Il Documento programmatico di finanza pubblica delinea per il 2027 un quadro prudente, segnato da crescita debole, risorse limitate e margini di manovra ristretti, a fronte di numerosi interventi già annunciati. Proprio per questo sarà necessario vigilare affinché i vincoli di bilancio non mettano in discussione gli impegni assunti verso i lavoratori e il ceto medio e, nello stesso tempo, sia garantita una particolare attenzione alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni. La prossima Legge di Bilancio rappresenterà, dunque, il vero banco di prova della coerenza tra promesse, priorità dichiarate e scelte concrete
Il 2 ottobre 2026 il Governo ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), che fissa i primi punti fermi sul pacchetto di novità da inserire nella prossima Legge di Bilancio 2027 e che definisce l’evoluzione dei conti nel prossimo triennio. Il DPFP esamina l’evoluzione dell’economia internazionale e italiana nel 2026, aggiornando le previsioni di crescita alla luce delle tensioni geopolitiche, dell’aumento dei prezzi dell’energia, dell’andamento dei consumi e degli investimenti e dei risultati del mercato del lavoro. È un documento cauto e prudente che delinea una Legge di Bilancio 2027 caratterizzata da risorse limitate, numerose richieste di intervento e necessità di selezionare attentamente le priorità. È quindi importante distinguere tra le misure che il Governo considera prioritarie, quelle che sono soltanto proposte allo studio e le agevolazioni già in vigore che dovranno essere rifinanziate per poter continuare a operare.
Uno degli aspetti più favorevoli del documento riguarda l’occupazione. Nel secondo trimestre del 2026 il numero degli occupati ha raggiunto il massimo storico di 24,4 milioni, mentre il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni si è attestato al 63,1%.
Questi risultati, però, non significano che l’Italia abbia raggiunto una condizione di pieno impiego. Il documento sottolinea l’esistenza di una consistente riserva di lavoro non utilizzata, costituita da persone disoccupate, lavoratori che vorrebbero lavorare più ore e individui inattivi disponibili a entrare nel mercato del lavoro. Inoltre, la crescita dell’occupazione non è sufficiente a garantire un aumento duraturo del benessere se non è accompagnata da un miglioramento della produttività, ossia della quantità di valore prodotto per ora lavorata.
Il DPFP considera tre principali direttrici di miglioramento:
- Favorire lo spostamento dell’occupazione verso attività a più elevata produttività.
- Ridurre i divari di efficienza dei singoli settori rispetto ai livelli europei.
- Diffondere le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, accompagnandole con investimenti, competenze e riorganizzazione dei processi produttivi.
Gli scenari delineati dal documento indicano che una ricomposizione della struttura produttiva verso settori a più alto valore aggiunto potrebbe offrire un contributo rilevante alla crescita di lungo periodo. Il punto essenziale è che senza un recupero della produttività sarà difficile sostenere nel tempo una crescita economica adeguata, soprattutto in un Paese caratterizzato da una popolazione che invecchia e da una progressiva riduzione delle risorse di lavoro disponibili.
Previsioni economiche
Il PIL italiano tendenziale è previsto crescere appena lo 0,6% il prossimo anno (contro l’1% dell’anno in corso) per poi rianimarsi leggermente nel 2028-2029, con uno 0,8% in entrambi gli anni. All’approvazione dei dati tendenziali e di previsione sugli obiettivi di finanza pubblica si è affiancata anche la decisione di attivare la NEC, (National Escape Clause, Nec) la clausola di salvaguardia sulle spese per energia e difesa, per uno scostamento da 29 miliardi che spinge il deficit previsto al 3,4% per il 2027 e al 3,3% nel 2028.
La Nec consente di incrementare le spese correnti e in conto capitale per la difesa e per la resilienza energetica senza che gli aumenti incidano sul rispetto del percorso di spesa netta concordato con il Consiglio UE.
Perché il DPFP 2027 è così importante per la Manovra 2027?
Il DPFP 2027 rappresenta una dichiarazione ufficiale di intenti da parte del Governo sulle novità da mettere in cantiere e l’attivazione della clausola di salvaguardia incide direttamente sul margine di manovra che il Governo avrà a disposizione per mettere in pratica tutte le misure che stanno animando la discussione.
Per quanto riguarda la Nec il governo ha rinunciato a utilizzare 0,3 punti di PIL della flessibilità disponibile per la componente difesa. Sull’utilizzo solo parziale della Nec, oltre a una sensibilità politica non favorevole a spendere per la difesa più che per la crisi energetica, hanno certamente pesato le incertezze dello scenario macroeconomico e le preoccupazioni per l’andamento dei mercati finanziari.
Infatti, se è vero che le maggiori spese ammissibili per la Nec possono essere scorporate dal percorso obiettivo della spesa primaria netta che l’Italia si è impegnata a rispettare, comunque accrescono l’indebitamento e il debito e vanno pertanto finanziate facendo affidamento sui sottoscrittori dei titoli pubblici, che, più che alle regole di bilancio europee, guardano alla sostenibilità dello stock del debito.
Lo scenario è meno positivo di quanto previsto inizialmente, tanto che lo stesso Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invitato alla prudenza.
Per quanto riguarda lo scenario programmatico si prevede:
- indebitamento netto incluso l’utilizzo della Nec: 3,4% per il 2027; 3,2% per il 2028 e 2,3% nel 2029;
- indebitamento netto escluso l’utilizzo della Nec: 2,8% per il 2027; 2,6% per il 2028 e 2,3% nel 2029.
