Comitato pensionati ALDAI-Federmanager
11 maggio 2026

Pensioni, fisco, sanità e valorizzazione del ruolo dei Senior al centro del confronto del Comitato Pensionati ALDAI: chieste regole stabili sulla rivalutazione delle pensioni, maggiore equità fiscale, più attenzione alle spese sanitarie degli anziani e un concreto riconoscimento del contributo sociale e del volontariato dei pensionati

Foto di BABAN SINGH da Pixabay

La riunione del Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager si è aperta con la relazione introduttiva del Presidente Mino Schianchi, incentrata sulle principali proposte dei Pensionati ALDAI da porre all’attenzione del Governo, relazione che viene riportata di seguito.

La relazione introduttiva

I temi di maggior rilievo emersi da consultazioni nell’ambito dei colleghi pensionati, e anche da contatti personali e via social, da sottoporre all’attenzione del Governo sono stati i seguenti: 
  1. Stabilizzare la rivalutazione annuale delle pensioni
  2. Nuove iniziative legislative volte a valorizzare il contributo sociale dei pensionati.
  3. Interventi fiscali a favore delle persone anziane.

Stabilizzare la rivalutazione annuale delle pensioni

La definizione e la stabilizzazione di un meccanismo annuale di rivalutazione delle pensioni rappresentano una priorità di sistema pensionistico. La certezza e la stabilità del criterio di recupero dell’inflazione aumentano il clima di fiducia non solo dei pensionati, ma anche dei lavoratori e soprattutto dei giovani, frenando l’interesse per il lavoro all’estero. La perequazione automatica non costituisce una misura discrezionale, ma lo strumento attraverso il quale si preserva nel tempo il valore reale dei trattamenti rispetto all’inflazione, garantendone la coerenza con i principi costituzionali di adeguatezza e proporzionalità.
Negli ultimi venticinque anni, tuttavia, questo principio è stato progressivamente indebolito. A fronte di una dinamica inflattiva significativa, i meccanismi di rivalutazione sono stati frequentemente modificati, sempre in senso restrittivo, con interventi che si sono succeduti con continuità nel tempo. 
Ne è derivata una perdita strutturale del potere d’acquisto, particolarmente evidente per le pensioni del ceto medio. Tale perdita non è il risultato di eventi isolati, ma l’esito cumulativo di interventi normativi che hanno inciso in modo persistente sulla capacità delle pensioni di mantenere il proprio valore reale.
Particolarmente negativa e discriminatoria è stata l’introduzione per diversi anni del calcolo della perequazione con il criterio “a blocchi” anziché “a scaglioni” di reddito
Questi interventi hanno prodotto effetti duraturi, poiché ogni riduzione della rivalutazione non si esaurisce nell’anno di applicazione, ma si riflette negli anni successivi, riducendo la base su cui calcolare gli adeguamenti futuri. È il cosiddetto effetto di trascinamento, che trasforma anche una perdita temporanea in una riduzione permanente del valore delle pensioni. 
Non si tratta, quindi, di una questione contingente, ma di una dinamica che ha inciso profondamente sull’equilibrio economico dei pensionati, in particolare di quelli appartenenti al ceto medio, che contribuiscono in misura rilevante al gettito fiscale complessivo.
Alla luce di queste considerazioni, appare necessario adottare un meccanismo stabile e prevedibile di rivalutazione o, quanto meno, di aggiornamenti affidati ad accordi stipulati tra i sindacati maggiormente rappresentativi e il Governo. In questa prospettiva, il sistema per fasce di reddito previsto dall’art. 1, comma 478, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, applicato per il recupero dell’inflazione 2022, 2025 e 2026 rappresenta oggi il punto più accettabile di equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tutela dei diritti.
In conclusione, la stabilizzazione della perequazione non rappresenta soltanto una misura tecnica, ma una scelta di politica economica e sociale. Essa è condizione necessaria per:
  • ridurre la progressiva erosione del potere d’acquisto delle pensioni; 
  • garantire coerenza con i principi costituzionali; 
  • rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. 

