Assemblea CIDA 2018

Roma, 17 maggio 2018. L'assemblea CIDA ha approvato all'unanimità la relazione, il bilancio 2017 e la proroga della Presidenza Ambrogioni fino a gennaio 2019. Di seguito la relazione del Presidente.

Giorgio Ambrogioni

Presidente CIDA
Care Colleghe e Cari Colleghi,
siamo al termine di un triennio che ha visto tutti noi impegnati al massimo per dare alla Confederazione quel ruolo e quel posizionamento che a nostro avviso le compete nel quadro delle relazioni istituzionali e sindacali. Tutto questo è avvenuto, e sono lieto di poterlo sottolineare, in un clima di fattiva collaborazione ed unità di intenti sia a livello centrale che territoriale.  Un particolare grazie ai componenti il Consiglio dei Presidenti, ai Vice Presidenti, al Tesoriere.
Molto resta ancora da fare per accrescere e consolidare la nostra capacità di proposta sui temi del Paese, di incidere sui processi decisionali, di fare opinione, per creare quel valore atteso dalle Federazioni. Ma è fuor di dubbio che in questi tre anni ci siamo riaccreditati a tutti i livelli politico-istituzionali ed amministrativi; abbiamo recuperato ruolo nei confronti delle Confederazioni dirigenziali europee; abbiamo riacceso l’interesse e l’attenzione dei dirigenti nei confronti della CIDA; abbiamo avviato un’azione di presenza sul territorio; siamo cresciuti in termini di Federazioni associate, abbiamo rafforzato il nostro status di Organizzazione dirigenziale. Il tutto con strumenti e mezzi oggettivamente limitati: siamo una Confederazione nata sulla base di un patto interfederale datato 1946 e che andrebbe riconsiderato alla luce delle nuove esigenze, dei cambiamenti intervenuti ed in atto. 

CIDA non gestisce forme di bilateralità e, storicamente, non ha mai avuto ruolo sulla politica contrattuale. La sua mission è focalizzata sulla dimensione istituzionale: il suo ruolo dipende dalla capacità di produrre e portare idee nel confronto con Istituzioni, politica e stakeholders per dare legittimità al ruolo economico della classe dirigente che rappresenta. 
Rispetto a qualche anno fa, ci troviamo di fronte a cambiamenti di fondo che investono tutti i settori produttivi, pubblici e privati che tendono a mettere in discussione ruoli e confini. 
Dobbiamo riflettere molto su questo: per essere parte attiva del cambiamento e non subirlo è necessario guardare al futuro ed alle trasformazioni che ci attendono nel medio-lungo periodo. 
Come affrontare il futuro è un tema che riguarda tutti e ancor di più, a nostro avviso, chi come noi, si occupa di rappresentanza. 
Le discussioni, i tavoli di lavoro, i documenti che vengono prodotti, devono costituire base culturale condivisa per portare nella società, nel mondo produttivo, i nostri valori e le nostre istanze. 
La nostra azione, insomma, deve sempre essere supportata da idee ‘forti’, coinvolgenti gli associati, ma anche coraggiose e capaci di contaminare culture e visioni diverse ma contigue le nostre. 
È nel nostro DNA di classe dirigente prepararsi, credere nelle cose che si fanno e coinvolgere in progetti ambiziosi e sfidanti i nostri interlocutori. L’obiettivo resta, sempre quello, di lavorare per un Paese più competitivo, più equo, più moderno, maggiormente in grado di attirare talenti e non solo di ‘esportarli’ o, quel che è peggio, vederli ‘fuggire’. 

