Un’altra visione della quiescenza

Riflessioni sul futuro

Il 14 gennaio 2026 si è svolto a Roma il Convegno relativo al XIII Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano illustrato dal Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche “Itinerari Previdenziali”, che ci ha dato come al solito una lucida e impietosa fotografia del nostro sistema previdenziale.

Il prof. Brambilla ha tracciato la storia del nostro sistema dalla riforma Monti / Fornero ai giorni nostri. Nell’ultima legge di Bilancio 2026, appaiono tante proposte che generano grandi discussioni che poi si dissolvono nel nulla o si riducono a piccole modifiche che, apportate di anno in anno, creano solo tanta confusione tra i cittadini.

La legge di Bilancio infatti prevede lo stop a Quota 103 e Opzione Donna, l’inasprimento dei requisiti, il lieve incremento delle maggiorazioni sociali, la conferme su APE Sociale, l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita…sono tanti interventi minori che lasciano solo dell’amarezza tra chi attende interventi coraggiosi.

Vale a dire un serio cambio di rotta da parte del Paese che, come afferma il prof. Brambilla “naviga a vista dinanzi alla più grande transizione demografica di tutti i tempi e con gran parte della spesa pubblica indirizzata verso sussidi e assistenzialismo, quando la priorità dovrebbe essere una revisione dei modelli produttivi”.

Esemplare la sua amara conclusione in cui auspica, come accade in altri Stati, che dopo i 30 anni, “se non fai la dichiarazione dei redditi, lo Stato ti chieda di che cosa vivi”.

Alla luce di uno scenario politicamente a dir poco deludente, credo che dobbiamo accettare che rivendicazioni storiche come la perequazione non siano più dei temi prioritari, visto oltretutto che si è tornati al sistema a scaglioni e che l’inflazione è relativamente bassa.

Franco Torelli

Franco Torelli Presidente Federmanager Trento - Neo componente del Comitato Nazionale Pensionati

Ritengo che sia giunto il momento di trovare nuove visioni per dare nuovo significato alla nostra quiescenza.

Dobbiamo contribuire, ad esempio, nel promuovere e rafforzare una consapevolezza sul funzionamento del sistema pensionistico presso i nostri giovani e indurli alla pianificazione previdenziale già dagli inizi della loro carriera lavorativa, ricordando che la previdenza integrativa sta diventando una componente essenziale della futura sicurezza economica.

Dobbiamo continuare a formarci ed aggiornarci, come facevamo in azienda, e adottare anche noi la lifelong learning cioè l’apprendimento permanente, diffuso tra i giovani, per migliorare la nostra conoscenze e competenze in ambito personale e civico, adattandoci così meglio ai cambiamenti e sfruttando ogni opportunità di crescita, sia formale che informale: dobbiamo adottare e promuovere uno stile di vita che include formazione in aula, autoapprendimento e partecipazione attiva, per rimanere aggiornati e realizzare il nostro potenziale ancora vivo. Spesso le Associazioni Territoriali offrono queste opportunità, cogliamole.

Dobbiamo dedicarci al volontariato e all’impegno nel terzo settore per mettere a disposizione le nostre competenze ed esperienze ai più deboli e fragili, e nello stesso tempo rimanere attivi, socializzare e sentirsi utili a tutto vantaggio della nostra salute fisica e mentale, aumentando così l’autostima e contrastando l’isolamento.

Purtroppo solo il 37% degli over 65 in Italia è impegnato in attività solidali, e quest’impegno, correttamente promosso, potrebbe diventare uno strumento potente per migliorare anche l’immagine dei pensionati stessi e di noi manager in quiescenza.