Negli anni successivi il tasso di crescita programmatico del PIL si attesta allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028, allo 0,8% nel 2029. Il debito pubblico programmatico è previsto al 138,1% a fine 2026, al 138,5% nel 2027, scende al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029.
L’ipotesi che si debba restringere il campo di azione è concreta. La lista di richieste, proposte e promesse di partiti e ministeri è già molto lunga e potrebbe crescere ancora. Per il solo capitolo fiscale, il conto si aggira intorno ai 7 miliardi di euro. La prossima Legge di Bilancio dovrà studiare attentamente l’impatto economico di ogni singola misura da inserire, in termini di spese per lo Stato e di effetti per le platee interessate, partendo dalle promesse fatte in questi anni: IRPEF per il ceto medio, detassazione delle tredicesime, eliminazione del bollo auto e flat tax per i giovani, senza dimenticare tutte le flat tax sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori dipendenti che devono essere confermate e soprattutto gli altri capitoli: il lavoro, le pensioni, la sanità, la scuola, le spese che derivano dalle crisi internazionali.
Al di là della spesa aggiuntiva che la Nec destina specificamente a difesa ed energia, il DPFP non lascia alcun margine per una manovra netta di bilancio nel 2027 come invece i partiti impegnati nella competizione elettorale richiedono. L’indebitamento programmatico, al netto della Nec, coincide infatti con quello tendenziale. Del resto, delle misure della prossima manovra, di cui si discute ormai da tempo, nel testo del DPFP non c’è alcuna traccia. Pertanto, a meno di reperire nuove risorse attraverso incrementi di entrate o tagli di spese e anche dando fondo alle economie che emergono a chiusura del PNRR, a oggi non sembra trovare copertura il lungo catalogo di interventi promessi di recente in chiave elettorale e candidati per essere inseriti nel prossimo disegno della legge di bilancio (20 ottobre): dall’ulteriore taglio dell’IRPEF per il ceto medio alla detassazione della tredicesima, dalla start tax per i giovani all’ampliamento del regime forfettario, fino alla riproposizione della flat tax sui rinnovi contrattuali e misure analoghe, già introdotta lo scorso anno, e alle maggiori risorse richieste per la sanità pubblica.
Ci sono, però, delle strade obbligate da seguire e un nuovo taglio IRPEF è la prima di queste per non lasciare a metà il lavoro avviato nel 2023 con l’apertura del cantiere della riforma fiscale, per dare un segnale al ceto medio, per tenere fede agli annunci fatti da più fonti di Governo.
In questo contesto una nuova revisione delle aliquote IRPEF sembra essere il punto di partenza per la costruzione della prossima Manovra. Nell’ottica di proseguire lungo un percorso già avviato, l’intervento in programma tocca il secondo scaglione di reddito che dovrebbe essere esteso a 60.000 euro. La novità consisterebbe nell’alleggerimento della tassazione, dal 43 al 33%, sui redditi tra 50.000 e 60.000 euro con un costo di 2,7 miliardi di euro.
Si parte, quindi, con una spesa importante e con la necessità di ponderare bene tutte le altre voci da inserire.
A complicare la valutazione complessiva sulle novità da adottare c’è anche l’esigenza di mantenere gli impegni già presi: con una nuova ondata inflazionistica in atto e la necessità di proteggere il potere d’acquisto, è difficile tornare indietro sugli stipendi, eliminando le detassazioni previste per quest’anno che sono:
- Aumenti che derivano dai rinnovi contrattuali (5%);
- Premi di produttività e partecipazione agli utili (1% fino a 5.000 euro);
- Straordinari e maggiorazioni per lavoro notturno, in turni, nei giorni festivi e di riposo (15% fino a 1.500 euro);
- Fringe benefit (Detassazione fino a 1.000 o 2.000 euro).
Per confermarle serve
circa un miliardo.
A pesare non sono solo gli scenari internazionali o l’importanza di tenere in ordine i conti pubblici, ma anche le politiche fiscali adottate negli ultimi anni che hanno alzato la posta in gioco.
Tra le proposte per la Manovra figura anche un’IRPEF più leggera per i giovani, nel quadro degli interventi indicati per favorire il lavoro e la permanenza delle nuove generazioni nel Paese. Favorire l'aumento delle retribuzioni, ridurre la tassazione, premiare le imprese con delle agevolazioni: sono queste le ipotesi tracciata dal Ministro Giorgetti per arginare le partenze di ragazzi e ragazze, partenze che diventano sempre più numerose.
Considerazioni conclusive
In un quadro di risorse limitate, la credibilità della politica si misura anzitutto sulla capacità di mantenere gli impegni assunti. Ciò vale per le misure annunciate a favore dei lavoratori dipendenti, ma deve valere anche per il ceto medio e per i pensionati.
La ricerca delle necessarie coperture finanziarie non può tradursi nell'imposizione di nuovi sacrifici a categorie già ripetutamente chiamate a contribuire al risanamento dei conti pubblici. Particolare attenzione va riservata alla tutela del potere d'acquisto delle pensioni, evitando ulteriori penalizzazioni dei meccanismi di perequazione.
Proprio mentre questo articolo stava per essere pubblicato, di fronte alle informazioni di stampa su possibili nuove restrizioni, Federmanager è intervenuta prontamente con il comunicato stampa dell'11 ottobre, particolarmente apprezzato per la tempestività, la chiarezza e la solidità delle argomentazioni, chiedendo al Governo di escludere nuove penalizzazioni dalla prossima Legge di Bilancio. Un intervento autorevole, che riafferma con determinazione la necessità di rispettare gli impegni previdenziali assunti dallo Stato.