Guerra e pace nel percorso fra due secoli

“…siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace”. Papa Francesco, 55a giornata della Pace 2022 (1° gennaio 2022)

Antonio Dentato   

Componente Sezione Pensionati Assidifer - Federmanager
La Società delle Nazioni (poi “S.d.N.”) non riuscì a impedire né atti di aggressione, né manifestazioni di violenza. Non riuscì, soprattutto, a impedire la Seconda Guerra Mondiale. 
Era stata costituita per prevenire la guerra, viste le conseguenze della Prima (1914-1918); una guerra combattuta con caratteri inconsueti rispetto a precedenti esperienze belliche e con esiti tragici. Aveva coinvolto 28 Paesi, ma la guerra navale finì per trascinare nel gorgo quasi tutti gli Stati del mondo. La vita economica e sociale dei popoli ne fu totalmente sconvolta. Vittime: circa 8 milioni di morti e 20 milioni di feriti. (Enc. Treccani).
Nel Patto costitutivo della S.d.N. (10 gennaio 1920) gli Stati membri si erano impegnati “a rispettare e a mantenere contro ogni aggressione esterna l’integrità territoriale e l’indipendenza politica presente di tutti i Membri” (Art.10, Patto della “S.d.N.”). Purtroppo, a dispetto delle solenni norme sottoscritte, a prendere il sopravvento furono le politiche di supremazia e di violenta espansione territoriale. Frutto di ideologie coltivate dalle potenze europee che hanno avvelenato lungamente il ventesimo secolo, e che già si avventano con pressoché simmetrica temporaneità sul ventunesimo. Una storia che ritorna e si fa sempre più minacciosa per l’intera umanità.  
Va ricordato che appena qualche anno dopo la creazione della “Società”, nel 1923, la Francia occupò il territorio della Ruhr, Mussolini ordinò l’“occupazione a carattere pacifico e temporaneo dell'isola di Corfù mediante lo sbarco di un contingente di truppe limitato per ora a 1000 uomini” (1923); e poi, il conflitto cino-giapponese (1931), l’aggressione dell’Italia all’Etiopia (1935), la guerra civile in Spagna (1936-39),(solo per citare alcuni degli avvenimenti più rilevanti). 
Evento, il più grave, la deflagrazione della Seconda Guerra Mondiale. Come detto, il “Patto” della S.d.N era fallito.  

Seconda guerra mondiale

  • 1°settembre 1939: Hitler ordina l’invasione della Polonia.
  • Francia e Inghilterra reagiscono.  Il 3 settembre dichiarano guerra alla Germania.
  • La storiografia più accreditata definisce Stati aggressori: Germania, Italia e Giappone.
  • La guerra che doveva essere una guerra lampo (Blitzkrieg), si svolse dal 1939 al 1945. Finì quando la Germania venne occupata dalle truppe angloamericane e sovietiche e le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki subirono il bombardamento atomico da parte degli Stati Uniti. 
  • Più di 50 milioni di morti (30 nella sola Europa), oltre 2/3 dei quali civili. (Ibid.)
  • Risultato: la Società delle Nazioni sarà sciolta il 18 aprile 1946, a seguito della creazione delle Nazioni Unite, come diremo dopo.

Spartizione territoriale dell’Europa

4 febbraio del 1945. Conferenza di Jalta, una cittadina in Crimea che affaccia sul Mar Nero (ex residenza estiva dello Zar Nicola II). Venne costituta l'Organizzazione delle Nazioni Unite (in seguito ONU). Un’organizzazione negoziata, nel quadro di altre decisioni, tra Franklin Delano Roosevelt (USA), Stalin (URSS) e Winston Churchill (Regno Unito).  In concreto, a Jalta, i tre leader decisero la strategia risolutiva della Seconda Guerra Mondiale e definirono una spartizione territoriale dell’Europa che venne divisa in due zone d’influenza: quella occidentale legata alle politiche USA, quella orientale assoggetta alle decisioni di Mosca. 
L’impianto giuridico dell’ONU è nella “Carta delle Nazioni Unite”. Principio fondativo dell’Organizzazione: “Mantenere la pace e la sicurezza internazionale […]” (Art.1   parag.1).  L’Art. 2, parag. 4 della “Carta”, dice che: “I Membri [delle Nazioni Unite] devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”

Nonostante gli alti proclami, lo schema ripartitorio di Jalta manifestò subito i suoi limiti. Si vide presto che non avrebbe assicurato una pace durevole. Neppure la conferenza organizzata il 17 luglio 1945 a Potsdam riuscì a fare chiarezza su molti punti sospesi. Permanevano, e non furono mai completamente sopite, le tensioni dovute ai contrapposti interessi territoriali nelle aree del Mediterraneo (in particolare, di Russia e Gran Bretagna). Questioni che furono causa di notevoli contrasti nel corso degli anni. Contrasti che - anche se non si manifestarono con le armi - ebbero però gran peso sul fronte politico ed economico: la c.d. “Guerra fredda”. Una “pax armata” mantenuta sul filo del terrore.  Un conflitto atomico avrebbe avuto conseguenze inimmaginabili non solo per USA e URSS, ma per l’intero pianeta.

