La strada giusta

Da un convegno di Federmanager Roma stimoli utili per un futuro più sostenibile.

Giuseppe Colombi

Consigliere ALDAI-Federmanager e componente del comitato di redazione Dirigenti Industria

Sostenibilità

La parola “sostenibilità” è di gran moda: sembra che come altre locuzioni altrettanto generiche quali “green economy”, “parità di genere” ed altre consimili, tutte politicamente corrette, non se ne possa più fare a meno. Chi scrive poi ha in particolare sospetto un altro sostantivo che, come la candida veste degli antichi romani che si affacciavano alla politica (da cui il termine “candidato”), copre ogni bruttura, la parola “certificazione”. Ma andiamo con ordine…

Dunque, Federmanager da qualche anno a questa parte si è fatta protagonista di un lavoro encomiabile e benemerito sui temi energetici. Mentre altre commissioni federali sulle strategie industriali hanno sinora avuto un cammino più travagliato, in ambito energetico, grazie al forte supporto del sindacato romano e dell’AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia), i risultati ottenuti balzano all’attenzione di tutti.

Il convegno tenuto a Roma il 18 febbraio scorso nella prestigiosa Sala del Tempio di Adriano “L’energia che fa bene all’Italia” ne è stato la più recente testimonianza: in quella circostanza è anche apparso il terzo rapporto annuale Federmanager-AIEE dedicato a “Transizione verde e sviluppo”, col problematico sottotitolo “Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?”.

Federmanager-AIEE: un quaderno prezioso

Questa pubblicazione arricchita da una sintesi ricchissima di temi, grafici e dati, costituisce uno strumento essenziale per leggere lo stato dell’industria nel paese e prefigurarne un’evoluzione positiva. Le copie sono ottenibili presso le nostre sedi, e se ne raccomanda la lettura a tutti i cultori di queste tematiche.

Il quaderno ha anche il pregio di un’analisi efficace della congiuntura mondiale, in un contesto un po’ paradossale e almeno tripolare in cui gli Stati Uniti si dividono tra i fautori di un “Green New Deal” ed i conservatori trumpiani, la Cina difende il libero mercato e l’Europa sembra orientarsi verso la riscoperta della necessità di interventi pubblici a orientare virtuosamente l’economia.

Il convegno

Una cosa è certa: sono finiti i tempi in cui ci si riuniva per celebrare le glorie della libera iniziativa, da svincolare dai “lacci e lacciuoli” del controllo pubblico. Oggi i più accorti analisti intervengono per sottolineare la necessità di un nuovo intervento pubblico, volti a orientare le scelte strategiche.

Parlare di “strategie industriali” non è più sacrilego, e anzi il nostro sindacato vorrebbe farne un elemento importante del suo intervento. In questo senso si è espresso nell’introduzione il Presidente Cuzzilla, che ha sottolineato come occorra un cambiamento di cultura all’interno delle imprese e come ci si debba interrogare sull’industria del futuro. Un’industria che dovrà essere “sostenibile”, ovvero prendersi carico anche di tutte quelle “esternalità” (leggasi costi ambientali scaricati sul mondo circostante) che ha finora trascurato.

“Il cambio climatico - ha detto per esempio Cuzzilla - è una realtà che ormai tutti capiscono, da papa Francesco al fondo Blackrock”.

Insomma per prevenire i principali problemi, quali quelli che si riscontrano a Taranto, occorre perseguire una giusta via di mezzo che compenetri esigenze a volte contraddittorie.

Il coordinatore della Commissione Energia di Federmanager, Sandro Neri, dopo aver presentato in generale i risultati del citato quaderno, ha sottolineato l’importanza delle nuove tecnologie “sostenibili”.
In particolare si è riferito ai meriti della pirolisi, tecnologia magari non proprio nuovissima, ma che potrebbe risultare utile nel trattamento di alcune categorie di rifiuti.

L’analisi di Carlo Di Primio, presidente dell’AIEE, ha riassunto i concetti 
bene espressi dal quaderno, e si è conclusa col richiamo alla necessità di tornare a politiche industriali nazionali come antidoto al declino del Paese.

Tra i politici intervenuti si è distinto il senatore Girotto, ospite ormai consueto ai convegni Federmanager, che nel sottolineare la riconversione “verde” che sta sviluppando ENI, ha commentato come la politica, messa di fronte a programmi tecnici credibili, possa persino ritrovare l’unanimità.

Da Zaghi, direttore generale di Elettricità Futura, principale associazione dei produttori nazionali di elettricità, è venuto il commento che ormai l’adozione delle fonti rinnovabili porta ad una riduzione del costo del chilowattora e non più ad aggravi di costo.

Mario Cardoni, direttore di Federmanager, ha concluso individuando nella “green economy” un possibile strumento per uscire dalla crisi, sempre che strada facendo si riescano a semplificare gli intralci burocratici.

Entro il 2020, ha detto, Federmanager certificherà almeno un centinaio di “manager della sostenibilità”; obiettivo encomiabile, ma la cui riuscita dipenderà da come le imprese accoglieranno poi queste figure.

Un commento

Verrebbe da rilevare che dal convegno emerge con evidenza il mutamento di paradigma: non si pensa più all’approccio ambientalistico come a una bizzarria, si prospetta la necessità di un disegno stretegico nazionale come strumento di ripresa del Paese e fonte di nuova occupazione.

Chi scrive trova sintonia con l’esigenza espressa quando ci si era sforzati di trovare nei grandi gruppi nazionali, Eni, Enel, Ferrovie e tanti altri, gli unici soggetti capaci di svolgere il ruolo trainante del Project Manager nella modernizzazione del Paese. Come avevamo sostenuto, nei diversi campi della raccolta, gestione e trattamento dei rifiuti, del ciclo dell’acqua e degli effluenti liquidi, nel trasporto pubblico, solo grandi campioni nazionali dispongono delle tecnologie, delle risorse economiche e soprattutto delle risorse umane per essere motori del cambiamento. (1)


(1) G. Colombi Sistemi Complessi Dirigenti Industria, Maggio 2019 pag. 44-45

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