Capitale umano, il vero fattore abilitante

Per crescere occorre cambiare. Se pensiamo di poter riprendere un percorso virtuoso di sviluppo duraturo del Paese seguendo le logiche del passato, il rischio di fallimento è alto. Industry 4.0 ci offre questa opportunità. Cambiare significa innanzitutto innovare e la tecnologia è lo strumento che più ci aiuta ad evolvere. Ma la tecnologia è il mezzo, non il fine. In realtà tutto ciò che definiamo tecnologie abilitanti richiede di essere gestito e, non a caso, il Piano nazionale Industria 4.0 (2017–2020) intende agire su alcune linee chiave: gli investimenti innovativi, la spesa per R&D, le infrastrutture abilitanti, gli strumenti pubblici di supporto e le competenze. Ed è su questa ultima direttrice che intendo soffermarmi: le competenze.

 

Mario Cardoni 

Direttore Federmanager

Eh sì, perché la tecnologia digitale entra nei processi, nelle relazioni, nel nostro modo di lavorare. L’uso massiccio delle tecnologie digitali espanderà il ruolo dell’automazione e della digitalizzazione delle imprese e impatterà rapidamente sui modelli organizzativi e sul lavoro.
Il nostro Paese deve saper trovare un modello di sviluppo che sia capace di porre i robot come valorizzatori della capacità di produzione della persona. Il punto di fondo è sostenere le centinaia di migliaia di PMI che saranno chiamate a raccogliere la sfida della rivoluzione digitale e che, altrimenti, rischiano di essere marginalizzate dal digital divide.
Il Governo intende puntare sui Digital Innovation Hub, una ventina sparsi in tutta Italia che dovranno fare da ponte con le imprese per sensibilizzarle sulle opportunità di Industria 4.0, supportandole nella pianificazione degli interventi e indirizzandole ai Competence Center. Una sorta di azione ampia di tutoraggio che parte dall’awareness e si spinge a svolgere un vero e proprio supporto consulenziale per le PMI, come “advisory tecnologica”.

Da sempre il capitale umano è la nostra vera forza

Si pensa di formare 200mila studenti universitari e 3.000 manager specializzati sui temi 4.0, di raddoppiare gli studenti iscritti agli istituti tecnici e di promuovere 1.400 dottorati di ricerca con focus su Industry 4.0. Sembrerebbe tutto logico in astratto, ma poco realistico. Veramente qualcuno pensa che le aziende investiranno pesantemente in tecnologie digitali anche approfittando degli incentivi previsti, senza che ci sia qualcuno in azienda che sia in grado di pianificare e sapere cosa fare?
Possiamo veramente aspettare che si formino 3.000 manager quando, nel frattempo, perderemo ancora terreno sulla produttività e avremo formato persone che non hanno mai gestito un processo produttivo? È una visione miope che rischia di portare alla deriva un’importante occasione. Non lo possiamo permettere.

Abbiamo 3.000 manager per cogliere le opportunità di Industria 4.0

Noi li abbiamo già 3.000 manager pronti a svolgere questo ruolo di “contaminatori digitali”. Persone preparate, con grande esperienza di gestione alle spalle che conoscono il linguaggio e il modo di ragionare del piccolo imprenditore. La nostra Management School, Federmanager Academy, sarà il punto di riferimento per favorire la nascita di e-leader delle nostre aziende. Occorre favorire l’investimento nelle persone, innanzitutto, prima che nelle infrastrutture tecnologiche. L’impresa prima individua il responsabile del progetto, poi investe nella strumentazione.
Per essere competitivi nell'era di Industria 4.0 occorre, quindi, fare sistema su tre direttrici: aziende più dimensionate, collaborazione continua tra imprese e Università, maggiore diffusione di manager adeguatamente formati e aggiornati.
Industria 4.0 è una grande opportunità: potrebbe favorire ancora di più la creazione di start-up e innestare una dinamica di crescita delle nostre aziende, siano esse piccole, medie o medio grandi, ma non dobbiamo dimenticare i 10 milioni di lavoratori che operano nelle circa 3,6 milioni di micro imprese, quelle con meno di dieci dipendenti, che rischiano una selezione darwiniana.
Dobbiamo essere concreti e pragmatici. Deve prevalere l’approccio evolutivo, investire non significa necessariamente ricominciare daccapo. Occorre governare con intelligenza la digitalizzazione, per esaltare l’eccellenza e la qualità del nostro saper fare, altrimenti la distruzione creativa del grande Joseph Alois Schumpeter sarà al lavoro ancora una volta… Egli descriveva il cambiamento tecnologico come un processo che “incessantemente rivoluziona la struttura industriale dall’interno, distruggendo incessantemente la vecchia e, incessantemente, creandone una nuova”. Dobbiamo unire le forze, affinché il risultato per il nostro Paese sia a saldo positivo.

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