Il design italiano nel dopoguerra

Sono gli anni delle serate trascorse a vedere Lascia o Raddoppia in compagnia nelle case che si potevano permettere una televisione, o al bar, magari assaporando un gelato confezionato o una Coca Cola, o perfino al cinema. Sono gli anni della 500, della Vespa, di Audrey Hepburn e delle bibite in bottiglia

Luigi Merlini

Socio ALDAI-Federmanager
La guerra è finita, nasce il consumismo, i progettisti seppero interpretare meravigliosamente queste nuove istanze in un mercato in rapida espansione. 
Il periodo che va dalle elezioni politiche del 1948 alle Olimpiadi di Roma del 1960 ha rappresentato per l’Italia, appena uscita dalle distruzioni della Seconda guerra mondiale, non solo il momento della sua rinascita, economica e materiale, ma anche una feconda stagione, che ha segnato l’inizio di una nuova straordinaria fase della creatività italiana.

Il modello italiano del design parte negli anni ’50 da un dialogo permanente tra designer e imprenditori sul destino non solo del prodotto, ma sul destino dell’azienda stessa. 
Gli anni ’50 costituiscono uno straordinario decennio del design italiano, spaziando dalle carrozzerie delle auto alle confezioni per alimenti, dagli elettrodomestici ai mobili, dalla moda agli oggetti in plastica, da Gio Ponti a Franco Albini, a Zanuso, ai fratelli Castiglioni, a Munari, ricordandoci il ruolo d’importanza per il design italiano che ebbe la Triennale di Milano, che nel 1954 arriva alla sua X edizione.
Comincia la grande stagione dell’arte italiana da Fontana a Manzoni. Ponti lancia Domus verso il suo grande successo.
Nelle sartorie delle grandi città (Milano, Firenze, Roma) cominciano a lavorare le sorelle Fontana, Biki, Emilio Pucci, Roberto Capucci e Gattinoni; è il momento magico in cui i sarti diventano stilisti e gli artigiani diventano designer… per sempre. 

Nel secondo dopoguerra i temi di rinnovamento del progetto domestico, magistralmente avviati dalla Bauhaus, diventano un complesso sistema industriale e culturale. 
Il modello italiano entra in forma estesa nei modi della produzione, li trasforma, cambia i costumi e in parte la cultura di un Paese intero, si diffonde nel mondo come un modello e uno stile di vita. 
I progettisti, poi designer, intervengono in una struttura industriale che, proprio negli anni del secondo dopoguerra, stava passando da una configurazione puramente manuale a una meccanica. Così nacquero la Vespa, la Lambretta, la Lettera 22 e la 500, tutti prodotti che noi, ora, con l’estro della nostalgia, consideriamo capisaldi del nostro design, ma che più propriamente potremmo considerare come appartenenti alla fase industriale di questo vasto movimento verso la bellezza del prodotto.
Da questo modello nascono aziende straordinarie e straordinari capolavori della storia del design.

C’è fame di novità, gli stilisti (diventeranno poi designer) sfornano idee che generano progetti, che a loro volta diventeranno prodotti nell’industria italiana, che sta rinascendo dalle polveri della guerra. 

È l’era del design for manufacturing e del Made in Italy.
I nostri architetti e i nostri artigiani mescolano i forti contenuti di visione e di progetto, ereditati subliminalmente dalla classicità e dal Rinascimento, con le forme del progetto industriale. 
Se è vero che l’Italia mantiene una forte indipendenza formale dallo styling fine a sé stesso degli USA e dalle sue operazioni marketing oriented, è innegabile che dall’America essa subisca il fascino di un modello di benessere e di comfort, che rapidamente coinvolgerà grandi icone del consumo di massa popolari.   
Con una differenza, però. Mentre gli Stati Uniti producono la merce come la conosciamo, gli italiani producono il design della merce, rendono le merci desiderabili, producono mobili, abiti, cibi e spazi come forme che si allontanano sempre più dal fordismo e dalla serialità. 

È un grande cambio di linguaggio, che diventerà a poco a poco la rivoluzione del Made in Italy.

SAVE THE DATE

L'incontro Il design italiano nel dopoguerra si terrà

giovedì 16 novembre 2023 alle ore 17:30 
presso la Sala Viscontea Sergio Zeme

Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it

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