Nuove iniziative legislative volte a valorizzare il contributo sociale dei pensionati

Si vive più a lungo, abbiamo un Paese che invecchia e, nella società attuale, i “Senior” rappresentano una risorsa fondamentale per la tenuta delle reti sociali: molti contribuiscono alla cura e all’educazione dei nipoti o di familiari più anziani, supportano economicamente i nuclei familiari più giovani e partecipano attivamente alla vita delle comunità attraverso attività di volontariato e impegno civico.
Si tratta di un contributo spesso silenzioso, ma essenziale. Ed è proprio per questo che emerge l’esigenza di riconoscerlo in modo più esplicito.
Negli ultimi anni si è iniziato a discutere di strumenti che possano valorizzare questo ruolo, come l’ipotesi di un servizio civile per gli over 65 o forme di attività socialmente utili accompagnate da riconoscimenti economici contenuti ma dignitosi. Non si tratta di creare nuove forme di assistenzialismo, ma di costruire un modello che permetta di valorizzare competenze ed esperienze, senza creare squilibri nel mercato del lavoro
Proprio in questo senso si stanno muovendo alcune forze politiche. Infatti il 3 febbraio scorso nel corso dell’incontro “Il servizio civile delle anziane e degli anziani attivi” è stata presentata al CNEL la proposta di legge Pd-Fi volta a istituire un servizio civile per i pensionati, iniziativa finalizzata a promuovere l’invecchiamento attivo e a mettere a disposizione della società civile le competenze e intelligenze preziose dei pensionati.
La struttura del servizio della proposta di legge si configura come un’attività aperta a tutti i cittadini residenti in Italia con più di 65 anni di età, in possesso di idoneità psicofisica per lo svolgimento delle attività proposte. Le persone anziane potranno così partecipare a progetti di pubblica utilità promossi da enti pubblici, organizzazioni del Terzo settore, associazioni di volontariato, enti religiosi riconosciuti, fondazioni e cooperative sociali. Gli anziani volontari riceveranno una formazione preliminare, un’assicurazione contro gli infortuni e potranno essere accompagnati da tutor o coordinatori.
È una prospettiva importante, perché consente di considerare l’invecchiamento non solo come un problema, ma anche come una risorsa per il Paese

Interventi fiscali a favore delle persone anziane

Terzo tema riguarda il sistema fiscale, che rappresenta uno degli ambiti in cui più chiaramente emergono le criticità segnalate dai pensionati.
Dai dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2025 diffusi dal Dipartimento delle Finanze il 23 aprile 2026, l’Irpef si conferma, di fatto, come un’imposta che non riesce più a fotografare in pieno la realtà fiscale dei contribuenti e a intercettare il complesso della ricchezza degli italiani. Troppe, ormai, le forme alternative di prelievo, frutto di precise scelte politiche, che ne «distorcono» l’analisi. Negli ultimi anni il sistema fiscale italiano ha progressivamente concentrato il proprio peso sui redditi più trasparenti, in particolare su quelli da lavoro dipendente e da pensione che costituiscono circa l’84,6% del reddito complessivo dichiarato, con il reddito da pensione che ne rappresenta il 30,2 %.
I contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (il 23,4% del totale contribuenti) versano il 65,1% dell’imposta.
Oggi il sistema tende a colpire chi dichiara tutto e paga tutto, mentre resta ancora insufficiente il recupero di base imponibile nelle aree di evasione e sotto-dichiarazione. Secondo l’ultima Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del MEF (novembre 2025), nel solo anno 2022 l’evasione fiscale e contributiva veniva stimata attorno ai 100 miliardi di euro. È indispensabile rafforzare il contrasto all’evasione fiscale, così da redistribuire il carico in modo più giusto e sostenibile.
I pensionati del ceto medio rappresentano oggi una delle categorie più esposte: contribuiscono in misura rilevante al gettito, ma subiscono un carico fiscale effettivo elevato, aggravato da meccanismi che riducono progressivamente detrazioni e benefici al crescere del reddito.
Il risultato è una compressione significativa del reddito disponibile, che incide sulla qualità della vita delle persone, riduce la capacità di consumo e indebolisce la fiducia nel sistema fiscale.