In questa situazione di conflittualità e di perenne tensione si inserisce la costruzione dei principali organismi internazionali: 
  • 4 aprile 1949. Firma del Trattato del Nord Atlantico meglio conosciuto come NATO, un’organizzazione internazionale a carattere regionale.  Scopo: collaborazione nel settore della difesa.
  • 1955 -1991. Patto di Varsavia, Alleanza politico-militare e organizzazione di mutua assistenza fra l’Unione Sovietica e i governi popolari dell’Est europeo. Ma il Patto fu utilizzato dall’Unione Sovietica anche per giustificare l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e per preparare nel 1980 un’invasione della Polonia, che poi non avvenne. 
  • 25 marzo 1957. Firma dei Trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea, quella che oggi è l’Unione Europea (UE).

Politiche di distensione

Anni di conflittualità e tensioni politiche, ma anche l'attuazione di politiche di "distensione" come sviluppo delle relazioni tra le principali potenze dell'Occidente e dell'URSS. Un insieme d’incontri e d’intese che ebbero un culmine organizzativo:
  • 1° agosto 1975 – Helsinki: “Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa” (CSCE).   Partecipanti: 33 Stati europei (tra cui l’Unione Sovietica) oltre a Stati Uniti e Canada. Nell’atto conclusivo della “Conferenza” gli Stati firmatari dichiarano la loro comune adesione allo Statuto delle Nazioni Unite e, in particolare, si impegnano a rispettare tutti i diritti inerenti alla loro “integrità territoriale, alla libertà ed indipendenza politica”. A questo scopo la “Conferenza” si dà compiti concreti volti a prevenire e comporre in modo pacifico i conflitti che potrebbero accendersi fra i suoi membri. Nei successivi aggiornamenti si dà una struttura organizzativa. Nasce l’“Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa” (OSCE).  

Fine del “secolo breve”

Il ruolo di questa Organizzazione diventa ancora più rilevante quando termina il c.d. “secolo breve”, cioè gli anni che vanno “dall’esplosione della Prima Guerra Mondiale fino al collasso dell’URSS” (Cfr. Eric J. Hobsbawm “Il secolo breve, 1914-1991”, Rizzoli).  
E’ il 9 novembre 1989.  Cade il muro di Berlino.  E’ l’inizio della dissoluzione di tutti i regimi comunisti dell’Europa Orientale. Il Patto di Varsavia non ha più ragione d’essere. Le ultime strutture chiudono il 1° luglio 1991.  E’ la fine della folle spaccatura in due dell’Europa disegnata nella Conferenza di Jalta. Ma è anche il tempo della diffusa illusione di “fine della storia”. (L’espressione è del politologo americano di origine giapponese Francis Fukuyama). 

Dopo le tragiche esperienze di due guerre del ‘900 e il successivo approdo a organismi internazionali posti a presidio della pace, noi europei avevamo smesso di pensare alla guerra come una possibilità reale sul nostro continente. Un abbaglio. Ci siamo ridestati all’’improvviso, col terribile fragore e la visione in diretta TV della guerra esplosa alle porte dell’Unione Europea: 
  • 24 febbraio 2022: la Russia inizia l'invasione dell'Ucraina.
  • Migliaia e migliaia di morti e feriti (vittima anche l’informazione, assoggettata alla causa bellica).  
  • La guerra continua. Ancora una volta per la ridefinizione dell’egemonia politica e il controllo del territorio.

Dare nuovo senso alla storia

Il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’intervento dinanzi all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa a Strasburgo (27/04/2022) ha affrontato con realismo e lungimiranza il tema della guerra e dei relativi sconvolgimenti che stanno investendo tutta l’Europa.Ha pronunciato parole che servono come valutazione politica, ma anche come avvertimento sui rischi crescenti di una guerra che proietta ombre paurose su un futuro imprevedibile.  “La guerra - ha detto il Presidente - è un mostro vorace, mai sazio”. […] “La devastazione apportata alle regole della comunità internazionale potrebbe propagare i suoi effetti se non si riuscisse a fermare subito questa deriva. Dobbiamo saper scongiurare il pericolo dell’accrescersi di avventure belliche di cui, l’esperienza insegna, sarebbe poi difficile contenere i confini. Dobbiamo saper opporre a tutto questo la decisa volontà della pace”. E, quindi, un preciso indirizzo: “Helsinki e non Jalta: dialogo, non prova di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali.”

A questo fine “Prospettare una sede internazionale che rinnovi radici alla pace, che restituisca dignità a un quadro di sicurezza e di cooperazione, sull’esempio di quella Conferenza di Helsinki che portò, nel 1975, a un Atto finale foriero di sviluppi positivi. E di cui fu figlia l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa”

E, pertanto, assume pieno significato il richiamo al “Consiglio d’Europa [...] figlio di quella spinta al multilateralismo che caratterizzò gli anni successivi al Secondo conflitto mondiale, insieme al sistema delle Nazioni. Una spinta basata su una considerazione elementare: la collaborazione riduce la contrapposizione, contrasta la conflittualità, aumentando le possibilità di composizione positiva delle vertenze”

E’ una valutazione attenta che ci riporta al messaggio citato all’inizio, nel sottotitolo, e riguarda non soltanto le istituzioni, ma tutti e ciascuno di noi, chiamati a contribuire all’impegno per un nuovo senso della storia.  

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