L’impressionismo da Parigi a Milano

Tre artisti, tre monografie di tre modi di essere pittori nello stesso tempo storico: Cézanne, Renoir e De Nittis

Alberto Cantoni

Componente del Gruppo Cultura 
Cézanne / Renoir - Capolavori dal Musée de l’Orangerie e dal Musée d’Orsay a Palazzo Reale è una rara occasione per poter visitare una mostra di pittura con i nomi di Cézanne, Renoir e De Nittis a Milano senza correre il rischio di non apprezzare dovutamente l’intima grandezza e le evidenti divergenze delle loro opere, sapendo che la loro arte è stata pure ragione e contorno per lo sviluppo della musica e della poesia francese come ad esempio Mallarmé e L'après-midi d'un faune musicato da Debussy nel 1894, vero esempio dell’impressionismo della parola, della musica e dell’immagine. 

Sorge subito una domanda: ben sapendo che il 2024 segna il 150esimo anniversario della mostra del 1874 da Nadar, prima esposizione di coloro che vennero chiamati “Impressionisti”, qual è il significato vero di tale ricorrenza espositiva a Palazzo Reale e quale la ragione, se ragione deve esserci, di una monografia per De Nittis e una collettiva per Cézanne e Renoir?  Perché non aver aggiunto anche Manet con il mirabile Un bar aux Folies Bergère del 1881, ultima opera importante da lui realizzata e in sintonia piena con l’impressionismo ormai dilagante? Sarebbe stato il trionfo di una attualissima spazialità, che sorge dalle immagini riflesse nel grande specchio retrostante la cameriera Suzon al banco del locale, a confronto con una delle Baigneuses oppure con la Saint Victoire nella sua visione immaginaria di colore/forma dell’ultimo Cézanne, con la Colazione nel giardino, opera capolavoro di De Nittis, e le sognanti figure abbellite di Renoir cosciente in tutto che Cézanne era il maestro al suo tempo e tale noi lo vediamo oggi confermato. 

Perché terminare la mostra di Cézanne con due opere di Picasso e non iniziarla anche con due opere di Manet? Domande che nascono spontanee se si vuole visitare una mostra non solo per godere la bellezza delle opere esposte, ma anche ricercare un valore non sempre evidente che possa aggiungere conoscenza oltre che visione.

Il perché della scelta organizzativa delle mostre sta ai curatori, ma l’impressione che ne deriva è tutta nostra e tale desideriamo apprezzarla.

Assente Manet, la cui arte era definitivamente andata oltre la prospettiva dell’immagine reale verso una forma ideale che la mente e non l’occhio può vedere e quindi rappresentare, cerchiamo di avvicinare il silenzio delle immagini di Cézanne che, nel loro equilibrio, ben oltre hanno portato la sua ricerca dell’immagine oggettiva. Credo che Cézanne di fatto non dipinga per dipingere, ma rifletta sull’eterno della vita, ricerchi un suo mondo in cui abitare ed esprima il suo pensiero con una voce che diventa pittura. Non a caso, infatti, nel suo percorso artistico non sarà Parigi la sua dimora, la città del potere e della politica, la città che Haussmann stava trasformando sotto il Secondo ed effimero Impero per volere di Napoleone III. L'opera di Haussmann ha costituito il fondamento dell'immagine della capitale francese nel mondo, sostituendo la Parigi antica dalle stradine pittoresche con una città moderna fatta di grandi viali, immense piazze e monumenti solenni. Per Cézanne tutto ciò era un fastidio intimo che lo ha portato alla sua Provenza e ai suoi spazi di forma/colore che tanto hanno determinato il Novecento. Difficile dimenticare La Celestine di Picasso (1904).

Lontano da Parigi significava essere lontani dal successo e forse per questo Renoir si è fermato senza per questo mancare di viaggiare con assidua forza per vedere e apprendere il mondo che tanto lo coinvolgeva. Con la pratica en plein air, assieme al suo amico Monet, Renoir scoprì che il colore delle ombre corrisponde al colore riflesso dagli oggetti che le circondano e tale fu la sua pittura per una sempre più attenta ricerca della bellezza.
Agli inizi del Novecento Renoir era sempre più riconosciuto come il maestro della creatività e della continua diversità di visione immaginaria. La sua fama, d'altronde, si era definitivamente consolidata con la grande retrospettiva del 1892 da Durand-Ruel - vi erano esposti lavori come il Bal au moulin de la Galette e La colazione dei canottieri - con lo sfolgorante successo riscosso in occasione del Salon d'Automne del 1904, mentre pure lo Stato acquistava sue opere tanto da insignirlo della Legione d’Onore nel 1905. 

Quasi del tutto assenti erano ormai i rapporti fra coloro che erano stati gli Impressionisti, non solo per divergenze di posizione e di successo commerciale - Cézanne era fallimentare - ma anche e soprattutto per lo scorrere del tempo che ha portato Cézanne alla morte nel 1906, Monet ammalato a ritirarsi nella sua villa di Giverny, Degas quasi cieco a lavorare di ricordi e Renoir stesso a terminare la sua vita sul Mediterraneo francese nel 1919.

De Nittis, italiano di Parigi, ineguagliabile nella sua capacità di ritrarre le persone nei loro momenti più intimi e veri, era con gli Impressionisti che dominavano la scena dell’Ottocento che svaniva, guardava alla libertà di Manet, troppo presto mancato, e non trascurava la sua origine mediterranea nei colori e nella luce come sorgente del colore stesso. Insignito nel 1878 della Legione d’Onore, nel 1884 a Saint-Germain-en-Laye fu colpito da un fulminante ictus cerebrale. È sepolto a Parigi nel cimitero di Père-Lachaise e la sua città natale -Barletta - lo onora con un corpo di opere assai rilevante.

In realtà le due esposizioni di Milano sono di fatto tre monografie di tre modi di essere pittori nello stesso tempo storico, ma rivolti all’assoluto (Cézanne), alla continua mutazione delle immagini (Renoir) e all’essenza umana della persona (De Nittis). Da loro si sono aperte le porte del Novecento che ha sconvolto lo scenario artistico europeo assorbendo in sé non solo l’immagine riconoscibile, ma anche l’immagine irriconoscibile ed espressa solo come oggetto di colore.

SAVE THE DATE

l'incontro L'impressionismo da Parigi a Milano si terrà 

giovedì 23 maggio 2024 alle ore 17:00
in Sala Viscontea Sergio Zeme

Seguirà visita alla mostra a Palazzo Reale

Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it
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