Per questo è necessario intervenire con decisione su tre punti fondamentali:
  • ridurre il carico fiscale sui redditi intermedi, evitando aliquote effettive troppo elevate; 
  • correggere i meccanismi che aumentano in modo occulto la pressione fiscale, come la riduzione progressiva delle detrazioni; 
  • ristabilire un principio di equità reale, facendo sì che tutti contribuiscano in base alla propria effettiva capacità economica. 

A queste esigenze si aggiungono richieste specifiche, come la revisione dei limiti per la detrazione delle spese di assistenza ai familiari non autosufficienti e un maggiore riconoscimento fiscale delle spese sanitarie sostenute dagli anziani. La longevità è il grande traguardo della contemporaneità di cui dovremmo andar fieri. Vivere a lungo, però, non significa per forza vivere sempre bene. La vecchiaia è diventata un periodo di iper-manutenzione sanitaria. La spesa sanitaria dei pensionati si è trasformata in un impegno strutturale; un costo spesso difficilmente sostenibile. A ciò si aggiunge l’esplosione della cosiddetta spesa farmaceutica “grigia”: aumentano le prescrizioni di protocolli basati su integratori, colliri o pomate che, pur essendo importanti per la qualità della vita, non beneficiano di rimborsi.  Per i pazienti, questi prodotti non sono solo “vitamine opzionali”, ma protocolli per la gestione del colesterolo, della salute ossea o della degenerazione cognitiva; una spesa non indifferente che impatta sul bilancio della pensione.
Il bisogno di cura cresce, il welfare arretra, le spese private aumentano. Chi non riesce a far fronte in autonomia a queste spese, rinuncia alle cure.
Richieste fiscali specifiche molto attese dai pensionati sono:
  • l’abolizione del limite di 40mila euro di reddito per poter detrarre le spese degli addetti all’assistenza personale dei famigliari non autosufficienti.
  • passare da detraibili a deducibili nella dichiarazione IRPEF per le spese mediche degli ultra 75enni.

Il dibattito

Il dibattito che ha fatto seguito alla relazione introduttiva del Presidente Schianchi ha consentito di approfondire e sviluppare, da differenti prospettive, i principali temi emersi nella relazione stessa: la stabilizzazione della perequazione delle pensioni, il peso della fiscalità sui pensionati, la crescita delle spese sanitarie degli anziani, il ruolo sociale dei “Senior” e le future iniziative sindacali e associative. 
1. Stabilizzazione della rivalutazione delle pensioni
Uno dei temi più sentiti del dibattito ha riguardato il sistema di perequazione delle pensioni e la necessità, più volte richiamata anche nella relazione introduttiva, di garantire stabilità, certezza e prevedibilità al meccanismo di rivalutazione nel tempo.
In particolare, numerosi interventi hanno condiviso la valutazione espressa dal Presidente Schianchi circa l’opportunità di consolidare il sistema “a fasce” previsto dall’art. 1, comma 478, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, già applicato per il recupero dell’inflazione negli anni 2022, 2025 e 2026 e considerato oggi il punto di equilibrio più ragionevole tra sostenibilità della finanza pubblica e tutela del potere d’acquisto delle pensioni.
Nel corso della discussione è stata inoltre richiamata l’attenzione sui contenuti del Documento di Finanza Pubblica (DFP), dal quale emerge che nel 2027 la crescita della spesa pensionistica, legata anche alla rivalutazione delle pensioni e alla prevista ripresa dell’inflazione, potrebbe determinare nuove tensioni sui conti pubblici.
Diversi interventi hanno osservato che proprio in queste situazioni aumenta il rischio di ulteriori interventi restrittivi sulla perequazione, soprattutto a carico delle pensioni del ceto medio e di quelle superiori a quattro volte il trattamento minimo.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla recente sentenza n. 52/2026 della Corte Costituzionale. Pur confermando formalmente che il sistema ordinario resta quello “a fasce” e che il criterio “a blocchi” dovrebbe mantenere carattere eccezionale e temporaneo, la sentenza è stata letta come un segnale di possibile apertura a ulteriori interventi restrittivi giustificati da esigenze di finanza pubblica.
Nel dibattito è stato quindi evidenziato come il ripetersi di misure derogatorie rischi di trasformare strumenti nati come eccezionali in meccanismi strutturali di contenimento della spesa pensionistica, con effetti permanenti sul potere d’acquisto delle pensioni. È stata pertanto ribadita la necessità di mantenere alta l’attenzione sul piano sindacale, politico e istituzionale.

