IA e “zona di comfort”
L’Intelligenza Artificiale ha fatto irruzione nella nostra quotidianità, nelle aziende ed in tante attività di ogni genere. Come si pone l’uso di questo “strumento potenziatore” rispetto alla nostra “zona di comfort”?
di Massimo Melega
Il Management e la c.d. Intelligenza Artificiale: quanto ci tocca nel quotidiano?
La risposta è scontata, ma è anche da meditare.
La risposta è scontata, ma è anche da meditare.
“La zona di comfort è uno stato psicologico in cui una persona opera in condizioni di familiarità e sicurezza, sperimentando bassi livelli di stress e ansia. In quest'area, comportamenti e routine sono costanti, garantendo controllo e prestazioni prevedibili. Uscire da essa è fondamentale per la crescita personale, ma va fatto gradualmente” (Wikipedia et al.).
L’Intelligenza Artificiale ha fatto irruzione nella nostra quotidianità, nelle aziende ed in tante attività di ogni genere.
Come si pone l’uso di questo “strumento potenziatore” rispetto alla nostra “zona di comfort”?
L'intelligenza artificiale influenza la fiducia nello spazio sicuro (sia digitale che fisico) agendo contemporaneamente come un potente strumento di difesa ed un sofisticato vettore di minacce. Se da un lato l'IA aumenta la fiducia grazie alla sua capacità di rilevare anomalie in tempo reale, dall'altro mina la sicurezza percepita a causa di attacchi più sofisticati, deepfake e questioni etiche sulla privacy, in qualsiasi ambito.
L’IA rivoluziona la comunicazione interna tra le funzioni aziendali, trasformandola da un flusso spesso frammentato (i vecchi “orticelli”) in un ecosistema integrato, rapido e basato sui dati. Agisce come un facilitatore che abbatte i "silos" dipartimentali, migliorando la collaborazione e l'efficienza operativa. Il problema sono le basi dati e l’efficacia delle regole: quanto possiamo fidarci?
L’IA rivoluziona la comunicazione interna tra le funzioni aziendali, trasformandola da un flusso spesso frammentato (i vecchi “orticelli”) in un ecosistema integrato, rapido e basato sui dati. Agisce come un facilitatore che abbatte i "silos" dipartimentali, migliorando la collaborazione e l'efficienza operativa. Il problema sono le basi dati e l’efficacia delle regole: quanto possiamo fidarci?
Massimo Melega, Presidente Federmanager Bologna - Ferrara - Ravenna
Ecco l’importanza dell’esperienza e della conoscenza del dominio, oltre alla necessità di selezionare ed alimentare correttamente le basi dati, che – per dare risultati attendibili – non possono essere di origine sconosciuta.
Garbage in, garbage out, la vecchia legge nota a tutti, vale ancora oggi.
Passando da un approccio gerarchico ed a silos ad un modello più collaborativo, veloce e basato su dati condivisi.
Garbage in, garbage out, la vecchia legge nota a tutti, vale ancora oggi.
Passando da un approccio gerarchico ed a silos ad un modello più collaborativo, veloce e basato su dati condivisi.
L'IA funge da intermediario tra le diverse funzioni (p. es. marketing, vendite, produzione, finanza), facilitando la visione d'insieme e migliorando potenzialmente la qualità delle decisioni strategiche.
Un «arbitro» attendibile?
Consideriamo che l’IA potrebbe – come gli algoritmi di ricerca di Google – selezionare le risposte non secondo la loro potenzialità di stimolare nuove idee, bensì in base al loro possibile gradimento… Un gatto che si mangia la coda!
L'intelligenza artificiale agisce anche come un catalizzatore trasformativo del pensiero innovativo all'interno delle organizzazioni, alimentando un approccio olistico all'innovazione.
Di nuovo: questo approccio olistico siamo sicuri che attinga alle giuste conoscenze di dominio?
Forse, ma solo nel caso in cui abbiamo alimentato il programma con dati verificati ed attendibili, altrimenti rischiamo grosso.
E poi c’è l’aspetto dell’impatto sulla Sicurezza sul Lavoro.
Secondo l’indagine OCSE sull’IA, quattro lavoratori su cinque dichiarano che l’IA ha migliorato le loro prestazioni sul lavoro e tre su cinque affermano che ha reso il loro lavoro più piacevole (OECD, 2023). I lavoratori riportano anche un impatto positivo sulla propria salute fisica e mentale a seguito di utilizzo dell’IA.
Questo si spiega con il fatto che agli algoritmi sono state trasferite le mansioni più ripetitive e noiose, ma anche quelle più pericolose.
Allo stesso tempo, l’uso dell’IA crea nuovi rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro.
Ad esempio, alcuni sistemi di monitoraggio alimentati dall’IA potrebbero aumentare i ritmi di lavoro e la pressione sulle prestazioni fino a causare stress e/o creare incentivi a ignorare le norme di sicurezza.
Lo stress può anche derivare da decisioni basate su IA che mancano di trasparenza o che non possono essere spiegate.
L’aumento dell’uso dell’IA sul posto di lavoro può anche diminuire i contatti umani, a scapito della salute mentale, del senso di identità professionale e creatività.
L’uso dell’IA va quindi tenuto presente nella redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. Da cui gli obblighi di informazione e formazione.
E vanno edotti anche gli Organi di controllo.
Insomma… Adelante Pedro, con juicio !
28 maggio 2026
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