In Hoc Signo Vinces

Qualche dubbio sulla attendibilità della frase e sulle circostanze alle quali essa è tradizionalmente attribuita

Roberto Diegi

Socio ALDAI-Federmanager
Quando frequentavo le Scuole Medie, poco dopo la metà degli anni ’40, mi avevano insegnato che Costantino I, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, aveva avuto la visione di un Angelo che, mostrandogli la Croce, gli aveva detto “In hoc signo vinces”, cioè se inalbererai questo segno sui tuoi stendardi, avrai la vittoria.

Costantino, secondo quanto ci è stato raccontato, seguì le indicazioni dell’Angelo e, come è ben noto, battè Massenzio e diventò presto unico Imperatore: Costantino il Grande, il “Primo Imperatore Cristiano”.

Temo che nelle Scuole Medie di oggi non sia cambiata molto questa versione “angelicata” della vigilia della battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. Soprattutto credo sia ben radicata nella tradizione la versione, latina ovviamente, della frase che l’Angelo avrebbe rivolto a Costantino: per carità, grammaticalmente corretta, persin troppo, ma forse non proprio corrispondente alla realtà.

Ma la realtà è quella che ci hanno insegnato a Scuola? In altre parole le cose erano andate veramente così? 
Qualche dubbio gli storiografi più moderni ed attenti alla situazione politico-religiosa di quei tempi cominciano ad averlo1.
Ma procediamo con ordine.

La Visione anzitutto. Pare che Costantino non abbia avuto alcuna Visione celeste e che tutta la faccenda sia stata “montata” ad arte dai panegiristi cristiani contemporanei, per accreditare Costantino di una patente di Imperatore Cristiano, che è tutta da dimostrare. 

E’ probabile - o almeno, io ci credo - che egli abbia fatto sì dipingere sugli scudi dei suoi soldati una croce (il segno grafico già allora più diffuso per contrassegnare qualcosa), ma per un motivo assai banale e molto concreto, i due Eserciti contrapposti avevano le stesse divise, le stesse armature, le medesime armi; erano tutti Legionari Romani, per cittadinanza se non per nascita, che si fronteggiavano e alcuni avevano pure parenti e amici nelle file avversarie: la croce sugli scudi degli armati di Costantino avrebbe consentito di non fare confusione e di individuare immediatamente il nemico.
        
Che Costantino proprio cristiano non fosse, anche se attirato e coinvolto profondamente da questa nuova Religione che stava conquistando il suo mondo, lo dimostrano a mio avviso due cose.
La prima: l’Imperatore ricevette il battesimo solo sul letto di morte e non sappiamo neppure se fu lui a richiederlo. 
La seconda: Costantino, come prima di lui suo Padre Costanzo, anche se molto tollerante verso la religione Cristiana, non aveva mai smesso - anche quando aveva “liberalizzato”  il Cristianesimo elevato successivamente, ma non da lui, a religione di Stato - di adorare il Sole, come dimostrano le numerose serie di suoi Folles, il cui rovescio porta una legenda inequivocabile: “Soli Invicto Comiti”. 
Il Nostro non aveva mai smesso di riportare sui rovesci delle sue monete richiami espliciti alle Divinità del variegato Pantheon romano.

Alcuni anni  più tardi Costantino aveva sì abbandonato le dediche esplicite alle Divinità Pagane, per riportare sulle monete raffigurazioni per così dire “neutrali” rispetto alle due religioni principali: la Vittoria, Roma, il Valore e la Gloria dell’Esercito, la Provvidenza, la Pace e così via. 
Ma, e per me non è un caso, sui rovesci delle monete di questo Imperatore - e sono veramente tante! - non figurano mai accenni espliciti alla nuova religione dilagante, né tanto meno a quell’avvenimento soprannaturale che nel 312 aveva cambiato il corso della Storia.

