Comitato pensionati ALDAI-Federmanager
22 gennaio 2026
Sintesi dell'incontro
Nel suo intervento introduttivo, il Presidente Mino Schianchi espone un’analisi ampia e articolata delle principali criticità della Legge di Bilancio 2026 e del sistema previdenziale, in particolare la condizione dei pensionati del ceto medio.
L’esposizione si sviluppa sui seguenti punti.
1. Crisi demografica
L’attenzione è richiamata sul carattere ormai strutturale della crisi demografica italiana. Il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva riduzione della base occupazionale sono indicati come fattori che mettono direttamente a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico e del welfare pubblico.
Non si è più in presenza di un fenomeno congiunturale, ma di una trasformazione profonda della società, che richiede politiche di lungo periodo orientate alla natalità, all’incremento dell’occupazione femminile, a una gestione regolata dei flussi migratori e a un deciso aumento della produttività.
2. Perequazione automatica
Allo stato attuale non appare prioritario insistere sulla questione della perequazione automatica delle pensioni. A seguito degli interventi, delle azioni giudiziarie e dei ricorsi promossi anche grazie all’impegno delle organizzazioni rappresentative, il meccanismo è stato ricondotto al sistema tradizionale a scaglioni.
Tale risultato non è casuale, ma rappresenta l’esito di una pressione costante, documentata e argomentata. Ciò non implica l’archiviazione definitiva del tema, bensì uno spostamento temporaneo del baricentro dell’azione su altri fronti oggi ritenuti più urgenti.
3. Evasione fiscale e contributiva
Si ribadisce la necessità di insistere con forza sulla lotta all’evasione fiscale e contributiva.
A questo si aggiunge la necessità di evitare provvedimenti di condono e di defiscalizzazione per non ridurre il gettito contributivo.
Risulta paradossale che si continui a chiedere sacrifici a lavoratori dipendenti e pensionati, che pagano le imposte alla fonte, mentre vaste aree di reddito continuano a sfuggire in misura significativa al prelievo fiscale e contributivo.
Da qui l’esigenza che il Governo concentri uno sforzo ben maggiore su questo fronte, sia per ragioni di equità sia per reperire risorse necessarie da destinare al welfare, alla sanità e alla non autosufficienza.
4. Salari, inflazione e potere d’acquisto
Anche quando i salari lordi registrano incrementi nominali, tali aumenti risultano in larga parte erosi dall’inflazione e dalla pressione fiscale.
Ne consegue una riduzione del potere d’acquisto reale sia per i lavoratori sia per i pensionati, con un impoverimento progressivo soprattutto delle fasce medie, che non beneficiano né dei sostegni assistenziali né di regimi fiscali agevolati.
5. Squilibrio nel finanziamento del bilancio pubblico
Nei fatti, sono soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati a sostenere, per la componente IRPEF, le esigenze del bilancio pubblico e a supplire alle carenze del welfare.
Ciò avviene sia attraverso il prelievo fiscale ordinario sia mediante la rinuncia a prestazioni e servizi che vengono progressivamente ridotti, esternalizzati o privatizzati.
6. Flat tax e addizionali locali
Appare paradossale che coloro che aderiscono a regimi di flat tax – professionisti, commercianti e altre categorie – risultino esentati dal pagamento delle addizionali IRPEF regionali e comunali.
Tali soggetti utilizzano gli stessi servizi pubblici finanziati da Regioni e Comuni, senza tuttavia contribuire in modo proporzionato al loro finanziamento.
7. Welfare privato e pensioni integrative
Di fronte all’erosione progressiva del welfare pubblico che non è in grado di garantire un livello pubblico adeguato, stabile e universalistico di protezione sociale, si ritiene inevitabile cominciare a fare perno anche sul welfare privato e sulle pensioni integrative.