Indagine sulla rappresentanza e Osservatorio manageriale

L’indagine sulla rappresentanza ha prodotto risultati che in buona parte hanno confermato le nostre più profonde convinzioni: pur in una fase storica che spinge al disimpegno collettivo, che tende a far prevalere posizioni particolaristiche, i dirigenti pubblici e privati che abbiamo il compito di rappresentare al meglio, hanno fatto emergere con forza l’esigenza di disporre di una voce quanto più possibile unitaria, forte, qualificata, autorevole. 
Chiedono a CIDA di essere e farsi interprete di una classe dirigente che sente il peso delle proprie responsabilità individuali e collettive, ma anche consapevole dei valori che la distinguono. 
Nei prossimi mesi le Federazioni associate si metteranno attorno ad un tavolo per definire le politiche confederali del prossimo mandato e per concordare le azioni in grado di completare il rilancio della Confederazione: la ricerca che vi è stata presentata questa mattina, a mio avviso, se letta correttamente, contiene tutte le indicazioni e gli elementi necessari per realizzare quella strategia di definitivo rilancio che tutti noi auspichiamo.
Va nella direzione di rafforzare il ruolo della CIDA anche “L’OSSERVATORIO SULLA DIRIGENZA” che abbiamo costituito in collaborazione con ADAPT (Associazione per gli studi e ricerche internazionali e comparati nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro), diretta da Michele Tiraboschi. 
È un programma ambizioso, teso a costruire un “Ponte sul futuro”, un Osservatorio permanente sui cambiamenti d’impresa e del lavoro, che produrrà ogni anno un “rapporto aperto” di analisi e proposte che le alte professionalità del pubblico e del privato offrono al Paese. 
Si porrà particolare attenzione allo scenario internazionale per analizzare buone prassi (soprattutto in tema di politiche attive e di ricollocazione) per cogliere e se possibile anticipare, tendenze e linee evolutive del mercato del lavoro, delle figure del dirigente e delle alte professionalità.
Il tutto con l’obiettivo di contribuire a diffondere la cultura della managerialità e a modificare quella percezione sociale che purtroppo considera ancora i dirigenti come una “élite” autoreferenziale, disimpegnata rispetto ai problemi sociali. 
L’ambizione è quella di concorrere alla costruzione di una nuova visione del Paese senza trascurare l’azione quotidiana della Confederazione e delle Federazioni che dovranno trovare nei lavori dell’Osservatorio materiale progettuale e nuove idee. Questo Osservatorio sarà anche lo strumento che riteniamo possa servire alla Confederazione per costruire una indispensabile identità comune e senso di appartenenza. Sarà lo strumento che sin qui mancava, per organizzare un modello di rappresentanza, in grado di mettere in atto quelle azioni che ci sono state richieste dagli iscritti attraverso l’indagine ed i focus group. 
L’Osservatorio dovrà essere uno strumento aperto a contributi di tutti quegli Organismi (anche extra CIDA) che si occupano di management pubblico e privato.

Attività istituzionale

Ci apprestiamo a confrontarci con un nuovo Governo, con un nuovo Parlamento, con un nuovo modo di concepire e fare politica. La nostra azione di accreditamento parte daccapo: queste elezioni hanno segnato il più alto tasso di ricambio parlamentare della nostra storia repubblicana, con solo un 34% di parlamentari uscenti confermati. Questo significa proporre ai nuovi rappresentanti le nostre idee. Dovremo farlo in modo funzionale, facendo comprendere loro la validità delle nostre proposte, utilizzando linguaggi e strumenti nuovi: è l’occasione per valorizzare il livello di rappresentanza confederale. È l’occasione per dimostrare che abbiamo capito il valore di fare massa critica, di superare gli eccessi di settorialità. In questi anni abbiamo prodotto documenti di particolare valore: primo fra tutti quello di proposta sulla politica economica e fiscale. Non possiamo però dimenticare quello su “Ricerca e innovazione”; sul Tavolo per Roma; sull’economia sommersa e l’evasione fiscale e contributiva. Abbiamo risposto a decine di audizioni parlamentari consegnando note e posizioni sempre apprezzati. Nei mesi scorsi abbiamo designato rappresentanti nelle varie Commissioni dei PON, in network strategici come quello attivato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sul lavoro agile nella PA, nei comitati Inps ed Inail. Tutte posizioni strategiche in cui la nostra presenza diventa fondamentale per monitorare e tutelare gli interessi dei nostri rappresentati e valorizzare le nostre competenze.

CIDA e l’Europa

Il nostro Manifesto dei Valori, nato con l’obiettivo di tracciare il profilo di un manager sovranazionale, promosso in occasione del 70° anniversario di CIDA, è stato fatto proprio dalle altre Confederazioni aderenti a CEC: è un grande risultato che ha consentito a CIDA di diventare punto di riferimento all’interno della Confederazione Europea CEC.
Nel contempo abbiamo rinsaldato i rapporti soprattutto con Francesi, Tedeschi e Svedesi. La maggiore collaborazione con i Francesi, tra l’altro, ci ha consentito di essere convocati come parte sindacale, insieme a Cgil, Cisl e Uil, al summit tripartito Italo-Francese successivo all’incontro tenutosi nel settembre 2017 fra Gentiloni e Macron. Per il terzo anno consecutivo abbiamo ottenuto una nostra presenza all’Assemblea dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Qualche settimana fa, infine, abbiamo rinnovato un patto di mutua assistenza, con il quale, in un momento in cui la mobilità lavorativa aumenta, forniamo assistenza ai dirigenti che provengono da altre organizzazioni associate a CEC: tale assistenza consiste nel fornire consulenza di natura legale, contrattuale e sulla disciplina del rapporto di lavoro manageriale presente nel nostro Paese. Lo stesso supporto verrà dato ai manager italiani che si recheranno in uno dei Paesi UE in cui è presente una Confederazione associata a CEC. 
L’accresciuta importanza di CIDA, in ambito CEC, è dovuta anche al prezioso lavoro svolto in questi anni da Luigi Caprioglio, Segretario Generale CEC, che ha sempre dato il suo valido supporto in termini sia di competenze che di relazioni interpersonali. Per questo mi pare doveroso ringraziarlo per quanto fatto e farà.  Sempre a livello europeo, questa volta nel CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), abbiamo fatto sentire la nostra voce.  Il lavoro svolto negli ultimi tre anni dal nostro delegato Marco Vezzani è stato prezioso: è intervenuto anche sulla questione degli investimenti esteri in Europa e sulla tutela dei dati sensibili dei cittadini che utilizzano i social network e le piattaforme digitali. Vezzani è stato altresì nominato membro del gruppo di lavoro che si occupa dei rapporti con i Paesi EFTA (Norvegia, Lichtenstain, Islanda e Svizzera) e di quelli con Ucraina ed altri paesi dell’Est.

