La direttiva europea anticorruzione 2026

Il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea hanno approvato la Direttiva anticorruzione che dovrà essere trasposta negli ordinamenti nazionali entro 24 mesi

 

a cura di Michele Vitali

Membro dell’Advisory Board di Transparency International Italia


Il 26 marzo 2026 il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva Europea anticorruzione con ben 581 voti a favore (>90%), 21 contrari e 42 astensioni. 

Il 21 aprile 2026 il testo è stato approvato anche dal Consiglio dell'Unione Europea ( che è l'Organo Legislativo in cui i ministri dei governi dei EU-27 Stati membri discutono, modificano e adottano le leggi dell’UE).

Dalla sua entrata in vigore (20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE), i 27 Stati membri avranno 24 mesi per la trasposizione negli ordinamenti nazionali. I mesi diventeranno 36 per le disposizioni sulle strategie nazionali anticorruzione e sulla valutazione dei settori esposti ai rischi di corruzione.

La Direttiva fornisce basi solide per la lotta alla corruzione nell’Unione Europea e le sue disposizioni configurano un ampio ventaglio di presidi e rimedi per prevenire, contrastare ed infine reprimere la corruzione. 

Sebbene alcune disposizioni contenute nella versione finale risultino più deboli rispetto alla proposta iniziale del 2023, commentata nell'articolo Dirigenti Industria "Corruzione :… tante piccole gocce fanno un mare di danni" e successive versioni del 2025, lo spirito della normativa è rimasto intatto: non soltanto armonizzare le basi giuridiche Comunitarie dei reati di corruzione, ma rafforzare le leggi anticorruzione nazionali di tutti i 27 Stati membri.

Posizione di Transparency International 

Transparency International, la più grande ONG globale di prevenzione e contrasto alla corruzione con oltre 100 sedi mondiali, accoglie con favore la Direttiva della Commissione e i suoi sforzi per affrontare l'inadeguatezza dei quadri giuridici e dell'applicazione delle norme anticorruzione nei 27 Stati dell'Unione Europea.

Il testo della Direttiva approvato dalla Commissione europea fornisce solide basi per affrontare le attuali lacune dei singoli Stati membri in materia di lotta alla corruzione, in particolare sulle nuove misure approvate:

  • obbligatorietà dei reati di corruzione attiva e passiva;

  • introduzione dell'appropriazione indebita e dell'“esercizio illecito di funzioni pubbliche” (NdR: eufemismo “addolcito” per abuso d’ufficio) nel settore pubblico e privato;  

  • obbligatorietà del reato di traffico di influenze;

  • inclusione di circostanze aggravanti;  

  • definizione di standard minimi sulle sanzioni massime applicabili alle persone fisiche;  

  • applicazione della Direttiva europea 2019/1937 sul whistleblowing a ciascun reato previsto della Direttiva in esame e l’obbligo delle autorità nazionali competenti di assicurare la necessaria protezione, sostegno e assistenza;  

  • inclusione di misure per la prevenzione e formazione.

I singoli Parlamenti dell’EU-27 ed il Consiglio Europeo dovranno mantenere e rafforzare gli impegni assunti dalla Direttiva nel corso dell'iter legislativo, e garantire che l'Unione Europea accresca gli standard a livello globale come leader nella lotta alla corruzione. 

Secondo Michele Calleri, Presidente di Transparency International Italia "L'Italia dovrà considerare la Direttiva anticorruzione come una grande opportunità per rafforzare i propri presidi di prevenzione e contrasto alla corruzione. Le attuali carenze del sistema italiano vanno a danno dei cittadini e delle imprese e sono inammissibili in uno Stato di diritto. La legislazione proposta dalla Direttiva è un'occasione unica per ispirare la cultura anticorruzione europea e globale."

Il commento sull'accordo della Direttiva Anticorruzione

Secondo Transparency International i punti di rilievo introdotti riguardano:

  • il ruolo del pubblico interessato: le organizzazioni della società civile sono finalmente legittimate a partecipare ai processi penali;

  • il riconoscimento delle vittime della corruzione: i reati di corruzione sono collegati esplicitamente alla Direttiva in materia di diritti delle vittime di reato (Direttiva 2012/29/UE);

  • l'incoraggiamento all'adozione di misure di trasparenza nel finanziamento dei candidati e dei partiti politici per tutti gli Stati membri;

  • l'obbligo di sviluppare strategie anticorruzione per tutti gli EU-27 Stati membri.

Tuttavia, nel corso dei Triloghi negoziali (NdR: i negoziati informali che avvengono nel processo legislativo dell'Unione Europea fra le tre istituzioni: il Parlamento Europeo, il Consiglio dell'Unione Europea e la Commissione Europea), il testo della proposta è stato indebolito e permangono alcune lacune.