Fiscalità, equità e tutela dei redditi da pensione

Ampio spazio è stato dedicato al tema del carico fiscale sui pensionati e alla necessità di rendere il sistema tributario più equo e coerente con il principio costituzionale della capacità contributiva, tema ampiamente sviluppato anche nella relazione introduttiva.
Nel corso degli interventi è stato ricordato come i redditi da pensione e da lavoro dipendente continuino a rappresentare la componente più trasparente e maggiormente sottoposta a imposizione fiscale, mentre persistono ampie aree di evasione e sotto-dichiarazione che continuano a sottrarre risorse rilevanti alla collettività.
In tale contesto sono state avanzate diverse proposte:
  • trattare tutti i redditi con un prelievo complessivo unitario e non differenziato per categorie reddituali; 
  • rafforzare il contrasto all’evasione fiscale; 
  • porre maggiore attenzione al controllo della spesa assistenziale; 
  • ridurre il peso delle forme di pressione fiscale indiretta che colpiscono soprattutto il ceto medio pensionato. 
Nel dibattito è stato inoltre osservato come i pensionati del ceto medio vengano troppo spesso descritti, in modo improprio e penalizzante, come “privilegiati”. Una definizione giudicata offensiva e distante dalla realtà di persone che per decenni hanno lavorato, versato contributi e sostenuto in misura rilevante il sistema fiscale e previdenziale del Paese.
È stato sottolineato come questa rappresentazione si inserisca in un quadro sociale e politico sempre più squilibrato: da un lato crescono forme di assistenzialismo considerate sempre più estese e difficilmente controllabili; dall’altro operano categorie e gruppi sociali capaci di difendere con forza e continuità i propri interessi. Il ceto medio, e in particolare quello dei pensionati, appare invece frammentato tra differenti appartenenze politiche, sindacali e associative e privo di una rappresentanza sufficientemente compatta e incisiva da trasformare le proprie esigenze in una concreta capacità di tutela e pressione.
È stato quindi ribadito che questo quadro non può più essere considerato accettabile e che i pensionati del ceto medio hanno pieno diritto di far sentire la propria voce in tutte le sedi politiche, sindacali e istituzionali, a difesa del proprio reddito, del potere d’acquisto delle pensioni e dei principi di equità fiscale e previdenziale.

Sanità, assistenza e spese degli anziani

Molti interventi hanno ripreso uno dei temi centrali della relazione introduttiva: il crescente peso delle spese sanitarie e assistenziali sostenute dalle persone anziane.
È stata evidenziata la necessità di adeguare il Servizio Sanitario Nazionale alla nuova realtà demografica del Paese, caratterizzata dall’aumento della popolazione anziana e dalla riduzione della popolazione attiva.

