Utopia o Distopia?

Gli epigoni moderni di Thomas More e di John Stuart Mill

di Alberto Pilotto  

Federmanager Vicenza
Utopia è l’opera (1516) più importante e più famosa di Thomas More, italianizzato in Tommaso Moro (umanista, scrittore e politico cattolico inglese; Londra 1478-1535). Il titolo è un neologismo che l’autore ricavò da alcuni termini greci portando ad un senso, che potremmo definire originale, di “il luogo ottimale (non è) in nessun luogo”. Utopia è un’isola, governata da un principe illuminato, in cui vige un innovativo sistema di organizzazione politica: tutti lavorano 6 ore al giorno, è abolita la proprietà privata, i beni sono in comune, c’è la libertà di parola, di pensiero e di tolleranza religiosa; con ciò, l’autore critica fortemente le ingiustizie dell’Europa del Cinquecento e immagina una società ideale. Sir Thomas More, oltre a diventare famoso in Europa per le sue opere, ricoprì importanti cariche pubbliche, in particolare l’ultima di Lord Cancelliere sotto il re Enrico VIII. Venne decapitato, accusato di tradimento, perché si rifiutò di accettare l’Atto di Supremazia del re sulla Chiesa d’Inghilterra e di disconoscere il primato del Papa.

Con un salto di 3 secoli e mezzo, ma sempre in Inghilterra, troviamo il termine opposto e cioè la Distopia: è la rappresentazione di uno Stato futuro e immaginario in cui le condizioni di vita sono spaventose o oppressive. Il termine fu usato per la prima volta da J.S. Mill (filosofo, economista, membro del Parlamento; Londra 1806 - Avignone 1873) nel 1868 al Parlamento e il termine, dal greco, indica un cattivo luogo.

Il politico, denunciando quelli che considerava i lati negativi della società attuale, ipotizzava una deriva tragica per il futuro. In particolare, la tecnologia fuori controllo e i governi dittatoriali erano i temi che Mill riteneva meritassero la maggiore attenzione per la loro capacità di condizionare la vita delle persone.
Alberto Pilotto

Alberto Pilotto Associato Federmanager Vicenza

Facciamo un altro salto, più breve, di un secolo e mezzo e arriviamo nell’Italia e nell’Unione Europea attuali. Lo scenario è molto più complesso e variegato di quelli appena tratteggiati: le 27 Nazioni che compongono l’Unione hanno storie, lingue, tradizioni, costumi e sistemi politici diversi e variegati. Per restare alla nostra cara Italia, lascio all’intelligenza e all’esperienza delle nostre gentili lettrici e dei nostri cari lettori il divertissement di trovare fatti ed enunciazioni ufficiali di Governanti, Politici, Statisti, Giudici ed Avvocati (T.M. è il loro Patrono) che abbiano preso posizioni forti con decisioni a favore della visione di Thomas More (Utopia) o di J.S. Mill (Distopia). E Noi, noi che prendiamo quotidianamente decisioni importanti, spesso critiche e fondamentali per la vita delle nostre Aziende e che sono frutto di competenze, esperienze, pragmatismo, programmazioni, come giudichiamo le leggi, i programmi, le decisioni, gli atti della nostra Nazione e dell’attuale Unione Europea? Siamo con Thomas More o con John Stuart Mill?

Desidero concludere con una frase tratta da una delle mie canzoni preferite dei tempi della mia giovinezza (“Blowing in the wind” di Bob Dylan, 1963): “How many times can a man turn his head and pretend that he just doesn’t see?” Prosit!