Non si intervenga per decreto sulle pensioni

CIDA ha risposto tecnicamente alle incongruenze sulle proposte di taglio delle pensioni, mentre da Di Maio sentiamo solo calunnie. I cittadini risponderanno con il voto a chi sta tentando di decurtare redditi guadagnati con anni di lavoro e di fatica. Agli attacchi mediatici risponderanno le aule dei tribunali.

Giorgio Ambrogioni

Presidente CIDA
Roma, 15 ottobre 2018 - Il Parlamento sta esaminando una proposta di legge per intervenire sulle pensioni medio-alte, avvalendosi del parere di economisti, esperti, rappresentanti delle categorie coinvolte; ma il Governo sembra preferire la via breve della decretazione d’urgenza, forse per dare una qualche copertura alle esternazioni demagogiche e diffamanti del vice premier Di Maio sulle ‘pensioni d’oro’. CIDA rappresenta quadri e dirigenti che operano in tutti i settori economici, pubblici e privati: imprese, pubblica amministrazione, ospedali, scuole, ecc.. Categorie produttive che versano e hanno versato onerosi contributi previdenziali, commisurati a livelli retributivi ottenuti dopo anni di studio e di formazione, tradottisi poi in impegno professionale e assunzione di responsabilità. Categorie che sono arcistufe di essere perseguitate e dipinte agli occhi dell’opinione pubblica come un ceto privilegiato, che gode di sontuosi trattamenti previdenziali, fatti apparire subdolamente come sostanzialmente immeritati. E, cosa ancora più grave, tali argomentazioni strumentali e false, provengono da chi ricopre incarichi istituzionali apicali e dovrebbe perciò avere il compito di lavorare per la coesione sociale e per il rispetto dei diritti dei cittadini. A quanto pare non è così. Non passa giorno che il vicepremier Di Maio non tiri fuori la ‘bufala’ delle “pensioni d’oro” per tentare di giustificare una proposta di legge incoerente, con difetti di costituzionalità e per di più inadeguata a garantire i ricavi economici preventivati. Un provvedimento traballante che addirittura si propone di ‘dopare’ con la procedura d’urgenza, tipica dei decreti-legge, e sempre con la risibile giustificazione che servirebbe a restituire equità al sistema previdenziale. Occorre dire, con grande chiarezza, che questa legge, se mai nascerà e produrrà degli effetti giuridici, verrà cancellata dalla Corte Costituzionale, tante sono le sue falle e tanti saranno i ricorsi che presenteranno coloro i quali saranno ingiustamente colpiti nei loro diritti e nei loro redditi da pensione. Ma in attesa di veder affondare questo grottesco provvedimento legislativo, non possiamo non reagire alle calunnie che arrivano dal vicepremier. CIDA è in grado di dimostrare, in ogni momento lo si voglia fare, che i propri associati pensionati percepiscono una pensione commisurata ai contributi versati. Non esistono sacche di privilegio, perché si sono sempre rispettate le leggi e i regolamenti vigenti. CIDA ha risposto tecnicamente alle incongruenze dell’articolato sul quale si basa la proposta di legge e, a quanto pare, anche il decreto legge; i cittadini risponderanno con il voto a chi sta tentando di decurtare redditi guadagnati con anni di lavoro e di fatica. Agli attacchi mediatici risponderanno le aule dei tribunali.
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