Ora, tornando appunto all’Angelo e alla Visione, volete che Costantino, abilissimo Generale ma ancor più attento Politico, diventato a mio avviso difensore del Cristianesimo per un preciso calcolo (ormai la nuova religione aveva permeato delle sue idee la Pubblica Amministrazione e l’Esercito), non facesse ampia “pubblicità” a una Visione celeste della portata di quella che ci hanno tramandato?
 Invece neppure una parola, neppure un accenno sulle monete che -non mi stancherò mai di ricordarlo - erano a quei tempi il veicolo principale dei messaggi di chi deteneva il Potere. 
La versione della Visione celeste, la troviamo invece più che ampiamente descritta dai panegiristi cristiani: se veramente Costantino l’avesse avuta, figuriamoci quale enorme risonanza “pubblicitaria” ne sarebbe derivata, a iniziativa dello stesso Imperatore! 
Avevo espresso già parecchio tempo fa - in privato certo, ma anche per iscritto, a beneficio di alcuni amici - i miei sinceri dubbi sul presunto “cristianesimo” di Costantino e le relativamente recenti opere di revisione critica del suo operato mi hanno confermato in pieno nella mia idea.
Anni or sono, forte anche delle nuove teorie storiche, mi sono pure lanciato in una “pubblica difesa” della mia convinzione: vedasi infatti “Costantino il Grande, il suo Cristianesimo, le sue monete”, articolo pubblicato da Panorama Numismatico n° 160 del Febbraio 2002. 

E veniamo ora alla famosa frase “In hoc signo vinces”, che sarebbe stata pronunciata dall’Angelo nella famosissima Visione di cui si è detto e tramandata fino a noi per secoli e secoli.
Niente da dire, la grammatica e la sintassi latine sono pienamente rispettate e il significato della frase non può creare alcun dubbio: ma a me - che sono comunque profondamente ignorante in materia - sembra persino troppo accademica.
Forse non era proprio questo il latino usato nel linguaggio comune: e attenzione che le poche monete con questa frase circolavano proprio nelle tasche della Popolazione meno colta, che “doveva” capire immediatamente il messaggio in esse contenuto.
Forse, ammesso e non concesso che la frase sia stata veramente pronunciata dall’Angelo, c’è da supporre che il Figlio di Costantino, Costanzo II che - a differenza del Padre - l’ha riportata su alcune sue belle monete di largo modulo, le c.d. “Maiorine”, la volesse citare a testimonianza della sua fedeltà al Cristianesimo ormai imperante, grazie anche all’opera del padre Costantino e all’appoggio “celeste” da questi ricevuto nella battaglia decisiva contro il “pagano” Massenzio.
D’accordo che la sostanza non cambia affatto, ma la frase che viene riportata sulle Maiorine di Costanzo II suona un po’ diversamente: “Hoc Signo Victor Eris”.

Volete che Costanzo II ricordasse male quella frase, tante volte riportata dalla tradizione filocristiana, a non moltissimi anni dall’avvenimento cruciale nel quale sarebbe stata pronunciata? 
Anche Vetranio, del resto, un effimero Imperatore eletto tale dalle Legioni danubiane nel 350, che si affrettò però a riconfermare presto la sua fedeltà a Costanzo II, avendone in cambio salva la vita, riporta la stessa legenda su alcune sue “Maiorine” coniate a Siscia, ma questo fatto non è molto significativo perché Vetranio, durante il suo breve regno, si limitò a riprodurre pedissequamente la monetazione dell’Imperatore legittimo Costanzo.

Tornando alla frase “incriminata” i casi, a mio parere, sono dunque due: o Costanzo II l’ha modificata in base forse a una scrittura più aderente ai tempi e al latino parlato o, come sostiene Schmidt (ma anch’io prima di lui avevo questo sospetto), non solo la frase, non importa in quale versione, non è mai stata pronunciata, ma anche la famosa Visione celeste con intervento dell’Angelo era frutto della “fantasia” di coloro che avevano tutto l’interesse a fornire al buon Costantino una patente di Grande Imperatore Cristiano, quale lui, non solo in cuor suo, non è probabilmente mai stato.

Ai posteri l’ardua sentenza su questo importante fatto.
Ma io, almeno in questo caso particolare, ci credo poco alle revisioni ufficiose, perché ormai sono trascorsi moltissimi anni da quel favoloso, in senso stretto, avvenimento che avrebbe preceduto la battaglia di Ponte Milvio e ormai - con buona pace di Joel Schmidt e dell’umile sottoscritto - Costantino I è universalmente riconosciuto come il Primo Grande Imperatore Cristiano.

1 Joel Schmidt: “Costantino. Memorie del primo Imperatore cristiano”. Edizioni San Paolo S.r.l. 2001 

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