Riforma Protestante

I rapporti tra scienza e religione nel corso della storia hanno avuto momenti di confronto altalenanti, a volte estremamente costruttivi, a volte estremamente conflittuali e drammatici.

Luciano Giannini

Oggi stiamo assistendo ad un proliferare di nuove teorie e scoperte scientifiche (DNA, Big Bang, Relatività, Meccanica quantistica, etc.), che aprono il fronte a nuovi interrogativi sulla nostra comprensione del creato, su Dio, sul rapporto fra Dio, l’uomo e la natura. 
Relazioni queste che non possiamo ignorare, a rischio di vivere fuori dal tempo (credere ciecamente o altrettanto ciecamente professarsi atei): se Dio ci ha dato il meraviglioso dono della ragione questo va valorizzato.
Le nuove conoscenze hanno generato un dibattito tra credenti, non credenti e agnostici: scienziati, filosofi, teologi: Dio esiste o non esiste? E se esiste, si occupa di noi o no? Dio è un orologiaio o un ingegnere che calcola tutto?  
Alla luce delle nuove sfide culturali e al fine di diffondere il dibattito continuo che c’è stato nel corso dei secoli, il Gruppo di Studio “Scienza e Fede” della Chiesa Metodista di Milano ha voluto rivisitare criticamente il contributo della riforma protestante alla rivoluzione scientifica, anche alla luce degli approfondimenti avvenuti recentemente da parte di scienziati, storici della scienza e filosofi.
L’occasione dell’approfondimento è stata la celebrazione del 500° anniversario della pubblicazione (1517) delle 95 tesi di Martin Lutero, da cui il ciclo di conferenze sul tema “Riforma protestante e rivoluzione scientifica”, che oggi si propone ai dirigenti di ALDAI con la programmazione specificata nel box.
I tre incontri percorreranno un periodo di circa due secoli, con inizio nel 1500 e fine nel 1600. 
A conclusione di questo intenso periodo, dal punto di vista scientifico, la visione del mondo non sarà più la stessa. Grandi sconvolgimenti scientifici, filosofici, religiosi nonché grandi drammi umani consentiranno il passaggio dalla visione geocentrica alla visione eliocentrica in cui l’uomo perde il ruolo di creatura privilegiata del creato. 
Ai tempi di Lutero dominava la visione aristotelica, difficile da scalfire, anche sulla base di alcune affermazioni bibliche condivise sia dal mondo cattolico che luterano. 
Copernico, contemporaneo di Lutero, religioso cattolico polacco, elaborerà la teoria eliocentrica già all'inizio del 1500, ma tarderà a pubblicare i risultati delle sue scoperte basate su osservazioni e calcoli matematici, temendo il contesto culturale dell’epoca. Solo la complicità e il contributo di un giovane astronomo, luterano della prima ora, Reticus, favorirà la pubblicazione dei suoi studi nell’opera “De Revolutionibus Orbium Coelestium” (Le rivoluzioni degli astri celesti) solo nel 1543. Nonostante l’evidenza scientifica il percorso sarà insidioso, pieno di pregiudizi di carattere religioso, e passerà per personaggi come Tycho Brahe, Keplero ma anche per personaggi che, a causa delle loro idee, hanno pagato caro come Giordano Bruno e Galileo Galilei. Solo con la pubblicazione da parte di Isaac Newton dei “I Principi Matematici della Filosofia Naturale” nel 1687, la visione aristotelica del creato lascerà definitivamente il posto alla visione eliocentrica.

Il ciclo di conferenze si svolgerà in ALDAI
sala Viscontea Sergio Zeme - via Larga 31 - Milano

PROGRAMMA
  • martedì 8 novembre 2018 ore 17.30
    “Il mondo di Lutero”, dr. L. Giannini
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  • martedì 13 novembre 2018 ore 17.30
    “La rivoluzione scientifica”, prof. B. De Michelis
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  • martedì 20 novembre 2018 ore 17.30
    “Newton scienziato e teologo”, dr. I. Di Lecce
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