La salute degli italiani nel Rapporto BES (ISTAT)

Il Covid ha ridotto di circa un anno la speranza di vita in buona salute degli Italiani, due anni in Lombardia. Si riduce in generale la qualità della salute e aumenta l’obesità.

Mino Schianchi

Vicepresidente ALDAI-Federmanager
Il 21 aprile l’Istat ha pubblicato l’edizione 2021 del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). È un ritratto approfondito dello stato del Paese, disegnato attraverso la lente del benessere dei cittadini. Di seguito mi riferirò soprattutto allo stato di salute dei cittadini e all’organizzazione sanitaria del nostro Paese.

Secondo il BES negli ultimi due anni la pandemia da COVID-19 ha profondamente cambiato molti aspetti della vita quotidiana degli italiani. Sono cambiamenti che hanno avuto effetti sul piano della salute, dell’istruzione, del lavoro, dell’ambiente e dei servizi e, in ultima analisi, sul benessere degli individui. 
Il tema della salute, con il diffondersi della pandemia da SARS-COVID-2, negli ultimi due anni, ha mobilitato, da parte del Governo, ingenti risorse umane e finanziarie per scongiurare i forti rischi di perdita di quote importanti di popolazione, soprattutto fragile, di collasso dei sistemi sanitari e dell’acuirsi di una crisi socio-economica di enorme portata. 

Mortalità e speranza di vita 

Dopo decenni di continui incrementi nell’attesa di vita media, nel 2020 l’impatto del COVID-19 ha determinato un calo consistente della speranza di vita alla nascita, - 1,2 anni. (Nel Nord-Ovest si sono persi quasi 2 anni di vita alla nascita (-1,9 anni rispetto al 2019 e ciò ha riguardato tutte le regioni di questa macro area, con il picco in Lombardia di -2,2 anni). Secondo il BES, il nostro Paese è stato tra i più colpiti dagli effetti della pandemia, nel 2020 la mortalità in Italia è stata tra le più elevate in Europa. Questa elevata mortalità è in gran parte dovuta alla maggiore quota di persone anziane presenti nel nostro paese. Il contributo più rilevante all’eccesso dei decessi del 2021 è stato determinato per il 72% dall’incremento delle morti della popolazione con più di 80 anni. Nel 2021 l’eccesso di mortalità è stato più contenuto rispetto al 2020, grazie all’introduzione dei vaccini COVID-19. L’Italia, con il 78,8% di vaccinati sulla popolazione totale si colloca nella parte alta della graduatoria europea dei vaccinati. Tale percentuale, se consideriamo la popolazione di oltre 60 anni, raggiunge il 92,1%.

Condizioni di salute

Quasi la metà degli anziani è in cattive condizioni di salute. Negli ultimi decenni l’aumento della speranza di vita della popolazione e la diminuzione della natalità, hanno comportato un notevole mutamento sulla struttura per età della popolazione del nostro Paese. Al 1° gennaio 2021 i residenti in Italia, che avevano compiuto 75 anni di età, erano oltre 7 milioni, pari all’11,9% del totale della popolazione. La pandemia in corso ha avuto un forte impatto su questa popolazione, in quanto segmento più fragile dal punto di vista delle condizioni di salute. Il BES rileva che nel 2021 la quota di popolazione al di sopra dei 75 anni multi-cronica (che soffre di tre o più patologie croniche) o che ha gravi limitazioni nel compiere le attività che le persone abitualmente svolgono è pari al 47,8% del totale. Tuttavia, a partire dal 2014, si è osservata una riduzione della proporzione di anziani con gravi limitazioni o in condizioni di multi cronicità (erano circa il 54% nel 2013) a seguito del miglioramento generale delle condizioni di salute della popolazione, i livelli permangono comunque elevati. Tra le patologie croniche che più caratterizzano questa fascia di età troviamo l’ipertensione e i problemi osteoarticolari (artrosi/artrite) che, da soli o in concomitanza con altre patologie croniche, riguardano 1 anziano su 2. Seguono l’osteoporosi (30,5%), il diabete (20,8%) e alcune patologie a carico del sistema nervoso (15,9%). In una popolazione come quella italiana, caratterizzata da una aspettativa di vita molto elevata e quindi da una notevole percentuale di persone anziane, sono molto diffuse anche patologie come le demenze e le malattie del sistema nervoso.

Speranza di vita in buona salute

 La speranza di vita in buona salute è stabile per gli uomini ed in lieve calo per le donne. Per gli uomini il valore della speranza di vita in buona salute alla nascita, nel 2021, si è attestato a 61,8 anni a fronte di una vita media attesa di 80,1 anni. Per le donne nel 2021 la speranza di vita in buona salute è pari a 59,3 anni, a fronte della vita media attesa di 84,7 anni.

Mortalità evitabile 

Secondo il BES si è ridotta nel tempo la mortalità evitabile, specialmente tra gli uomini. L’indicatore di mortalità evitabile si riferisce ai decessi delle persone sotto i 75 anni. Tale indicatore è costituito da due componenti, mortalità trattabile e mortalità prevenibile, e si riferisce a quelle cause di morte riducibili grazie a un’assistenza sanitaria adeguata e accessibile nonché alla diffusione nella popolazione di stili di vita più salutari e alla riduzione di fattori di rischio ambientali. In particolare, si intende per mortalità prevenibile quella che può essere evitata con efficaci interventi di prevenzione primaria e di salute pubblica. Con mortalità trattabile ci si riferisce invece a quei decessi che potrebbero essere contenuti grazie a un’assistenza sanitaria tempestiva ed efficace in termini di prevenzione secondaria e di trattamenti sanitari adeguati. Per quanto riguarda la mortalità evitabile le differenze di genere sono marcate, con valori più elevati tra gli uomini (21,7 per 10 mila abitanti) rispetto alle donne  (11,6 per 10 mila abitanti). Lo svantaggio maschile è soprattutto spiegato dalla componente “prevenibile”, ossia quella maggiormente legata agli stili di vita (ad esempio, abuso di alcool, maggiore propensione a fumare, non adeguata alimentazione) e ai comportamenti più a rischio (eventi accidentali, attività lavorativa, ecc.).

