Guardiamo lontano

Ancor più alla luce degli attuali scenari, è necessario che il Paese sappia valorizzare l’importanza della previdenza complementare per la sostenibilità del sistema economico e pensionistico

Mario Cardoni 

Direttore Generale Federmanager

Il sistema previdenziale italiano, impigliato tra le complessità del presente, rischia di perdere il senso della prospettiva, di non guardare cioè, con l’attenzione e la lungimiranza necessarie, né al futuro pensionistico di chi oggi lavora né a quello di chi un giorno entrerà nel mondo dell’occupazione.

Per un Paese che progressivamente invecchia, come il nostro, è prioritario blindare la sostenibilità del quadro previdenziale, valorizzando la contribuzione versata e garantire prestazioni pensionistiche adeguate alla dignità professionale delle persone e al costo della vita.

Servirebbe quindi una “cura di sistema”, capace di agire sulle difficoltà emergenti, attraverso politiche finalizzate a incrementare la base occupazionale e a favorire una maggiore flessibilità in uscita. Ma servirebbero contestualmente misure volte a innalzare il livello dei salari, attualmente troppo basso e non competitivo rispetto a quello delle principali economie europee.

Vi è poi l’annosa questione della separazione tra previdenza e assistenza, più volte segnalata come istanza prioritaria della nostra rappresentanza, nell’ottica di offrire una gestione efficiente, trasparente e razionale di entrambe le sfere. Tale separazione consentirebbe infatti di ottimizzare le risorse disponibili e di evitare di coniare come pensionistiche prestazioni che invece hanno una natura puramente assistenziale e come tali dovrebbero gravare esclusivamente sulla fiscalità generale anziché, come avviene ora, appesantire i conti della previdenza.
E proprio in tema di risorse, per recuperare quelle “smarrite”, va affrontata con maggiore determinazione la lotta all’evasione fiscale, un vulnus che ha portato il Paese a un tax gap intorno ai 100 miliardi annui. 

In uno scenario così composito, acquista sempre maggiore rilevanza il pilastro della previdenza complementare a cui, voglio sottolinearlo, bisogna pensare non solo in prossimità del traguardo pensionistico, ma sin dai primi anni di avvio del percorso lavorativo.

Oggi gli iscritti alle forme di previdenza complementare superano i 9 milioni, per un patrimonio gestito di ben oltre 200 miliardi di euro. Numeri che non sono ancora in linea con le aspettative ma che rendono l’idea dell’importanza della funzione rivestita dai Fondi sui mercati, anche per il loro contributo sostanziale di crescita dell’economia reale. Ed esperienze di primo piano, come quelle maturate da Previndai, punta di eccellenza della consolidata bilateralità con Confindustria, sono certamente esemplificative delle potenzialità che possono essere sviluppate a beneficio del Paese.

Ma ai decisori politici chiediamo maggiore coraggio e ci proponiamo, una volta di più, per lavorare insieme a un intervento normativo approfondito e organico che dia una prospettiva di medio-lungo termine e valorizzi davvero l’importanza della previdenza complementare per la sostenibilità del sistema economico e pensionistico, a cominciare dall’atteso miglioramento della disciplina fiscale.

Articolo tratto da Progetto Manager

Notizie della settimana

Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in formato pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013

I più visti

Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager
10 settembre 2026

Ampio consenso sulla necessità di tutelare nel tempo il valore dei trattamenti previdenziali. Dal dibattito emerge soprattutto la richiesta di passare dalle analisi all’azione: occorrono interventi concreti capaci di dare maggiore stabilità ai meccanismi di rivalutazione, salvaguardare il potere d’acquisto e contrastare l’elevata pressione fiscale
01 ottobre 2026

L’Italia davanti alla sfida demografica: più anziani, meno lavoratori e la necessità di un nuovo modello di sviluppo

Il grafico costruito su dati ISTAT e INPS restituisce con immediatezza una delle questioni decisive per il futuro dell’Italia: la distanza tra la struttura della popolazione e quella dei lavoratori dipendenti. Non si tratta soltanto di un problema demografico, ma di una trasformazione che coinvolge crescita economica, welfare, pensioni, produttività, scuola, immigrazione e coesione sociale. Per affrontarla non basta aumentare l’occupazione: occorre cambiare il modo in cui il Paese utilizza il proprio capitale umano e costruire le condizioni perché giovani, donne, lavoratori anziani e nuovi cittadini possano contribuire pienamente allo sviluppo
01 novembre 2026

Le preoccupazioni degli anziani per il loro futuro

Nel Rapporto Censis “Invecchiare nell’Italia della longevità” - luglio 2026 - sono descritte le nuove fragilità: cresce il timore della non autosufficienza, si indeboliscono le reti familiari e diventa sempre più urgente costruire un Paese capace di garantire tutela, assistenza e dignità alla popolazione anziana
01 ottobre 2026

Verso la Manovra 2027: il difficile equilibrio tra conti pubblici e impegni sociali

Il Documento programmatico di finanza pubblica delinea per il 2027 un quadro prudente, segnato da crescita debole, risorse limitate e margini di manovra ristretti, a fronte di numerosi interventi già annunciati. Proprio per questo sarà necessario vigilare affinché i vincoli di bilancio non mettano in discussione gli impegni assunti verso i lavoratori e il ceto medio e, nello stesso tempo, sia garantita una particolare attenzione alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni. La prossima Legge di Bilancio rappresenterà, dunque, il vero banco di prova della coerenza tra promesse, priorità dichiarate e scelte concrete
01 novembre 2026

Vecchio a chi?

La cura della longevità in salute
01 novembre 2026