futuro, la sfida

Nel nostro paese è necessaria una grande opera di trasformazione culturale. Abbiamo potenzialità e talento per valorizzare il merito. I manager possono guidare un grande processo di cambiamento per riprendere il percorso di sviluppo.

Gianni Di Quattro

Socio ALDAI  e  co-fondatore dell’associazione  
Se ne parla dovunque, sui giornali, nelle televisioni, in tanti seminari e convegni, l’innovazione è vitale se si vuole ancora stare sul mercato, se si vuole ancora competere. Ma cosa si intende per innovazione? Certamente la famosa ormai digitalizzazione, cioè la diffusione della tecnologia nella azienda non solo per gestirla come nel passato, ma per progettare, per strutturarla, per vendere, per comunicare, per coinvolgere, per fare strategie, per stare e rimanere dentro i network che consentono di partecipare, che accreditano. E ormai sappiamo anche che senza credito è come non esistere e vale per le aziende, come per un paese intero e anche o meglio persino per una singola persona.

Ma basta la digitalizzazione dell’azienda per dichiarare che si sta cavalcando l’innovazione? Non basta perché essa è indispensabile, necessaria ma non sufficiente. 

Infatti, ci vuole una cultura diversa dicono tutti. Quale cultura? Una maniera diversa di pensare all’impresa, non più una iniziativa che si fa e si implementa, che si fa crescere e si gestisce. Ma una iniziativa dinamica, che cresce e cambia, si trasforma e si allea, allarga e restringe gli interessi di mercato di continuo, cambia direzione per fare altri giochi e acquisire altre esperienze nei tempi più brevi. E poi un modo di gestirla diverso, con una connotazione che non può essere solo uno slogan commerciale, l’identificazione di un marchio o di una qualità, ma il collegamento con il territorio, con una persona, con una filosofia e un modo di essere che si sposano, con una visione del futuro, con una sfida che si accetta e che si cerca di condividere. Un modo di essere dove tutti i propri interlocutori possono o forse devono giocare ruoli diversi apparentemente, ma anche integrati come clienti, fornitori, collaboratori, critici, concorrenti persino. Ma per avere, per acquisire una cultura diversa, necessaria per fare innovazione, a sua volta questa necessaria per vivere e competere, a parte, come abbiamo visto, la digitalizzazione, ci vuole un imprenditore diverso, ci vuole un management diverso, ci vuole tutto un personale aziendale diverso. 

In generale, le imprese che oggi popolano il palcoscenico del mercato italiano forse non hanno la vocazione ad essere diverse, le piccole forse sono più facilitate perché bastano pochi uomini per provare, per riuscirci, ma le grandi e soprattutto quelle magari legate ad organi diretti o indiretti dell’apparato statale in tutto o in parte? Abbiamo visto per esempio che una grande azienda come la Fiat che arrancava e rischiava ha avuto bisogno di un top manager con una cultura personale e imprenditoriale diversa per farla cambiare nelle persone, nella politica, nelle prospettive, verso il suo futuro e l’interpretazione del business.

Allora bisogna dire che nel nostro paese è necessaria una grande opera di trasformazione culturale. Anche perché è vero che il paese da sempre è un paese conservatore, votato a mantenere ed a credere nel passato, non per nulla siamo grandi risparmiatori, non per nulla i capitali di rischio sono pochi nella nostra storia economica, perché tutti preferiscono investire nella finanza o nel mattone, preferiscono le rendite, cercano le rendite e non tanto le occasioni, non tanto gli impegni e le sfide. 

Tuttavia abbiamo le potenzialità e abbiamo il talento, lo abbiamo dimostrato in tante occasioni, le nostre scuole sono sicuramente all’altezza dei tempi e del futuro magari con qualche correzione gestionale per favorire il merito e per allontanare l’egualitarismo di maniera, si tratta solo di non fare scappare i giovani e far loro capire che ci sono possibilità e che siamo disposti a sfidare non solo il futuro ma anche il nostro passato a cui cerchiamo di attaccarci tutte le volte che si profila una crisi.

Il ruolo dei manager attuali e prossimi è ancora più difficile, perché non solo devono far bene il loro lavoro, ma devono guidare un grande processo di cambiamento. Sarà durissima, ma sarà molto affascinante, il paese, i cittadini, non possono lasciarsi scappare una grande occasione storica che non può ripetersi ad ogni piè sospinto.

Certo bisogna anche augurarsi che i nostri governanti abbiano a cuore non solo il loro potere, ma anche il paese e vogliano davvero bene ai cittadini non solo quando danno loro il voto, ma sempre. Un processo cui devono e possono contribuire tutti, ognuno nel suo piccolo, quelli che lavorano, quelli che hanno smesso, quelli che studiano o che insegnano, che pensano e riflettono. Un popolo che si mette in cammino, in altri termini e finalmente!

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