In questo ambito sono state avanzate diverse proposte:
  • prevedere che le spese sanitarie sostenute dagli anziani, ormai divenute un costo strutturale e continuativo legato all’età e alla necessità di cure, possano essere integralmente dedotte dal reddito imponibile e non soltanto detratte in misura limitata; 
  • ridurre a cinque anni il recupero fiscale delle spese di ristrutturazione sostenute dagli anziani; 
  • abolire o rivedere i limiti oggi previsti per le agevolazioni relative all’assistenza delle persone non autosufficienti; 
  • prevedere il rimborso delle spese di trasporto per invalidi e persone fragili. 
Nel corso del dibattito è stato sottolineato come il bisogno di cura sia ormai diventato strutturale e come molte famiglie pensionate si trovino in crescente difficoltà nel sostenere autonomamente tali costi. È stato inoltre richiamato il problema della cosiddetta “spesa sanitaria grigia”, costituita da prodotti non rimborsabili ma spesso indispensabili per la qualità della vita delle persone anziane.

Valorizzazione del ruolo sociale dei pensionati

Riprendendo le considerazioni svolte nella relazione introduttiva sul valore sociale dei “Senior”, il dibattito ha evidenziato la necessità di riconoscere in modo più concreto il contributo che i pensionati offrono quotidianamente alla collettività attraverso il volontariato, il sostegno alle famiglie, la cura dei nipoti e le attività socialmente utili.
A questo proposito sono state avanzate proposte volte a:
  • introdurre forme di flat tax per le attività socialmente utili svolte dai pensionati; 
  • prevedere sgravi fiscali collegati alle ore dedicate al volontariato; 
  • dare maggiore visibilità pubblica al ruolo del volontariato dei pensionati e al contributo sociale che essi assicurano al Paese. 
È stato osservato come valorizzare il ruolo attivo degli anziani significhi non solo riconoscere il loro contributo concreto alla società, ma anche rafforzare la coesione sociale e promuovere una diversa cultura dell’invecchiamento attivo.

Giovani, previdenza e staffetta generazionale

Alcuni interventi hanno affrontato il tema del rapporto tra pensionati e nuove generazioni, richiamando quanto emerso nella relazione introduttiva sulla necessità di rafforzare la fiducia dei giovani nel sistema previdenziale.
In particolare è stata proposta una riduzione della tassazione sugli under 35, al fine di consentire ai giovani lavoratori di costruire forme di previdenza integrativa e di affrontare con maggiore serenità il proprio futuro previdenziale.
È stato sottolineato come la stabilità delle regole pensionistiche rappresenti un tema che riguarda non soltanto gli attuali pensionati, ma anche le giovani generazioni, oggi fortemente preoccupate dall’incertezza economica e previdenziale.

Iniziativa sindacale e ruolo di Federmanager

Sul piano organizzativo e sindacale, il dibattito ha evidenziato la necessità di rafforzare l’iniziativa del Comitato Pensionati e più in generale di Federmanager sui temi previdenziali, fiscali e sanitari.
Tra le proposte emerse:
  • costruire alleanze con altre organizzazioni che condividano analoghe rivendicazioni; 
  • sviluppare iniziative di incontro con le forze politiche non soltanto a livello nazionale ma anche territoriale, ad esempio attraverso CIDA Lombardia; 
  • utilizzare le prossime scadenze elettorali come occasione di confronto politico sui problemi dei pensionati. 
È stata inoltre avanzata la proposta di rafforzare il ruolo associativo di Federmanager attraverso la creazione di servizi aggiuntivi dedicati alle esigenze concrete della vita dei pensionati.

Le conclusioni

In conclusione, numerosi interventi hanno ribadito che il Comitato Pensionati opera essenzialmente in un ambito sindacale e che il suo compito principale resta quello di rappresentare e difendere i diritti e gli interessi dei pensionati, pur nella consapevolezza della necessità di tenere conto della sostenibilità generale del sistema pubblico. 

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