Voglia di vivere ancora

Della nostra collega Ada Grecchi, abbiamo recensito nel 2018 il libro Nostalgia milanese, nel quale è stato possibile ritrovare la Milano della guerra e, in modo più particolareggiato, la città del dopoguerra, le possibilità fornite a tutti coloro che ne sapevano cogliere l’ansia di riscatto sociale con la volontà del fare

Di Ada Grecchi
Ugo Mursia Editore aprile 2021
Pagine 170 - Prezzo 14 € 

Recensione a cura di Mario Garassino
In questo libro, che sembra vissuto tra realtà e favola, troviamo due persone, Corinna e Luigi, ultrasettantenni, vedovi da anni, che si incontrano all’ospedale per controlli di routine. Più grave Luigi, con un tumore forse in fase terminale, e Corinna, meno grave, presente per controlli dovuti all’età.
In una Milano chiusa per la pandemia, il loro incontro, il conoscersi, il sentirsi anche solo per telefono apre una nuova luce su un possibile futuro che si espande via via con progetti ambiziosi.
Luigi, che sta tentando quanto la medicina mette a disposizione, in attesa di testare un nuovo farmaco, è fondamentalmente solo, con casa a Roma; Corinna è all’apparenza meno sola, ha figli e nipoti che la sentono al telefono, ma la pandemia la costringe, lei sempre molto attiva, a lunghi momenti di pausa. Per entrambi, quasi, il dover andare in ospedale è cogliere una parte di vita.
Entrambi vivono la pandemia come sindrome di malattia, come colpa anche propria, come vitale la necessità di isolamento e di una vita solitaria quando più si avrebbe bisogno di aprirsi agli altri. Invece gli altri sono assenti e il sentirsi soli fa molto male.
Per entrambi la conoscenza reciproca porta quel filo di vita necessario a evitare un progressivo disinteresse per il mondo. Trovare qualcuno che sappia far rivivere e luccicare quanto vi è intorno, che riporti colori di primavera alla mente, e che faccia ancora gustare lo stare insieme e trovare un appoggio costante.
Improvvisamente nella loro vita compare, come in una favola, Marion, una bimba di cinque anni, accudita da una vicina di casa che, colpita da Covid, viene ricoverata e non può evidentemente più sostenerla. Tutta la vita diventa ancora più interessante. La bimba, figlia di una francese e di un marocchino, è stata fatta partire da sola dall’Africa ed è arrivata a Milano come una piccola migrante. Lei rappresenta l’espressione di una ulteriore spinta alla vita, ponendo in secondo piano ogni problema sanitario dovuto all’età e fornendo nuova linfa per ritrovare praticamente la voglia di vivere.
La storia continua e chi leggerà il libro sarà stupito di tutti gli sviluppi che l’autrice sa dare fino alla fine.
Ciò che interessa maggiormente è seguire la trasformazione delle due vite, sempre attive pur tenendo conto delle difficoltà dovute all’età, che riescono a superare ogni considerazione a questa dovuta, in primo luogo per tutto ciò che di vitale fornisce una nuova conoscenza, e in secondo luogo per l’attenzione verso chi ha veramente bisogno, come fatto che fa superare ogni difficoltà e, quindi, non ci sono più età o malattie che frenino.
Agire per e con gli altri per risolvere problemi altrui è una scuola di vita, che è indipendente dalle possibilità economiche (nel nostro caso superiori alla media), ma che compensano ogni difficoltà con la presenza attiva.
Siamo quindi di fronte a una storia vera e a una favola, collegate mirabilmente da un’autrice che sa entrare nella personalità dei personaggi allo stesso modo in cui ha saputo presentare la Milano del dopoguerra. Siamo ora in una città completamente diversa, ma che si presenta chiusa come una città fantasma quanto neppure nel dopoguerra. Molti anziani si lasciano andare: le malattie, la depressione, ma basta un momento, una parola, un incontro per non sentirsi più soli e riprendere l’interesse per altri, in difficoltà o meno. Bastano queste poche cose per ritornare a vivere, ma bisogna aver la volontà di sfruttarle. L’apatia dovuta spesso a incapacità di aprirsi agli altri, la mancanza di volontà, l’indifferenza sono l’inizio della fine. 

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