Energia per l’industria e per il futuro del Paese

Energia e Industria al centro del convegno pubblico organizzato da ALDAI-Federmanager nell’ambito dell’Assemblea Annuale del 10 giugno presso l’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia

 
Le scelte strategiche del Paese, delle imprese e delle istituzioni sono alle prese con un tema quanto mai centrale: l’energia, i suoi costi, ma anche tutto ciò che da questa deriva come transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale, sostenibilità economica e ambientale.

Il convegno - Energia e Industria: il ruolo del manager nella ridefinizione delle politiche produttive - ha intercettato una delle questioni decisive del nostro tempo.

In uno scenario complesso e in continua evoluzione, la managerialità rappresenta una leva strategica per orientare le scelte, governare il cambiamento e contribuire alla competitività del sistema produttivo.

Un’occasione per approfondire come le politiche energetiche influenzano le scelte industriali, in che modo la transizione in atto sta ridisegnando modelli produttivi e catene del valore, e quale ruolo è chiamata a svolgere la classe manageriale in termini di guida, equilibrio e responsabilità.

Energia per l’industria e per il futuro del Paese

Sintesi degli interventi Assemblea Pubblica ALDAI Federmanager del 10 giugno 2026

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente ALDAI-Federmanager Giovanni Pagnacco ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei dirigenti e dell’associazione manageriale in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti economici, tecnologici e geopolitici. Ha sottolineato come le trasformazioni in atto richiedano competenze, responsabilità e capacità di visione, evidenziando l’importanza di una leadership orientata al bene comune e alla competitività del Paese. Pagnacco ha ribadito il valore del dialogo tra imprese, istituzioni e corpi intermedi, ricordando che le sfide della transizione digitale, energetica e demografica richiedono risposte condivise e una forte coesione sociale. Ha inoltre richiamato la necessità di investire nelle nuove generazioni, nella formazione continua e nella diffusione di una cultura manageriale fondata sul merito, sulla competenza e sulla responsabilità. In conclusione, ha invitato a sostenere i processi di cambiamento con realismo e spirito costruttivo, evitando narrazioni distorsive e favorendo una visione equilibrata e concreta delle sfide che attendono il sistema economico e sociale del Paese.

Il Presidente Assolombarda, Alvise Biffi, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la competitività dell’industria italiana di fronte alle sfide geopolitiche, energetiche e tecnologiche. Ha evidenziato come il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia, pari a 119,35 euro/MWh a maggio, sia significativamente superiore a quello di Germania (97 euro), Spagna (54 euro) e Francia (52 euro), penalizzando soprattutto le imprese energivore. L’energia è un tema centrale, soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale. Questa tecnologia, infatti, vive principalmente nei data center. Una sola di queste infrastrutture consuma energia al pari di una città delle dimensioni di Pavia. Sul territorio che Assolombarda rappresenta ne sono presenti già più di 70 e diversi sono in progetto. L’IA è oggi adottata stabilmente dal 71% delle grandi imprese e dall’8% delle PMI italiane, ancora sotto la media europea. Da qui nasce ForgIA, il progetto di Assolombarda per democratizzare l’applicazione industriale dell’IA. Le ricadute positive si traducono in un aumento del 10% della produttività delle PMI di Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, che genererebbe 2,4 miliardi di euro di valore aggiunto sul territorio. In uno scenario che sta cambiando così velocemente il ruolo dei manager assume sempre più rilevanza, perché non servono solo nuove tecnologie, ma anche nuove competenze, capacità decisionali e modelli organizzativi. Innovazione, internazionalizzazione e investimenti rappresentano, secondo Biffi, le tre direttrici strategiche per mantenere la leadership del Made in Italy e rafforzare la manifattura del “bello e ben fatto”.

L’Assessore al Territorio e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Gianluca Comazzi ha ribadito il ruolo della Lombardia come motore economico del Paese e tra le regioni più competitive d’Europa. Ha sottolineato l’impegno della Regione nel creare condizioni favorevoli allo sviluppo, semplificando le regole e sostenendo imprese, innovazione e investimenti. Tra i provvedimenti più significativi ha richiamato le leggi sulla logistica, sui data center e sulla transizione energetica, evidenziando la volontà di governare i cambiamenti con regole chiare e una visione strategica. Comazzi ha inoltre sostenuto una concezione della sostenibilità che integri dimensione ambientale, economica e sociale, evitando contrapposizioni ideologiche. Ha infine richiamato la necessità di affrontare con pragmatismo le sfide della transizione energetica e delle nuove normative europee, valorizzando il contributo dei manager e delle imprese alla crescita del territorio.

Energia e industria: 

il ruolo dei manager nella ridefinizione delle politiche produttive

Moderata da Ferruccio De Bortoli, la tavola rotonda ha affrontato uno dei temi più strategici per il futuro dell’Europa e dell’Italia: il rapporto tra energia, competitività industriale e capacità manageriale di guidare le trasformazioni in corso. Al dibattito hanno partecipato Paolo Magri, presidente del Comitato Scientifico ISPI, Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano, Modestino Colarusso, direttore generale di Confindustria Energia, e Valter Quercioli, presidente Federmanager. 

In apertura, De Bortoli ha ricordato come l’Italia abbia saputo affrontare le grandi crisi energetiche del passato grazie alla capacità di adattamento del sistema produttivo e della classe manageriale. Oggi, tuttavia, la complessità dello scenario richiede un approccio fondato sul realismo e sulla capacità di leggere i cambiamenti nella loro interezza, evitando semplificazioni e visioni parziali.