Benessere psicologico

I due anni della pandemia hanno messo a dura prova anche il benessere psicologico della popolazione. In particolare, nel 2021 si è osservato un peggioramento nelle condizioni di benessere mentale specialmente tra i ragazzi di 14-19 anni.

Sedentarietà

Diminuisce la sedentarietà della popolazione anche se aumenta tra gli adolescenti. Le disposizioni applicate al fine di contenere la diffusione del virus hanno notevolmente inciso su molti aspetti connessi alle abitudini della vita quotidiana. Specialmente durante il lockdown della fase 1, le chiusure degli esercizi commerciali e i limiti imposti agli spostamenti hanno determinato forti cambiamenti negli stili di vita della popolazione. Successivamente, nelle fasi seguenti della pandemia, le persone hanno cominciato a tornare via via a svolgere le attività della vita quotidiana in modalità analoga a quanto avveniva nel periodo pre-COVID, anche se gli effetti della pandemia hanno continuato a incidere sulla vita delle persone: il ritorno alla normalità a fine 2021 non si era ancora del tutto realizzato. Ciò che si è osservato specialmente nel 2021, ma che era già in parte emerso nel 2020, è stata la diminuzione, specialmente tra i più giovani di 14-24 anni, della pratica sportiva continuativa e la crescita della pratica sportiva saltuaria.

Obesità

In lieve e costante crescita nel biennio la quota di persone in condizione di obesità. La proporzione di persone in condizione di obesità risulta in lieve ma costante aumento raggiungendo la quota dell’11,4% nel 2021. Si osserva come spesso i comportamenti sedentari si associno all’eccesso di peso.

Consumo di alcol

Anche nel 2021 il differenziale di genere nel consumo di alcol si mantiene elevato, con una quota maggiore di uomini con abitudini di consumo a rischio di bevande alcoliche (20,5% uomini contro 9,2% donne); nel tempo, tuttavia, si è ridotta la distanza di genere e i comportamenti a rischio delle donne si vanno lentamente allineando a quelli degli uomini (nel 2010 la distanza uomo - donna era pari a 17,6 punti percentuali contro gli 11,3 del 2021).

Assistenza sanitaria

Prima di concludere questa parziale sintesi del BES, vorrei accennare ad alcuni temi, trattati nel rapporto riguardanti la qualità dei servizi sanitari in quanto sono importanti indicatori della salute degli italiani.

Prestazioni sanitarie

Per limitare la diffusione della pandemia, si è osservato un crescente ricorso all’assistenza domiciliare, in particolare per le persone anziane, testimoniato anche dall’aumento dei pazienti trattati in Assistenza Domiciliare Integrata. 
Cresce la percentuale di persone che hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie. Nel 2021, l’11,0% delle persone che avevano bisogno di visite specialistiche o esami diagnostici ha dichiarato di averci rinunciato per problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio. Queste rinunce e il loro incremento destano preoccupazione, in quanto sottintendono un rinvio nelle prestazioni, che potrebbe da un lato comportare un futuro aumento delle richieste, con un impatto sulle liste di attesa, dall’altro causare incrementi in termini di mortalità evitabile per la mancata tempestività delle cure. Le fasce di età con maggiori problemi di accesso a prestazioni sanitarie sono le persone più anziane: il 17,8% delle persone con più di 74 anni hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare ad almeno una prestazione sanitaria di cui avevano bisogno, mentre tale percentuale è stata più contenuta tra i giovani (7,9% nella fascia di età 25-34).

Personale sanitario 

In Italia, nel 2021 i medici erano 4,1 ogni 1.000 residenti, in leggero aumento per la prima volta dal 2015 (4 ogni 1.000 residenti). L’aumento è legato alla situazione pandemica che ha fatto emergere la necessità di ampliare il personale medico per far fronte all’emergenza sanitaria. Anche per il personale infermieristico si è registrato un lieve incremento. I dati trasmessi dalle Regioni e Province autonome al Ministero della Salute riferiti al periodo marzo 2020 - aprile 2021, confermano che sono stati reclutati 83.180 operatori per far fronte alla situazione pandemica, di cui 21.414 medici e 31.990 infermieri.

Desta comunque preoccupazione la percentuale di medici di medicina generale (MMG) che hanno in carico più di 1.500 assistiti. Nel 2019 erano il 36,0%, 2 punti percentuali in più dell’anno precedente e in forte crescita negli ultimi 15 anni, con un conseguente aggravio per i MMG dell’attività di assistenza di base. Permangono variazioni molto ampie del livello degli assistiti sul territorio con quote di medici con un numero di assistiti oltre soglia 1500 più alte al Nord (51,5% nel Nord-ovest e 47,1% nel Nord-est), La situazione continua a essere particolarmente critica per i residenti in Lombardia e nella provincia autonoma di Bolzano dove la percentuale di medici di base che superano il valore soglia di 1500 assistiti supera il 60%.

Prospettive

Dai dati del BES in materia sanitaria emerge come la pandemia da COVID-19, non solo sia ancora presente e attuale ma che la stessa avrà importanti e non trascurabili ripercussioni anche per gli anni a venire.
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