Viaggio ai confini della scienza

I concetti di scienza e conoscenza sono radicalmente cambiati nel corso dell’ultimo secolo. L’Ottocento ha segnato il punto più alto di fede nella scienza e nel suo progresso. Le teorie scientifiche sviluppate a partire da Newton, permettevano di spiegare in modo analitico e dettagliato il comportamento della natura, nei limiti delle tecnologie di misura e osservazione allora disponibili.

Livio Fasiani

Componente del Gruppo Cultura ALDAI-Federmanager

La natura era assimilabile a un gigantesco orologio, governato da poche leggi semplici e per lo più già conosciute. Le questioni ancora aperte erano ritenute per lo più marginali e comunque prima o poi risolubili nel quadro della fisica già affermata. Ci sarebbero voluti Planck e Einstein con la teoria dei quanti e la teoria della relatività per detronizzare la fisica ottocentesca.
Al di là delle conseguenze strettamente scientifiche è stata inevitabile una ricaduta sulle stesse basi filosofiche della scienza. Si era infatti creata una rottura insanabile nel patto di fiducia nelle teorie scientifiche proprio su quelle leggi che sembravano più solide e indiscutibili: le leggi di Newton. Le leggi di Newton erano infatti il solido basamento su cui poggiava la scienza: esse erano invariabilmente verificate in ogni osservazione riguardante la dinamica dei corpi, davano una spiegazione semplice ed elegante, avevano una formulazione matematica consistente, succinta e pure esauriente. Addirittura, avevano consentito di prevedere la posizione di un pianeta ancora sconosciuto e di trovarlo. Il successo della scoperta di Nettuno fu effettivamente straordinario.
Eppure, Einstein dimostrò con la sua Relatività Generale che le leggi di Newton erano una approssimazione valida solo in condizioni molto limitate e descrivente la realtà in modo radicalmente errato. La gravità non è una forza, ma una deformazione dello spazio-tempo; le leggi di Newton non riescono a descrivere la precessione planetaria, né la deviazione dei raggi di luce, né l’esistenza delle onde gravitazionali.
Se anche la teoria più convincente, esemplare e verificata della storia poteva rivelarsi errata, allora per estensione ciò poteva valere per qualunque altra teoria, qualunque fosse la sua consistenza teorica e le sue verifiche sperimentali.
La fine dell’Ottocento pose un’altra mina sotto le leggi di Newton. Pur nella loro semplicità le leggi di Newton hanno soluzioni esatte solo per l’interazione gravitazionale fra due corpi. Trovare una soluzione analitica per 3 corpi era un problema insoluto per il quale venne posto in palio un grosso premio in denaro. Lo scienziato francese Poincarè credette di trovare una ingegnosissima soluzione, tanto che addirittura vinse il premio. Ma ancor prima di ritirarlo si accorse che i suoi calcoli contenevano un errore. Il premio gli fu lasciato, ma aprì la strada alla scoperta della teoria del caos. Poincarè scopri che variazioni infinitesimali delle condizioni iniziali portavano a soluzioni completamente divergenti. In sostanza, l’universo, orologio perfettamente prevedibile di Newton, si era trasformato in un futuro caotico del tutto imprevedibile. Successivamente si scoprì che molte altre leggi fisiche o fenomeni naturali avevano andamento caotico. In primis tutta la dinamica dei fluidi in regime turbolento, poi gli eventi meteorologici, l’erosione delle coste, l’evoluzione degli esseri viventi. Persino elementi estremamente semplici come il pendolo snodato, sono assolutamente imprevedibili, anche usando i calcolatori più potenti.
La terza, dura, lezione della scienza del Novecento, fu che “non possiamo sapere quello che non sappiamo”.
Ha fatto epoca una frase di Donald Rumsfeld circa la situazione in Iraq, per la quale fu deriso e sbeffeggiato da tutto il mondo e che invece è profondamente vera, ancora di più in campo scientifico: “Ci sono cose che sappiamo: cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere, sappiamo che non le sappiamo. E poi ci sono cose che non sappiamo di non sapere, non sappiamo che non le sappiamo”.
La situazione dell’Ottocento era proprio questa, non sapevano di non sapere, non sapevano che esistevano le particelle elementari, non conoscevano la radioattività, quasi nulla di ciò che costituisce la fisica moderna.
La domanda che i filosofi della scienza si pongono oggi è proprio questa: come facciamo a sapere se ciò che crediamo di conoscere è la verità ultima? E come facciamo a sapere se esistono cose che non abbiamo mai nemmeno immaginato e forse neppure mai immagineremo e che pure potrebbero essere essenziali nella comprensione della natura? Esistono cose inconoscibili? Limiti assoluti a ciò che la scienza può comprendere e spiegare? In un periodo in cui siamo bombardati dalle assordanti e granitiche certezze di molti, la scienza ci ricorda che la vera sapienza è sapere di non sapere.

L'incontro si terrà in ALDAI sala Viscontea Sergio Zeme
via Larga 31 – Milano
Martedì 7 maggio 2019 alle ore 17.30  

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