Il secondo pilastro pensionistico non è più un’aggiunta facoltativa, ma sta diventando una componente essenziale della futura sicurezza economica. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto interessanti modifiche alla normativa della pensione complementare:
- il silenzio-assenso per l’adesione ai fondi;
- l’aumento della quota riscattabile in capitale;
- le nuove prestazioni finanziarie flessibili;
- la maggiore tutela delle somme non utilizzate a favore degli eredi.
8. Separazione tra assistenza e previdenza
Si dà atto che vi sono notizie di un avanzamento concreto nel processo di separazione tra spesa assistenziale e spesa previdenziale. I nuovi controlli sull’ISEE e l’attenzione alle anomalie nei bonus vanno nella direzione giusta, anche se l’anagrafe dell’assistenza, promessa da anni, continua a restare sulla carta.
Qualora questa operazione giungesse a compimento, essa consentirebbe una maggiore trasparenza dei conti pubblici e renderebbe più agevole individuare ed eliminare numerosi abusi.
Si ricorda, in particolare, che:
- la spesa assistenziale risulta oggi largamente priva di controlli efficaci;
- la spesa pensionistica “pura”, al contrario, resta relativamente stabile e si muove entro limiti di sostanziale regolarità.
9. Una nuova visione del pensionato
Viene segnalata, infine, l’esigenza di superare l’immagine stereotipata del pensionato come soggetto passivo e marginale, e la necessità di migliorarne l’immagine nella pubblica opinione pubblicizzando le attività sociali meritevoli svolte. In quest’ottica vengono ricordate due esperienze nate in ALDAI:
- Volontari per il Sociale, attivo soprattutto in Lombardia;
- ManagerNoProfit, oggi presente in più territori.
Molti pensionati risultano oggi impegnati in attività di volontariato, nel terzo settore, nell’assistenza sociale e nel supporto educativo.
Il pensionato viene quindi indicato come una risorsa attiva per la società, e non come un costo improduttivo.
Dibattito
Si apre il dibattito, nel corso del quale le tematiche introdotte dal Presidente vengono sviluppate e arricchite.
1. Apprezzamento per l’intervento di Schianchi
I partecipanti esprimono apprezzamento per l’intervento introduttivo, giudicato chiaro, realistico e politicamente incisivo. L’analisi è ritenuta capace di collegare i problemi previdenziali con quelli fiscali, demografici e sociali, offrendo una visione complessiva della condizione dei pensionati.
2. Nuova immagine del pensionato
Diversi interventi condividono l’esigenza di promuovere una nuova immagine del pensionato.
Si osserva che:
- il pensionato non è un soggetto passivo;
- molti senior svolgono attività di volontariato e supporto sociale;
- questa realtà è poco conosciuta e scarsamente valorizzata.
Da qui la proposta di una maggiore attenzione alla comunicazione pubblica di queste esperienze.
3. Terzo settore e non profit
Nel dibattito emerge come il mondo del non profit stia attraversando una fase di sviluppo molto rilevante.
La nuova cornice normativa del Terzo settore, più funzionale e organizzata, impone alle associazioni di dotarsi di strumenti, competenze e risorse adeguate.
Il Terzo settore si configura sempre più come un terzo polo tra Stato e Mercato, con un ruolo crescente nella coesione sociale.
4. Intelligenza artificiale e discriminazioni
Alcuni interventi mettono in guardia sul fatto che l’Intelligenza artificiale, se non governata, rischia di amplificare le discriminazioni di genere, in particolare nei processi di selezione del personale.
Algoritmi addestrati su dati storici possono infatti riprodurre e rafforzare stereotipi e disuguaglianze già esistenti.
5. Criticità della Legge di Bilancio
Il dibattito si sofferma sulla Legge di Bilancio, definita una manovra che parla molto di equilibrio dei conti pubblici, ma che continua a trascurare i problemi concreti delle persone.
Essa ignora in larga misura le esigenze:
- delle famiglie;
- dei lavoratori;
- dei pensionati.
6. Principali criticità individuate
I partecipanti individuano una serie di criticità strutturali:
- Nessuna vera misura strutturale per il lavoro e per i giovani.