Paolo Magri: la geopolitica dell’energia e la fine delle certezze

Paolo Magri ha collocato il dibattito nel quadro internazionale, sottolineando che la crisi energetica attuale nasce direttamente dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Secondo il presidente dell’ISPI, esistono due grandi incognite: l’evoluzione del conflitto nell’area del Golfo e la durata delle conseguenze energetiche che ne derivano. A suo giudizio, il mondo non tornerà nel breve né nel medio termine alle condizioni precedenti alle recenti crisi internazionali. 

Magri ha evidenziato come l’attuale crisi energetica sia, per dimensioni, persino superiore a quella degli anni Settanta, paragonabile agli effetti combinati degli shock petroliferi del 1973 e del 1979. Tuttavia, gli impatti economici sono stati finora meno devastanti grazie ai progressi nell’efficienza energetica, alla diversificazione delle fonti e alla presenza di maggiori riserve globali.

Un punto particolarmente significativo riguarda la necessità di evitare nuove dipendenze strategiche. Dopo aver sostituito il petrolio mediorientale con il gas russo e successivamente il gas russo con il GNL proveniente dal Golfo, l’Europa rischia ora di trasferire la propria dipendenza sulle tecnologie per le energie rinnovabili, controllate in larga misura dalla Cina. Magri ha quindi sostenuto la necessità di un mix energetico equilibrato, nel quale trovi spazio anche il nucleare di nuova generazione, pur consapevole che i benefici di questa scelta saranno visibili solo nel lungo periodo. 

Marco Taisch: energia, digitale e sovranità industriale

Marco Taisch ha invitato a non attribuire esclusivamente alle crisi internazionali le difficoltà energetiche dell’industria europea. Il problema è strutturale e riguarda la competitività stessa del sistema produttivo. Per troppo tempo l’energia è stata considerata soltanto un costo da ridurre, mentre dovrebbe essere riconosciuta come il “quarto fattore produttivo” accanto a lavoro, capitale e materie prime.

Secondo il docente del Politecnico, la vera leva per migliorare l’efficienza energetica non è rappresentata soltanto da impianti più performanti, ma soprattutto dalle tecnologie digitali. Sensori, sistemi intelligenti, automazione avanzata e strumenti riconducibili all’Industria 4.0 consentono infatti di ottimizzare i consumi in modo molto più efficace rispetto agli interventi tradizionali.

Taisch ha poi richiamato l’attenzione sulla crescente importanza delle filiere produttive e della logistica, definita il vero collo di bottiglia della globalizzazione. Accorciare le catene del valore attraverso il “nearshoring” è importante, ma non sufficiente se l’Europa continua a dipendere dalla Cina per componenti, macchinari e tecnologie strategiche.

Particolarmente innovativa la riflessione sulla Physical AI, cioè l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi fisici e produttivi. Taisch ha osservato che gli umanoidi e i sistemi autonomi diventeranno presto elementi centrali delle fabbriche del futuro. Questo sviluppo richiederà enormi capacità computazionali, data center e quindi grandi quantità di energia, creando una connessione sempre più stretta tra innovazione digitale e politica energetica. 

Modestino Colarusso: una transizione energetica realistica e sostenibile

Il direttore generale di Confindustria Energia ha richiamato la necessità di una visione pragmatica della transizione energetica. Le crisi geopolitiche, la volatilità dei mercati e le difficoltà di settori come l’automotive hanno evidenziato una verità fondamentale: non può esistere competitività industriale senza energia sicura, sostenibile e disponibile a costi accessibili.

Colarusso ha sottolineato che la transizione energetica deve essere parte integrante della politica economica, industriale e geopolitica. Per avere successo deve tenere insieme tre obiettivi fondamentali: sostenibilità, competitività e sicurezza energetica, il cosiddetto “trilemma energetico”.

Richiamando il rapporto Draghi e il Clean Industrial Deal della Commissione europea, ha evidenziato come l’Europa stia finalmente comprendendo che sostenibilità e competitività non possono procedere su binari separati. Tuttavia, ha insistito sull’importanza del “realismo temporale”: le trasformazioni industriali richiedono investimenti, competenze, infrastrutture e tempi lunghi.

Valter Quercioli: il ruolo dei manager e la difesa dell’industria

Il presidente nazionale di Federmanager ha riportato il dibattito sul ruolo della classe dirigente. Il tema dell’energia viene spesso affrontato in modo superficiale, dimenticando che ogni grande transizione richiede tempi molto lunghi e ha ricordato che la metanizzazione del Paese ha richiesto circa cinquant’anni e investimenti enormi.

Quercioli ha individuato nel suo intervento quattro priorità. La prima è il rilancio dell’industria, considerata la principale fonte di benessere, occupazione qualificata e crescita salariale. La seconda riguarda l’accesso a un’energia affidabile e competitiva, indipendentemente dalla fonte utilizzata. La terza è la gestione delle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale, dagli umanoidi e dall’automazione avanzata, che modificheranno profondamente il lavoro e le responsabilità nelle organizzazioni. La quarta riguarda il riconoscimento del ruolo economico e sociale dei manager e dei relativi pensionati, spesso percepiti come privilegiati nonostante il contributo che apportano al sistema produttivo.

Sul tema energetico, Quercioli ha confermato l’impegno di Federmanager nel promuovere una riflessione più equilibrata sul nucleare e più in generale sulla sicurezza energetica, mettendo a disposizione del Paese le competenze della categoria per affrontare le sfide della transizione. 

Conclusioni

Dal confronto è emersa una visione condivisa: energia, industria e innovazione costituiscono oggi un unico sistema strategico. La competitività europea dipenderà dalla capacità di garantire sicurezza energetica, autonomia tecnologica e sviluppo industriale. In questo scenario il ruolo dei manager appare sempre più centrale, non solo come gestori del cambiamento, ma come protagonisti nella definizione delle scelte che determineranno il futuro economico e sociale del Paese.


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