L’inflazione è una tassa ingiusta sugli onesti

L'inflazione è la conseguenza di uno squilibrio economico generato dai cambiamenti di mercato che comporta l'erosione dei capitali monetari e la perdita del potere di acquisto dei redditi di lavoro dipendente e delle pensioni

Franco Del Vecchio

Consigliere ALDAI Federmanager e coordinatore del comitato di redazione Dirigenti Industria - franco.del.vecchio@tin.it
I giovani non hanno vissuto gli effetti dell’inflazione che ha caratterizzato il decennio ’73-’83 con inflazione a doppia cifra. Una continua rincorsa di aumenti dei prezzi e aumento dei salari, con una perdita netta del potere di acquisto. Mille lire nel 1956 erano tanti soldi, ma l’inflazione in 45 anni li ridusse a 30 lire. L’elevata inflazione generò effetti devastanti sul potere d’acquisto, sulla svalutazione dei risparmi, sui fondi pensione e sull’aumento delle tasse per effetto del fiscal drag, in quanto l’aumento degli stipendi per compensare l’inflazione veniva tassato con le aliquote più alte, innescando un perverso aumento della tassazione.
Ricordo buoni del tesoro al 18-20% e quindi anche il bilancio dello Stato era gravato da elevati interessi sul debito pubblico. L’inflazione della Lira – ben superiore alle altre monete – generò anche qualche effetto positivo sia sulla riduzione del debito pubblico in Lire, sia sulle esportazioni, potendo vendere prodotti a prezzi più competitivi rispetto ai Paesi con minore inflazione. Così si sviluppò l’export della manifattura italiana, grazie al costo inflazionato e ridotto della manodopera, con dinamiche simili alla crescita della manifattura cinese.
Purtroppo l’inflazione 2022 genererà effetti ben più gravi perché si sta verificando in tutti i Paesi occidentali, con aumenti simili dei prezzi: delle materie prime, dell’energia, gas e petrolio in particolare, e non ci saranno quindi effetti positivi sulla competitività. Aumenteranno purtroppo i tassi di interesse sui mutui e sul debito pubblico che potrebbero innescare un nuovo circolo vizioso di aumento incontrollato del deficit e del debito pubblico se il Paese non sarà in grado di generare valore e ricchezza reale. Termini ormai in disuso nell’era della “sostenibilità”, che dovrebbe essere soprattutto sostenibilità economica e finanziaria.

Gli effetti dell’inflazione sugli stipendi e sulle pensioni

L’inflazione riduce immediatamente il potere d’acquisto, e gli aumenti si notano subito alla cassa del supermercato, alla pompa del carburante e nelle bollette del gas e dell’elettricità, raddoppiate rispetto allo scorso anno a parità di consumi. Quindi l’inflazione ci rende tutti più poveri e riduce quanto ci siamo meritati con l’impegno nel lavoro e la gestione oculata dei risparmi.
L’inflazione, probabilmente superiore all’8% nel 2022, ridurrà il nostro potere d’acquisto della stessa percentuale.
Un'inflazione così elevata rispetto alla media dell’1,5 dall’introduzione dell’euro, vent'anni fa, innescherà una rivalutazione degli stipendi e certamente delle pensioni per le quali è tornata in vigore la perequazione automatica, evitando per poco l’ingiustizia del blocco della stessa, subita negli anni scorsi.
Le rivalutazioni contrattuali, gli aumenti di merito e le perequazioni delle pensioni non sono però esenti da conseguenti impatti negativi, in particolare per i dirigenti.
La rivalutazione automatica delle pensioni è infatti completa, al 100%, solo fino a 4 volte il trattamento minimo pensionistico (cioè fino a 27.239 euro), poi si recupera il 90% e, oltre 5 volte il trattamento minimo (cioè 34.049 euro), si recupera solo il 75% dell’inflazione.
Per una pensione lorda di 85.000 euro e un'inflazione all’8% si recuperano 5.726 € pari al 6,74%, ma non è proprio così perché bisogna considerare anche le tasse sul maggior reddito, che sarà calcolato per i dirigenti certamente con l’aliquota più alta al 43%. Tale prelievo fiscale aggiuntivo ridurrà di 2.462 euro la compensazione dell’inflazione e quindi la perdita reale dell’inflazione all’8% sarà, per il reddito esaminato, di 3.536 euro pari al 4,16%. Al netto delle maggiori tasse, i dirigenti pensionati non riescono a recuperare nemmeno la metà dell’inflazione all’8%.
Insomma con l’aumento dell’inflazione perdiamo potere d’acquisto e welfare, aumentiamo il contesto di incertezza e riduciamo la percezione di fiducia nel futuro.
Naturalmente chi le tasse non le paga non subisce l’effetto del “fiscal drag” e aumenta i prezzi speculando proprio sull’inflazione. Ecco perché l’inflazione è una tassa ingiusta sugli onesti, come i dirigenti, che pagano le tasse fino all’ultimo euro.  
Cliccando “impatto-inflazione.xlsx” indicato di seguito si può scaricare e calcolare la propria perdita per inflazione inserendo il reddito annuo della pensione e la percentuale d’inflazione.

Impatto inflazione

impatto-inflazione.xlsx

Cosa fare

Nell’articolo “Italia a rischio povertà energetica“ dello scorso gennaio, prima dell’invasione dell’Ucraina, avevo indicato le criticità energetiche e il possibile impatto devastante sull’industria e l'articolo di Pasquale Ceruzzi "Pericolo inflazione: evidenze, conseguenze e possibili rimedi" (Dirigenti Industria luglio) presenta un quadro oggettivo sulle prospettive. 

Stiamo impegnando oltre 200 miliardi di euro del piano PNRR in iniziative per la ripresa e resilienza, ma in due anni il contesto è completamente cambiato, così come le priorità.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di energia in quantità e a prezzi ragionevoli per non "strozzare"  l’industria e l’economia del Paese.

Gli interventi governativi di solidarietà, per alleviare gli aumenti insostenibili dei costi energetici di imprese e famiglie meno abbienti, non risolvono il problema oggi e aggravano la situazione in prospettiva, drogando un sistema di approvvigionamento energetico non sostenibile.

Ci vuole lungimiranza

Le risorse del PNRR sono un'occasione irripetibile per investire in infrastrutture per la competitività del sistema economico, per assicurare un miglior futuro economico ai giovani; non per sperperare risorse in spesa corrente alimentando un benessere che non ci possiamo permettere, scaricando ai giovani solo debiti.

Occorre investire nelle infrastrutture per energia green e sperimentazione nucleare per non arricchire e armare pericolose autocrazie.

Bisogna evitare interventi governativi, di breve periodo, destabilizzanti per la nostra economia di mercato; quegli interventi che generano aumenti della domanda dei prodotti e servizi per brevi periodi di tempo, che comportano aumenti dei prezzi, speculazioni, abusi e illeciti.

Dobbiamo creare le condizioni per favorire il lavoro, il riconoscimento del merito e la certezza del diritto per garantire sostenibilità economica e finanziaria.
C'è bisogno di una visione condivisa di futuro.
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