Celebrato il Congresso Federmanager

Da evento rituale a programma di lavoro

Giuseppe Colombi

Consigliere ALDAI-Federmanager

Roma 10 novembre 2018 – In termini di interesse, dopo la conferma, scontata ma davvero unanime, di Stefano Cuzzilla alla presidenza, insieme al vice presidente Eros Andronaco e a Marina Cima rieletta nel ruolo di tesoriere, il Congresso Federmanager 2018 è andato oltre le aspettative. 
Il livello sfidante delle proposte e la qualità delle relazioni di Ambrosetti e di Spencer Stuart ne hanno fatto un evento che ha superato la ritualità.
Al Presidente bisogna riconoscere lo sforzo di valorizzazione della categoria e le relazioni costruttive con le associazioni imprenditoriali e più in  generale con le istituzioni. L’auspicio è che questo costituisca la premessa per fare squadra e conseguire insieme risultati migliori, nell’interesse di tutti.
In aggiunta al programma di Federmanager, sintetizzato in questo numero di Dirigenti Industria, merita di essere ricordata la proposta di Marco Grazioli dello Studio Ambrosetti volta ad investire nei manager e in generale nel “middle management”, così da dare al Paese le basi per prospettive di sviluppo della manifattura, tanto importante per la nostra economia. È da ricordare che in Italia il 65% delle imprese familiari è gestito da un management interno alla proprietà, ma c’è da chiedersi se sarà così in futuro.
Significativi anche i risultati della ricerca “Bravi Manager Bravi” condotta da The European House Ambrosetti e Federmanager: i suoi risultati sono stati anticipati nel numero di ottobre di Dirigenti Industria. Siamo “Bravi” sulle cose importanti, ma è necessario “affilare la lama” per far fronte al contesto in continuo cambiamento. La capacità di reazione del management dall’indagine appare ancora lenta: il digital non è per il top management, si notano resistenze al cambiamento, manca la trasparenza nella comunicazione. 
Fra i comportamenti importanti da promuovere: la semplificazione, la comunicazione per posizionarsi dentro e fuori dall’organizzazione, l’ascolto dedito e profondo, l’uso di strumenti social per coinvolgere i clienti. 
Dall'indagine scaturisce il seguente decalogo, tanto per cominciare:

  1. Sviluppare il capitale sociale (il capitale intellettuale non basta)
  2. Scollegare le competenza dai ruoli e legarle ai fattori critici di successo del business
  3. Andare a caccia di talento aziendale (non solo individuale)
  4. Fare ricerche sull’organizzazione che facilitino le decisioni del top management
  5. Diffondere la leadership condivisa per non dipendere da un leader individuale
  6. Costruire percorsi di sviluppo e non semplici corsi/evento
  7. Investire sul middle management (questo ha anche rilevanza sul rinnovo del contratto)
  8. Spingere l’innovazione
  9. Misurare, riconoscere e premiare
  10. Operare con una prospettiva assidua, curiosa e originale

Un’ultima considerazione: è emersa l’esigenza per Federmanager di individuare e proporre professionalità specifiche nel rinnovo delle cariche amministrative di molte società partecipate e di interesse pubblico: si tratta di un obiettivo di medio periodo su cui concentrarci e dotarci di strumenti efficaci ed adeguati.

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