Il significato del “Muro” nella poetica di Eugenio Montale

Appuntamento del ciclo Letteratura 2024 (Gruppo Cultura)

Noemi Di Gioia

Componente del Gruppo Cultura
Leggendo Ossi di Seppia di Eugenio Montale (1925), fin dal primo componimento, ci imbattiamo in un muro: Un rovello è di qua dall’erto muro, scrive, infatti, il poeta al 10º verso di In Limine.
In questa lirica il muro rappresenta il confine “metaforico” fra un là ideale a cui tendiamo e un qui caratterizzato dall’angoscia (rovello) di fronte all’epifania del nulla (il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro /di me), di fronte all’assurdità dell’esistenza e all’inganno della realtà.  
È, quindi, il limen (richiamando il titolo della poesia) che significa ostacolo, confine/fine, ma significa anche soglia. In quest’ ultimo caso ha il valore di passaggio, di apertura, di via di fuga.
Questa via di fuga, però, è per il poeta del tutto ipotetica e può avvenire soltanto se si troverà, improvvisamente e casualmente, una maglia rotta nella rete / che ci stringe (In Limine), oppure solo se si potrà scoprire uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità, come scriverà nella poesia I Limoni.
Dall’immagine dell’erto muro di In Limine si passa a quella dello scalcinato muro di Non chiederci la parola, su cui il sole estivo proietta l’ombra dell’uomo che se ne va sicuro. L’ombra sul muro evoca il lato oscuro della realtà e di sé stessi e in particolare l’aggettivo, scalcinato, riferito al muro, fa pensare al disfacimento delle cose e, più in generale, alla morte.

Nell’incipit di Meriggiare pallido e assorto ritroviamo ancora l’immagine del muro, come elemento di separazione tra un al di là appagante e un al di qua privo di senso, simboleggiato dal trascorrere il pomeriggio sotto il sole, presso un rovente muro d’orto. Qui, però, l’aggettivo, rovente, rende il muro intoccabile, inaccessibile, anticipando, così, la metamorfosi che avviene, negli ultimi versi della poesia, da muro a muraglia.
Questa muraglia, che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia, diventa il simbolo di una condizione esistenziale irreversibile. 

Cosa può fare allora l’uomo–Montale? Può solo assumere un atteggiamento di divina Indifferenza (come leggiamo in Spesso il male di vivere ho incontrato), che consiste nel distacco dalla realtà.
Andando avanti di qualche componimento, ritroviamo in Gloria del disteso mezzogiorno l’immagine del paesaggio assolato e arido di Meriggiare pallido e assorto, che anche qui è metafora della desolazione della vita, del non-senso, della solitudine. Proprio nel momento in cui il sole comincia a calare, paradossalmente, l’ora più bella è al di là del muretto. Il muretto, anche se qui non è più l’erto muro, simboleggia, comunque, il confine tra lo squallore dell’al di qua e la gioia che è di làLa buona pioggia è di là dallo squallore, continua, infatti, Montale.

Anche nella lirica, Sul muro grafito, l’ultima della sezione Ossi di seppia, ritroviamo l’immagine del muro. 
L’aggettivo, grafito, ci fa porre una domanda. Perché, nel suo linguaggio essenziale e conciso, Montale avrebbe dovuto precisare un particolare non necessario, dal momento che normalmente ogni muro presenta delle irregolarità, come delle incisioni?  Forse con i segni e le scalfitture del muro ha voluto simboleggiare le ferite del suo animo, la sua impotenza e la sua sconfitta.

Il muro grafito limita la visione del cielo: è un’altra immagine di quell’oltre, impedito al poeta dal muro. È un altro rimando alla condizione umana, limitata da muri e confini, che fanno precipitare l’uomo nella desolazione e nell’isolamento.
Anche qui, nell’ambito di pochi versi, come abbiamo già visto in Meriggiare pallido e assorto, il muro dell’incipit diventa, nella quartina finale, la muraglia, qualcosa di davvero invalicabile: Rivedrò domani le banchine/e la muraglia e l’usata strada

Ecco una delle tante contraddizioni umane: l’aggettivo, usata, rimanda alla sicurezza del quotidiano, ma evoca anche la gabbia della consuetudine con le sofferenze di sempre.

SAVE THE DATE

L'incontro Il significato del “Muro” nella poetica di Eugenio Montale si terrà 

mercoledì 27 novembre 2024 alle ore 17:30 
presso la Sala Viscontea Sergio Zeme

Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it

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