Formazione sul Mercato Finanziario

Dario Viganò, referente del Servizio Finanziario Federmanager Como che mettiamo a disposizione dei Soci, questo mese affronta il tema: “Fondi Investimento”

FONDI e SICAV, cosa sono, caratteristiche, punti di attenzione e tassazione

I FONDI comuni sono strumenti di investimento, gestiti dalle società di gestione del risparmio (SGR) che riuniscono le somme di più risparmiatori e le investono, come un unico patrimonio, in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) o in immobili, rispettando regole volte a ridurre i rischi.

La loro funzione è quella di raccogliere capitali dai risparmiatori per poi investirli sul mercato.
Sono suddivisi in tante parti unitarie, dette quote, che vengono sottoscritte dai risparmiatori e garantiscono uguali diritti.

la stessa attività dei Fondi è svolta dalle società di investimento a capitale variabile (SICAV).

La differenza tra Fondi e Sicav esiste in linea teorica, a livello pratico e per il risparmiatore è la stessa cosa, per semplicità diciamo che non c’è differenza, quanto esposto sotto, vale per entrambi.

I costi che deve affrontare un risparmiatore prendendo quote di un fondo sono essenzialmente tre.

  1. Innanzitutto la commissione di ingresso, ovvero il costo per entrare formalmente in un fondo. Per invogliare i risparmiatori a investire quote più elevate la commissione di ingresso è inversamente proporzionale alla quantità di denaro investito. Ovvero più si investe, meno alto è il costo di questa commissione. I fondi che non richiedono questa prima spesa sono denominati no load.

  2. Il secondo costo è dovuto alla gestione del fondo e si paga quotidianamente.

  3. Infine potrebbe essere applicata a volte l’extracommissione di performance. Alcuni di questi potrebbero inserirla qualora il fondo registri prestazioni positivi oltre un parametro prefissato.

Punti a favore:

a)   diversificazione degli investimenti;

b)   qualificazione del fondo come patrimonio giuridicamente separato dal patrimonio della società di gestione. Ciò rende impossibile che i creditori della società di gestione possano aggredire il fondo;

c)   articolata serie di controlli, sia pubblici (Consob e Banca d'Italia) che privati (controlli interni alla società, società di revisione, banca depositaria);

d)   disponibilità di informazioni per scegliere e seguire l'investimento.

e)   gestione del patrimonio da parte di professionisti che utilizzano le loro conoscenze ed esperienza;

Fra i vantaggi però, non c'è la garanzia di un rendimento o dell'integrità del capitale, questi dipendono dall'andamento dei relativi mercati.

Tipi di Fondo:


Esistono vari tipi di fondi, una distinzione fondamentale è fra:

-     Fondi aperti: consentono di sottoscrivere quote, o chiederne il rimborso, in qualsiasi momento. Questi fondi investono normalmente in attività finanziarie quotate.

-     Fondi chiusi: meno utilizzati, consentono di sottoscrivere quote solo nel periodo di offerta, che si svolge prima di iniziare l'operatività vera e propria, e le rimborsano di norma solo alla scadenza del fondo. Ai fondi chiusi sono riservati investimenti poco liquidi e di lungo periodo (immobili, crediti, società non quotate).

Dario Viganò

Dario Viganò Referente per il Servizio Finanziario

Fra i fondi aperti, sono molto importanti, per la loro diffusione, i fondi "armonizzati", costituiti nei paesi dell'Unione europea, che investono prevalentemente in titoli quotati (azioni, obbligazioni, ecc.). Il termine "armonizzati" deriva dal fatto che seguono regole e criteri comuni volti a tutelare gli interessi dei risparmiatori, limitando e frazionando i rischi assumibili dai fondi.

La vigilanza sui fondi armonizzati è affidata alle autorità del paese di origine (ad esempio, un fondo lussemburghese sarà vigilato dall'autorità del Lussemburgo, anche se offerto in Italia). Alle autorità italiane spetta esclusivamente la vigilanza sulle modalità di commercializzazione del prodotto nel nostro Paese.

A seconda delle loro politiche di investimento, i fondi armonizzati si suddividono in:

  • Fondi Azionari: investono prevalentemente in azioni e, generalmente, si caratterizzano per un alto grado di rischio;

  • Fondi Obbligazionari: investono principalmente in titoli di Stato ed in obbligazioni e si caratterizzano per un grado di rischio generalmente minore dei fondi azionari anche se nel recente passato abbiamo visto che non è sempre così;

  • Fondi Bilanciati: investono sia in azioni che in obbligazioni, con livelli di rischio via via crescenti in base alla percentuale di azioni presenti in portafoglio;

  • Fondi Monetari: investono in strumenti del mercato monetario a breve termine (non superiore a 6 mesi).

