Milano: il linguaggio degli anni '60

Quest’anno il Gruppo Cultura ha deciso di concentrare la parte fondamentale dei suoi eventi sul ciclo “Milano anni 50/60, crocevia della Cultura” per ricordare il meraviglioso momento della città in quegli anni. In conclusione della prima parte del ciclo, nella quale si sono trattati argomenti legati ad arte, musica, letteratura e teatro, si è pensato di presentare un film contenente interviste a personaggi famosi che hanno vissuto quell’epoca o che ne hanno un ricordo diretto. Il film è stato pensato e realizzato da Luciano Tellaroli che ne descrive la motivazione nell’articolo.

Mario Garassino.

Luciano Tellaroli

Circolo Filologico - Direttore eventi culturali
Milano ha conosciuto le dure lezioni della storia, ma da possedimento di Spagna, Austria e Francia è stata in grado “risorgere” mantenendo sotto le ceneri la sua identità.
Già ma cos’è l’identità di una città se non la sua capacità di cambiare e di comprendere il cambiamento, in perpetua tensione tra tradizione e innovazione. E la Milano degli anni Sessanta, quando la ricostruzione essenziale era stata sostanzialmente realizzata, si trasforma in metropoli europea grazie alla forza delle azioni e delle idee, ma soprattutto allo straordinario entusiasmo che permeò la città intera. 
La densità creativa di quegli anni ha richiamato momenti alti della storia occidentale, in particolare la Vienna secessionista di inizio Novecento, in cui arte e scienza si influenzarono profondamente.
L’estensione territoriale e la spinta demografica, soprattutto meridionale e veneta, hanno permesso alla città di far emergere, nonostante alcune insofferenze, il valore dell’accoglienza; dall’accoglienza all’integrazione, grazie ad una solidarietà non formale e quindi a un’ibridazione geografica e culturale nelle successive generazioni. 
Un’urbanistica attenta, sostenuta dalla diffusione dei mutui ipotecari, ha saputo dare a molte persone un tetto stabile, evitando le baraccopoli periferiche che hanno caratterizzato altre importanti città.
Le occasioni di lavoro, facilitate dalla solidità finanziaria ed economica e dalla lungimiranza imprenditoriale, hanno favorito non solo la citata integrazione, ma anche nuovi rapporti sociali e nuovi collegamenti industria-università (es. Montecatini e Politecnico) che hanno permesso di stare al passo con la ricerca più avanzata (ricordo il Nobel a Natta). Un fermento e un vigore culturale che hanno espresso, grazie anche ad una borghesia illuminata, eccellenze assolute nei diversi saperi che il film, pluripremiato, che verrà proiettato il 6 giugno documenta ed illustra.

Architettura, scienze, chimica e astrofisica in particolare, industria, finanza, arti visive, cinema, teatro, letteratura, giornalismo, design, grafica, grande musica con le formidabili stagioni scaligere, ma anche musica autoriale e contemporanea, con il celebre studio di fonologia Rai da cui la musica elettronica prese avvio, filosofia di altissimo livello, poesia (2 premi Nobel), religiosità, fotografia, psicologia, moda, editoria: un fermento culturale interdisciplinare irripetibile che fece di Milano un centro d’avanguardia non solo europeo. È straordinario come questo fervore creativo si estese alla politica (primo esperimento di centro-sinistra) e persino allo sport: 4 Coppe dei Campioni vinte dalle squadre calcistiche milanesi nel decennio, titoli mondiali nel pugilato, nel ciclismo senza dimenticare il grande basket espresso dal Simmenthal (ora Olimpia Milano) che in quei dieci anni vinse sei scudetti e, pare incredibile, dall’ippica che espresse campioni internazionali come Ribot e Tornese. 

L’interesse reciproco da parte di cultori di discipline diverse, la facilità di incontro (celebri come ritrovi giornalieri il bar Jamaica in Brera dove il fratello di Gramsci giocava a scopa con Bianciardi con Quasimodo spettatore, la libreria Einaudi del mitico Aldrovandi in Galleria…) e l’attenzione dell’imprenditoria al mondo della cultura furono tra i fattori determinanti di questa straordinaria stagione, che si chiuse con il Sessantotto e poi con l’attentato di piazza Fontana del dicembre ’69.

Ad illustrare questa energia ed i grandi personaggi che la incarnarono 
(Rogers e Gregotti, Natta e Occhialini, Pirelli e Falk, Dell’Amore e Mattioli, Fontana e Manzoni, Visconti e Bozzetto, Strehler e Ronconi, Bianciardi e Eco, Montanelli e Biagi, Brion e Sarfatti, Bob Noorda e Munari, Maderna e Berio, Mina e Gaber, Zuccheri e Lietti, il futuro papa Montini e il cardinal Colombo, Paci e Geymonat, Montale e Quasimodo, Mulas e Krieger, Musatti e Fornari, Mila Schòn e Fiorucci, Mondadori e Feltrinelli solo per ricordare due tra i tanti nomi delle singole discipline) nel docu-film vedrete autorevoli testimoni e studiosi che con straordinaria partecipazione ne sintetizzano atmosfera e senso. 
L'incontro si terrà in ALDAI sala Viscontea Sergio Zeme
via Larga 31 – Milano
Giovedì 6 giugno 2019 dalle ore 17:00 alle ore 19:00

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