- Pressione fiscale ancora troppo alta, soprattutto sui redditi medi e medio alti, inclusi quelli dei pensionati sopra i 50.000 euro.
- Nessuna apertura verso forme più eque di uscita dal lavoro.
- Solo interventi marginali sulla previdenza complementare.
7. Questione della perequazione automatica: vigilanza e prospettive
Si prende atto che, allo stato attuale, dopo un lungo lavoro di pressione sui tavoli politici e a seguito di decine di ricorsi promossi nelle sedi giudiziarie, il meccanismo perequativo è stato ricondotto alla sua impostazione tradizionale, fondata sulle aliquote del 100%, 90% e 75% e sul calcolo per scaglioni.
Su questa base si conviene che, nell’immediato, insistere ulteriormente sul tema non appare particolarmente utile, anche perché il ripristino del sistema tradizionale rappresenta un risultato concreto dell’azione svolta dalle organizzazioni rappresentative e dei ricorsi presentati a titolo personale.
Al tempo stesso viene messo in guardia da ogni illusione di stabilità definitiva. Si ricorda infatti che, a partire dal 1985, la giurisprudenza della Corte Costituzionale si è mossa costantemente nel senso di legittimare politiche di contenimento della spesa pensionistica, riconoscendo al legislatore ampi margini di discrezionalità negli interventi sulla perequazione.
In questo quadro nulla esclude che, in futuro, possano tornare interventi riduttivi sulle pensioni superiori a quattro volte il minimo, qualora i governi ritenessero ancora una volta di “fare cassa” sui pensionati.
Da qui l’esigenza di mantenere alta la vigilanza sull’argomento. Si osserva infatti che, una volta approvata una nuova legge restrittiva, diventa poi estremamente difficile ottenere un effettivo accoglimento delle ragioni dei pensionati nelle sedi giudiziarie.
Viene inoltre ricordato che è attesa una pronuncia della Corte Costituzionale sulla rimessione degli atti di un ricorso, disposta con ordinanza del Tribunale di Trento. In tale giudizio è messo in discussione lo stesso impianto del meccanismo perequativo fondato su aliquote differenziate.
La decisione della Corte è attesa con particolare interesse, poiché potrebbe incidere in modo rilevante sull’assetto futuro della rivalutazione delle pensioni.
8. Assenza di un vero confronto pubblico
È lamentata l’assenza di un vero confronto pubblico su questi temi.
Si osserva che:
- non vi sono dibattiti reali;
- non esistono spazi adeguati per far sentire la voce dei lavoratori e dei pensionati;
- le decisioni vengono prese senza un serio coinvolgimento sociale.
9. Dalle dichiarazioni alle azioni
Nel dibattito emerge con forza l’idea che non siano più sufficienti dichiarazioni di principio, articoli o documenti.
Occorre promuovere:
- confronti veri;
- dibattiti pubblici;
- iniziative anche a livello locale;
- esigenza di un maggiore impegno continuativo e fattivo delle strutture territoriali.
L’obiettivo è riportare attenzione pubblica sulle richieste dei pensionati.
10. Responsabilità e mobilitazione
In chiusura del dibattito è posto un punto considerato decisivo.
Molti pensionati si sentono penalizzati e dimenticati, ma solo pochi si impegnano davvero.
Troppi restano in silenzio, aspettando che siano altri a muoversi.
Ne consegue l’affermazione che:
- i diritti non si conservano da soli, si difendono;
- si difendono solo se c’è qualcuno disposto a esporsi;
- quel qualcuno, oggi, devono essere gli stessi pensionati.
Chiusura dei lavori
Il Presidente Mino Schianchi ringrazia i presenti per il contributo al dibattito.
Ribadisce la necessità di trasformare le analisi in iniziative concrete e di rafforzare il ruolo del Comitato Pensionati come soggetto attivo nel dibattito pubblico.
01 gennaio 2026
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