Chi ha inventato l’Amuchina?

Con l'emergenza Covid i disinfettanti sono diventati protagonisti della salvaguardia della salute, difficili da trovare e diventati preziosi nel periodi di "lockdown". Fra i disinfettanti più noti al mondo l'amuchina che usiamo correntemente senza conoscerne le origini. Leggi l'articolo per saperlo.

Giovanni Sansò

Componente dei GdL Cultura e Dirigenti per l'Europa - Socio ALDAI-Federmanagermbardia
Milano 1923 nasce l’Amuchina.

Il liquido disinfettante fu "creato", per caso, da Oronzio De Nora, pugliese di Altamura, nato il l 19 marzo 1899, laureato al Politecnico di Milano in Ingegneria industriale, il primo ad ottenere il brevetto per la progettazione delle celle elettrolitiche, ancora oggi indispensabili nell’industria chimica. Proprio quella prima cella elettrolitica è esposta al Museo della Scienza e tecnologia. 

"Una mattina del 1923 – racconta Francesca Olivini, curatrice dell’Area Materiali del Museo – mentre Oronzio lavora, si ferisce a una mano. Non avendo nulla per medicarsi, immerge il dito per alcuni secondi nella soluzione di acqua e sale presente nella cella elettrolitica. Poi si asciuga, si copre con un fazzoletto e riprende a lavorare. Dopo un paio di ore la ferita è rimarginata. 
Con grande sorpresa, Oronzio De Nora si convince che il liquido funzioni come prodigioso disinfettante e cicatrizzante".

Qui entra in azione il padre, al quale racconta l’accaduto e spedisce, nella cappelliera del vagone di prima classe del treno Milano-Bari, un campione di prodotto. Recuperato il pacchetto e tornato nella sua casa di Altamura, Michele De Nora prova subito la scoperta del figlio facendo gargarismi che danno un benefico risultato. 

Chiaramente la soluzione in base agli usi, dal lavare la frutta o disinfettare l’acqua, va diluita in concentrazioni diverse. "Prima di ottenere il brevetto medico per la vendita in farmacia – svela la curatrice – Oronzio pensa a un possibile nome e scrive una descrizione scientifica della sua scoperta definendola “ossicloruro elettrolitico”. Sarà suo padre a inventare un suggestivo nome commerciale giocando con l’alfa privativa davanti al termine greco muche, che significa “ferita”".

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