Milano anni ’50 e ’60, crocevia della cultura

Non è certo un caso se il Gruppo Cultura di ALDAI ha messo in calendario nel 2019 un programma importante, che potrà testimoniare i fatti che hanno portato Milano negli anni ’50 e ’60 a essere un vero riferimento dello sviluppo sociale, economico e culturale del Secondo Novecento a livello mondiale, con le parole di chi ha vissuto in diretta quel tempo e vive oggi l’esperienza del XXI secolo.

Alberto Cantoni


Le ragioni della Milano del dopoguerra hanno avuto lontane radici nel Rinascimento italiano, nell’indipendenza del pensiero mitteleuropeo, nella struttura asburgica, nelle voci delle democrazie occidentali che hanno sconfitto i regimi violenti di ogni nome. In Italia basta pensare all’Aventino del 27 giugno del 1924 per comprendere come una democrazia debole non può fare altro che scavarsi la fossa con le sue stesse mani, ma come la volontà sociale ed economica di una popolazione, la Milano appunto del secondo novecento e la Milano che oggi tutti ci aspettiamo, può essere ragione di ogni possibile ripresa.
De Gasperi ha rigenerato nel lontano dopoguerra la speranza italiana e la politica italiana, ha dato corpo al sogno europeo, ma il nostro individualismo e la scarsa coscienza etica e morale di noi come popolo hanno bloccato il suo progresso. 
La lunga caduta italiana e di Milano e la faticosa ripresa che stiamo vivendo nella difficile speranza europea sono chiare agli occhi di tutti. La fine del regime fascista è stata caratterizzata non da una vittoria, ma dalla ribellione civile contro la violenza e dal coraggio di riprendere la vita operativa oltre ogni distruzione, di riprendere il lavoro non solo per la ricostruzione, ma anche e soprattutto per lo sviluppo di un popolo e di una città che oggi mostra segni di eccellenza non lontani dal poter divenire un possibile “secondo” Rinascimento italiano. 
La strada che segue il nostro progetto inizia idealmente quando i cittadini chiamati alle urne nell’aprile del 1946 elessero l’avvocato Antonio Greppi, politico socialista riformista, scrittore e commediografo, come Sindaco. Il suo sforzo per mobilitare tutte le forze Milanesi alla ricostruzione fu simboleggiato dal concerto diretto da Toscanini alla Scala, ricostruita il giorno 11 maggio 1946 e dallo spettacolo del 14 maggio del 1947, quando Paolo Grassi e Giorgio Strehler inaugurarono il Piccolo Teatro di Milano con L'albergo dei poveri di Gorki. In un tempo di povertà e di difficile recupero della propria identità, Milano è risorta con il dialogo stretto fra pubblica amministrazione e sviluppo d’impresa, fra cultura, scienza e fede. Ha ritrovato la bellezza: Fernanda Wittgens, riconfermata direttrice, ricostruì Brera con Carlo Scarpa, salvò con Marco Pellicioli l’Ultima Cena di Leonardo in Santa Maria delle Grazie sventrata dalle bombe, ideò con Roberto Longhi la mostra del 1951, a Palazzo Reale, dedicata al Caravaggio e ai caravaggeschi (che ebbe quasi mezzo milione di visitatori) e nel 1953 organizzò, nella sala delle Cariatidi distrutta dai bombardamenti, la mostra di Picasso con l’esposizione di Guernica nell’allestimento di Franco Russoli e Attilio Rossi. Uno dei più importanti eventi culturali a livello mondiale.
Un esercito di grandi architetti si mobilitò: Baldassari, Albini Castiglioni… Giò Ponti e altri che nell’edilizia (il Grattacielo Pirelli) e nell’impresa diedero inizio allo sviluppo del design e delle infrastrutture come la prima Metropolitana Milanese. La scienza e la scuola assunsero posizioni di vertice con Natta, premio Nobel 1963, e con lo sviluppo dinamico di istituti e di imprese che ancora oggi fanno di Milano eccellenza mondiale nelle tecnologie avanzate e nei prodotti di altissima qualità. Un percorso completo e dinamico che potrà essere scoperto e condiviso nel programma 2019 di seguito esposto. 

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