Scelta del Fondo:

Per scegliere il fondo occorre leggere il KIID (Key Investor Information Document) che deve essere obbligatoriamente consegnato al sottoscrittore e prestare molta attenzione alle seguenti caratteristiche chiave:

  • finalità e politica di investimento: le principali tipologie di attività in cui il fondo investe con particolare riguardo, se rilevante, all'area geografica o settoriale di riferimento.
       
  • profilo di rischio-rendimento: ciascun fondo è classificato con un indicatore sintetico di rischio che va da 1 (minimo rischio) a 7 (massimo rischio);

  • costi: commissioni di sottoscrizione e/o di rimborso, commissioni di gestione, commissione di performance. Conoscere i costi è importante, primo, perché possono abbattere in maniera significativa il rendimento del fondo e, secondo, perché molti fondi offrono formule alternative di costi (ad esempio commissioni di rimborso invece che di sottoscrizione) che meglio possono soddisfare le nostre esigenze;

  • rendimenti passati: per ciascun fondo vengono riportati i rendimenti conseguiti negli ultimi 10 anni. Occorre però non sopravvalutare questi dati perché non vi è alcuna certezza di conseguire analoghi rendimenti in futuro.

Qualità:

Per valutare la qualità di fondi e sicav esistono alcuni operatori indipendenti  (Morningstar, Quantalys...) che analizzano tutte le soluzioni disponibili e forniscono un giudizio solitamente con le stelle (da 1 a 5) facendo analisi dettagliate su rischio, rendimento, costi, affidabilità nel tempo. E’ possibile gratuitamente accedere ai loro siti ed avere un primo giudizio, per approfondimenti occorre sottoscrivere un abbonamento.

Monitoraggio:

L'investimento in fondi deve essere seguito nel tempo, in questo, il risparmiatore ed il consulente sono avvantaggiati dalla mole di informazioni che si possono ottenere, grazie alle quali è possibile e necessario monitorare l'investimento ed eventualmente maturare altre scelte.

Ogni giorno i valori dei fondi comuni di investimento vengono aggiornati sui siti di finanza, sulla stampa o anche direttamente sul sito web del fondo selezionato.

Le informazioni a disposizione del risparmiatore sono:

  • valore della quota, pubblicato sui principali quotidiani o anche su internet. Ci dà giorno per giorno l'ammontare e l'andamento del nostro investimento;

  • modifiche su caratteristiche importanti del fondo, che devono essere  comunicate singolarmente a ciascun partecipante (identità del gestore, variazioni della politica di investimento, aumento superiore al 20% dei costi, ecc.);

  • documenti contabili del fondo (rendiconto annuale e relazione semestrale) che illustrano la situazione patrimoniale e reddituale del fondo.

Tassazione

La tassazione per i fondi comuni di investimento e delle sicav segue in Italia quella per le rendite finanziarie, che oggi è del 26%. Tali tasse vanno pagate nel momento in cui si liquida il fondo, ovvero nel momento in cui si entra in possesso del denaro guadagnato grazie alle eventuali plusvalenze. La banca/intermediario per le persone fisiche funge da sostituto di imposta sgravando il sottoscrittore da ogni calcolo e dichiarazione.

Commento sul Mercato Finanziario

Commento sul Mercato Finanziario

COMMENTO sull’andamento finanziario dei mercati

DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questo documento non contengono nessuna raccomandazione di investimento.

L’Italia in recessione: cosa vuol dire per gli investimenti?

L’Italia, dopo il secondo trimestre senza crescita, è entrata in recessione. Il problema non è nuovo e ha radici e implicazioni profonde, che difficilmente emergono focalizzandosi sulle ragioni della dinamica di breve termine del prodotto interno lordo. L’andamento del Pil italiano si muove ormai da oltre vent’anni intorno a tassi di crescita che non superano il 2%. L’andamento può essere inserito nel contesto di un trend almeno trentennale che ha visto le capacità espansive dell’economia italiana ridursi in modo graduale e costante.

La lista dei problemi che affliggono l’economia italiana è piuttosto lunga, almeno quanto la lista dei suoi meriti, vista la resilienza che certi comparti industriali continuano a mostrare. Vale la pena soffermarsi sulla dinamica di crescita della produttività del lavoro a partire dal 1980 in una serie di paesi del G7.

La crescita della produttività del lavoro è stata molto più lenta in Italia rispetto agli altri paesi del G7, addirittura stagnante a partire dal 2001. La produttività del lavoro misura la quantità di Pil generato per ogni ora lavorata in un determinato periodo di tempo. Ovviamente non è un giudizio sulla produttività di una popolazione. Si tratta di una misura di cui è molto complesso leggere il significato, per la quantità dei fattori che contribuiscono alla sua determinazione. In generale, possiamo dire che rappresenta il successo di un sistema economico-produttivo rapportato allo sforzo di tutte le persone che vi hanno contribuito.