In particolare, si osserva:

  • la mancanza di disposizioni esplicite sulla (cosiddetta) "grande corruzione" per combattere i fenomeni corruttivi più gravi. La Direttiva, nelle sue norme locali di attuazione, potrebbe non affrontare la corruzione ad alto livello e tutti quei casi che minano in maniera importante la democrazia e i Diritti umani (Per "corruzione grave" si intende la commissione di uno qualsiasi dei reati di cui agli articoli 15-2547 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) nell'ambito di un piano che: (1) coinvolge un alto funzionario pubblico; e (2) si traduce o è destinato a tradursi in una grave appropriazione indebita di fondi o risorse pubbliche; oppure in gravi o sistematiche violazioni o abusi dei diritti umani di una parte sostanziale della popolazione o di un gruppo vulnerabile; 

  • la debolezza delle norme in materia di responsabilità delle imprese. Per esempio, la responsabilità delle persone giuridiche stabilita dalla Direttiva è inferiore agli standard fissati da Paesi come il Regno Unito-UK e l’Australia; 

  • la mancanza di regole chiare e vincolanti sul finanziamento della politica e sulle attività di lobbying

  • l'eliminazione dell'obbligo di comunicazione dei dati disaggregati sulla lotta alla corruzione.


I punti di interesse per l'Italia

Tra i punti di interesse l’introduzione del reato di “esercizio illecito di funzioni pubbliche”, dedicato a determinate violazioni gravi derivanti dall'esecuzione o dall'omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico (nell'esercizio delle sue funzioni). In particolare, va menzionato che anche la Germania, col proprio sistema federale delle P.A. locali e relativa giurisprudenza, aveva mostrato parecchie resistenze sull’argomento.

Questo punto potrà forse colmare le carenze normative di contrasto al fenomeno dell'abuso d'ufficio nell'ordinamento italiano. Dall’Agosto 2024, a seguito dell'abrogazione delle fattispecie di reato penale, non sono stati ancora sviluppati i rimedi amministrativi e civilistici necessari per arginare e perseguire il fenomeno in Italia.

Rispetto alle lacune indicate da Transparency International, in Italia è di particolare interesse la mancanza di regole chiare e vincolanti sul finanziamento della politica e delle attività di lobbying

A partire dall'abrogazione, in Italia, del finanziamento pubblico  ai partiti politici, la possibilità di finanziare l'attività politica proviene quasi esclusivamente da donazioni da parte di privati e aziende, e l'accordo raggiunto dalla Direttiva si esprime in maniera generica sul finanziamento ai partiti e sulla regolamentazione delle attività di Lobbying e sul Conflitto di interessi. Ad oggi, dopo anni di attesa, la proposta di legge che dovrebbe regolamentare il Lobbying è incompleta.

Ma non solo, da anni si evidenzia come l’assenza nel “Registro pubblico dei portatori di interessi” di attori fondamentali quali le Organizzazioni sindacali e le Organizzazioni dei datori di lavoro, indebolisca il quadro normativo.

Notizia dell’ultima ora è che il 21 maggio 2026 la Corte di Giustizia dell'Unione Europea si è pronunciata con una sentenza che ha confermato le disposizioni relative alla trasparenza dei titolari effettivi.

 La Corte ha confermato che la previsione dell’accesso delle persone con legittimo interesse alle informazioni relative alla titolarità effettiva è compatibile con le garanzie degli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Quindi il rinvio pregiudiziale di alcuni  Paesi è stato superato

Infine, nell'ultimo testo, non si fa menzione dell’Agenda pubblica degli incontri, uno strumento indispensabile al fine di rendere disponibili pubblicamente le informazioni relative agli incontri. L'operatività di questi due strumenti andrebbe a beneficio della Trasparenza e anche dell’attività di Monitoraggio civico sulle attività di Lobbying.

Secondo Roberto Giambelli, Advocacy Officer di Transparency International Italia: “Gli Stati membri devono considerare la Direttiva anticorruzione come un punto di partenza e andare oltre i suoi standard minimi, al fine di colmare realmente le lacune che favoriscono il prosperare della corruzione."


Appendice per i più esperti

Il percorso di 3 anni della Direttiva  

A maggio 2023 la Commissione Europea aveva proposto una Direttiva specifica sulla lotta alla corruzione con l'obiettivo di armonizzare la legislazione anticorruzione dei 27 Stati membri e rendere obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC).

In tutti questi anni Transparency International (la più grande ONG globale di contrasto e prevenzione della corruzione) ha presentato una serie di raccomandazioni per rafforzare gli impegni contenuti nella proposta di Direttiva e innalzare gli standard della lotta alla corruzione a livello globale.

A luglio 2025 i 27 Stati membri e il Parlamento europeo non erano riusciti a trovare un accordo sulle disposizioni più importanti della Direttiva e alcuni Stati hanno cercato di ritardare la finalizzazione del pacchetto. Tra loro, i rappresentanti italiani hanno chiesto l'eliminazione dell'abuso d'ufficio come reato previsto della Direttiva, in deroga ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC).

A dicembre 2025, dopo mesi di negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione Europea, è stato raggiunto un accordo provvisorio sul testo definitivo della Direttiva. Quest'ultimo è stato approvato dalla Commissione per le libertà civili (LIBE) a gennaio 2026 e adottato dal Parlamento europeo a marzo 2026.

Il Consiglio dell'UE ha adottato formalmente la Direttiva ad aprile 2026 e dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE, gli Stati membri avranno 24 mesi per la trasposizione negli ordinamenti nazionali.

 
Per maggiori informazioni sulla lotta per la legalità www.transparency.it 

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