Dove nasce l’eccellenza

La sfida di preservare e rafforzare il nostro patrimonio industriale riguarda tutti gli attori di sistema, nessuno escluso

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Mario Cardoni

Direttore Generale Federmanager

Made in Italy: tre parole sinonimo di eccellenza, in tutto il mondo. Ma cosa indicano esattamente? Innanzitutto, un sistema produttivo, quello italiano, basato su competenze, cultura industriale, capacità progettuale e qualità del lavoro. Ed è così che il Made in Italy si è affermato come elemento identificativo di quei settori che, nel tempo, sono diventati il nostro “biglietto da visita” mondiale: la meccanica, l’automazione, la moda, l’arredo, l’agroalimentare, la chimica, solo per citare alcuni esempi. Dietro ognuna di queste produzioni si colloca un solido apparato industriale.

È l’industria, infatti, il vero pilastro del Made in Italy, perché è lì che si concentrano ricerca, progettazione, organizzazione del lavoro e capacità di competere sui mercati. Difendere il Made in Italy significa dunque, prima di tutto, difendere e rafforzare la nostra base industriale, considerandola un patrimonio strategico per il Paese. E l’industria – lo sappiamo bene – si fonda sì sugli impianti e sulle tecnologie, ma soprattutto sulle persone. Gestire il capitale umano diventa quindi una delle sfide decisive per il futuro della competitività. Per questo, come Federmanager, sosteniamo che formazione continua, aggiornamento delle competenze e capacità di innovare rappresentino elementi fondamentali per affrontare un contesto economico complesso e mutevole. Ed è una visione questa da coltivare per far crescere, in senso ampio, l’affidabilità e la sostenibilità di sistema.
Mario Cardoni - Direttore Generale Federmanager

Mario Cardoni - Direttore Generale Federmanager

In tale prospettiva, un ruolo cruciale spetta certamente alle grandi imprese alla testa delle filiere industriali. Sono loro che, spesso, guidano l’innovazione, orientano gli investimenti e diffondono nuovi standard produttivi e organizzativi. Quando tali realtà si sviluppano e trainano le filiere di riferimento, cresce l’intero ecosistema delle imprese che ruota attorno a loro. Per sostenere questo processo servono, naturalmente, risorse e strumenti adeguati.

Occorre favorire gli investimenti, anche mobilitando capitali strutturati come quelli dei fondi previdenziali, e rafforzare politiche che consentano alle imprese – soprattutto alle PMI – di accedere a competenze manageriali qualificate. Voucher, incentivi e programmi dedicati rappresentano leve importanti per introdurre in azienda skills organizzative, gestionali e strategiche capaci di generare produttività e valore. La sfida di preservare e rafforzare il nostro patrimonio industriale riguarda, pertanto, tutti gli attori di sistema, nessuno escluso.

Perché il rischio, altrimenti, è che l’Italia si proietti verso scenari da “grande museo per turisti”: un Paese straordinario da visitare, ma indebolito nella capacità di produrre, innovare e competere nel mondo. E questa è una prospettiva che non possiamo e non dobbiamo accettare.

Tratto da Progetto Manager

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