CIDA e il territorio

Passando al territorio, il 2017 è stato un anno particolarmente ricco di iniziative, tutte di grande valore. I Segretari Regionali si sono impegnati sulle attività deliberate dall’Assemblea, hanno attuato le direttive presenti nel Protocollo sull’Alternanza Scuola Lavoro firmato con il MIUR ed hanno dato vita a progetti calati sulle Regioni.
Mi pare doveroso infine sottolineare l’importanza delle iniziative intraprese in occasione della passata campagna elettorale che hanno consentito a CIDA di farsi conoscere da quei nuovi parlamentari che costituiscono nuove forze politiche con cui sviluppare il dialogo.
Non posso non citare il nostro progetto a favore delle zone terremotate. A giorni partirà la seconda fase che prevede l’inserimento di giovani laureati nelle aziende che abbiamo seguito. Per le tante attività e per la collaborazione che hanno sempre dimostrato ringrazio infine tutti i Segretari ed i Consigli regionali.

Conclusioni

Il quadro politico che si va delineando rappresenta una grande incognita che ci riguarda direttamente e dovremo far sentire la nostra voce con la forza delle idee per il bene del Paese. Metteremo questa classe politica alla prova, misurandola sui nostri progetti e le nostre iniziative. Se riteniamo di avere le capacità, le competenze, il ‘sapere’ per risollevare il Paese dalla depressione produttiva e sociale in cui è caduto, abbiamo il dovere morale di dare il nostro contributo. E questa azione di pungolo deve essere massima proprio in vista del varo del nuovo Governo cui chiediamo pragmatismo e grande attenzione nell’impostare il programma di politica economica. Dopo l’escalation delle promesse elettorali e l’euforia del voto, occorre tornare con i piedi per terra e valutare quali sono le priorità del Paese. Per quanto ci riguarda, cioè come ‘addetti ai lavori’ nelle imprese, nelle scuole, negli ospedali, nella pubblica amministrazione, rivolgiamo un appello affinché non si smantellino riforme utili che qualche risultato, seppur parziale, l’hanno raggiunto. Pensiamo al job act, ad esempio, che va completato con l’applicazione delle politiche attive per il lavoro. O all’alternanza scuola-lavoro, un’iniziativa che va migliorata e seguita con un coinvolgimento maggiore da parte di tutti i protagonisti, non certo abbandonata. Oppure, infine, pensiamo a Industria 4.0, ribattezzata Impresa 4.0 per comprendere nel suo raggio d’azione anche le aziende del terziario. Un’esperienza che ha dato riscontri notevoli e stimolato nuovi focolai produttivi. Queste riforme, ne ho citate solo alcune, hanno tracciato un solco che sarebbe sbagliato lasciar morire. Così come sarebbe azzardato, addirittura puerile, presentarsi a Bruxelles con toni minacciosi o ‘rivoluzionari’, quasi che fosse l’Unione europea la causa principale dei nostri problemi. Certo occorre farsi valere ai tavoli di trattativa ed essere incisivi al momento delle scelte, ma questo si ottiene alzando il livello del confronto – politico, diplomatico, economico – non con le minacce o le fughe in avanti. Tutti noi manager dovremo essere soggetti promotori di un cambiamento culturale proprio perché riteniamo di poter essere un modello di riferimento in termini di selezione, di formazione, di attenzione al risultato. Le nostre competenze vanno messe al servizio del Paese perché questo è il compito di chi si sente ed è classe dirigente.
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