Milano città internazionale della conoscenza

Milano ha un capitale straordinario di istituzioni universitarie, di enti di ricerca, di istituzioni di alta cultura. Un patrimonio di cultura per il progresso che rende il territorio fra i quattro ad alto sviluppo in Europa.

 

Salvatore Veca 

Professore della Scuola Universitaria Superiore di Pavia, filosofo dall’articolata carriera accademica ed editoriale, ideatore del percorso che ha portato alla Carta di Milano e ha ispirato la stessa Expo, come prova generale per il futuro della metropoli lombarda.
Vorrei proporvi un’immagine: l’immagine di Milano come città internazionale della conoscenza. La città dei saperi, della ricerca, della cultura in tutti gli ambiti in cui mettersi alla prova per capire come stanno le cose, per scoprire come renderle migliori, mettendo a fuoco l’obiettivo complesso e ineludibile della qualità di vita per le persone. 
Milano ha un capitale straordinario di istituzioni universitarie, di enti di ricerca, di istituzioni di alta cultura. Nessun linguaggio le è estraneo: da quello della ricerca scientifica nell’ambito delle scienze naturali a quello dell’innovazione tecnologica, a quello delle scienze umane. I linguaggi dell’arte e quelli della scienza vanno in tandem in città, in una sorta di persistenza di un progetto alla Leonardo. Un immigrato di un certo talento, dopo tutto.
Credo sia un must per Milano, città internazionale della conoscenza, l’impegno costante e lungimirante a fare sistema, a mettere in rete questo capitale straordinario. Per rendere attraente e ospitale la città della conoscenza per chiunque abbia voglia di mettersi con altri alla prova nell’avventura che non ha fine della ricerca. 
Questo è vero non solo perché valgono gli esiti di utilità sociale a breve termine, non solo come un elogio ricorrente del sapere utile di Carlo Cattaneo. Ma anche perché valgono gli esiti di lungo termine, gli esiti inaspettati che accrescono il valore della conoscenza come valore sociale. E questo è un omaggio dovuto alla filosofia civile di Carlo Cattaneo, di fronte alle sfide di un mondo mutato e di una Milano che si deve proiettare, all’altezza della sua tradizione, sulle rotte in navigazione verso la metà del ventunesimo secolo.
Per mantenere lealtà al meglio della tradizione ambrosiana, è inevitabile pensare e operare con obiettivi di lungo termine. E alzare l’asticella per la sfida di una Milano che esemplifichi al meglio la civiltà e il civismo urbano. Questo è lo sport preferito dai visionari che sanno fare i conti. La città dei saperi, delle scienze e delle arti, la città come compagnia fisica e morale, la città dei diritti e delle opportunità, la città dell’equità, la città dei lavori, la città dell’associazionismo e dell’altruismo civico, non sono e non devono essere isole: sono le tessere del grande mosaico di Milano come città internazionale della conoscenza. Il grande mosaico è luminoso e può contribuire con grande efficacia a erodere e ridurre lo spazio delle città cupe dell’esclusione e dell’umiliazione, del degrado e delle troppe vite di scarto, dello spreco di utilità sociale e della sofferenza sociale evitabile, con cui conviviamo.
Sono convinto che un governo lungimirante e responsabile della città debba funzionare da facilitatore delle connessioni: mettere a sistema, fare rete, fare ponti, generare condivisione, fornire gli incentivi alla cooperazione per la leale competizione, abilitare le persone, far lavorare a Milano e interagire con il mondo, per ridurre e azzerare, per quanto è possibile, gli ostacoli e i vincoli alla fioritura delle persone, come partner di eguale dignità della civitas o della polis, per consentire lo sviluppo della conoscenza a tutto campo, alla Leonardo.
I have a dream. Anzi, sono certo che insieme a tantissimi milanesi, we have a dream: la compagnia di giovani ricercatrici e ricercatori, studentesse e studenti che vengono da ogni dove e che, nella città internazionale della conoscenza, lavorano insieme, imparando dai loro seniores e insegnando loro qualcosa, innovando e arricchendo i modi del condividere le loro vite urbane, a Milano. 
Per quanto possa sembrare strano, l’impresa scientifica e culturale va insieme alla felicità sociale. E questo è lo slogan di un Illuminismo per tutti, e non per pochi. Ce lo suggeriva il grande illuminista milanese ed europeo, Pietro Verri, con una bella immagine di fine diciottesimo secolo:  “L’uomo è come nel deserto quando non trova i suoi simili. Il vivere è noioso o si viva co’ superiori o cogli inferiori. La uguaglianza umana è la sola che ammette società, gioia, cordialità”.

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