La produttività determina la competitività di un’economia. Se un’economia è in grado di raggiungere lo stesso risultato di produzione a parità di costo del lavoro e con meno ore lavorate, vuol dire che i suoi prodotti hanno costi di produzione più bassi. Oppure che esiste margine per alzare i salari, mantenendo i costi di produzione costanti.

Come si può rilanciare la produttività? Dobbiamo considerate un dato aggregato che tiene insieme una grande varietà di situazioni peculiari dei vari comparti. Con una prospettiva di lungo termine, gli investimenti sono uno dei mezzi principali per aumentare la produttività del lavoro. Gli investimenti contribuiscono a costruire quella dote di tecnologie che permette a un paese di restare vicino alla frontiera di produzione, primeggiando nei settori industriali ad alto valore aggiunto.

Un’altra determinante del tasso di produttività è la struttura politico-istituzionale. In molti notano come l’introduzione dell’Euro abbia coinciso con l’inizio della stagnazione della produttività in Italia e in altri Paesi dell’Europa mediterranea; ovviamente la spiegazione non è così semplice, ma certamente anche la flessibilità monetaria può avere una funzione di valvola di sfogo, soprattutto in un orizzonte temporale corto o medio. Altra valvola di sfogo è il mercato del lavoro: quando la produttività smette di crescere, gli effetti si riverberano sul mercato del lavoro anche in assenza di una dinamica recessiva dell’economia.

Glossario

Glossario

Glossario, spiegazione di alcuni termini finanziari

Azione: titolo rappresentativo di una quota della proprietà di una società per azioni, in genere quotato in una Borsa Valori. Possedere una partecipazione azionaria in una societa? significa detenere azioni di tale società e quindi una parte della proprietà.

Benchmark: parametro di riferimento con cui si puo? misurare la performance di un fondo. Il benchmark è detto anche indice.

Cedola: flusso di pagamento periodico degli interessi di un’obbligazione.

Capitale: importo originariamente prestato su un’obbligazione, che deve essere ripagato.

Dividendo: somma pagata da parte di una società ai suoi azionisti. L’importo è variabile ed è distribuito in percentuale degli utili societari.

Diversificazione: un modo per distribuire il rischio combinando tipologie diverse di investimenti in un portafoglio. Si basa sul presupposto che i prezzi dei vari asset (ad es. immobiliare, azioni o obbligazioni) si comporteranno in modo diverso a seconda del contesto. Possedere una gamma di asset che non agiscono in maniera simile in condizioni di mercato differenti (decorrelati) dovrebbe contribuire a migliorare la diversificazione ed il rapporto rischio/rendimento del patrimonio.

Fondo: I fondi comuni sono strumenti di investimento, gestiti dalle società di gestione del risparmio (sgr) che riuniscono le somme di più risparmiatori e le investono, come un unico patrimonio, in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) o in immobili, rispettando regole volte a ridurre i rischi.
Sono suddivisi in tante parti unitarie, dette quote, che vengono sottoscritte dai risparmiatori e garantiscono uguali diritti.

Inflazione: tasso di incremento dei prezzi di beni e servizi in un’economia. Viene solitamente misurata tramite l’Indice dei prezzi al consumo (CPI).

Investimenti attivi: Un approccio di investimento in cui il gestore prende le decisioni in modo attivo in merito agli investimenti e alla loro percentuale in portafoglio, spesso con l’obiettivo di sovraperformare un indice specifico. Fa affidamento sulle competenze di investimento del gestore.

Investimenti passivi: Un approccio di investimento che replica un indice. Si definisce passivo poichè cerca semplicemente di replicare l’indice. Tipico degli ETF o ETC.

Investimenti alternativi: Un investimento che non fa parte delle categorie tradizionali ovvero azioni, obbligazioni o liquidità. Gli investimenti alternativi comprendono mercato immobiliare, fondi hedge, materie prime, private equity e infrastrutture.

Obbligazione: Un titolo di debito emesso da una società o da un governo con lo scopo di raccogliere capitali in prestito. L’investitore che acquista un’obbligazione presta denaro all’emittente del titolo obbligazionario. Le obbligazioni offrono agli investitori un rendimento sotto forma di pagamenti di cedole periodiche fisse, variabili o a scadenza sull’importo originariamente investito.

Rendimento: tipicamente espresso in tasso percentuale, è il reddito percepito su un investimento rispetto al suo prezzo. Permette di confrontare il livello di reddito fornito da investimenti diversi come azioni, obbligazioni, liquidita? o immobiliare o fra fondi in un dato momento.

Sovraperformance: ottenere un rendimento più alto dell’indice di riferimento.

Volatilità: misura il tasso di variabilita? del prezzo di un fondo, titolo o indice. Viene usata per misurare il grado di rischio di un investimento.


Dario Viganò