L’asimmetria degli effetti

L’onda d’urto provocata dalla pandemia non si abbatterà con la stessa forza su tutti. Moltissimo dipenderà dalle scelte politiche ed economiche che stiamo prendendo ora

Stefano Cuzzilla 

Presidente Federmanager
L’attuale fase di aggravamento della pandemia che sta colpendo tutta l’Europa viene definita un po’ dappertutto come “seconda ondata”. Ed esattamente come avviene all’impatto di un’onda di grandi dimensioni, sulla terraferma si valutano le drammatiche conseguenze. 

La reazione a “V” dell’economia, in cui abbiamo tutti confidato osservando l’andamento dei nostri indici manifatturieri nei quattro mesi estivi, è stata anch’essa spazzata via. Ora sappiamo che il rimbalzo di quasi il 30% del terzo trimestre sul precedente sarà l’unica eccezione di questo 2020.

Secondo la Commissione europea, ciò si tradurrà per il nostro Paese in un –10% di Pil e, per l’anno prossimo, in un +11,6% di tasso di disoccupazione, concentrato soprattutto nei servizi.

Ma, come si può osservare in natura, l’effetto dell’ondata non avrà mai la stessa entità su ogni sponda di litorale. Ci saranno territori che reagiranno, altri che sprofonderanno, alcuni (pochi) che ne trarranno perfino vantaggio. Questa asimmetria degli effetti dipende certamente dalle condizioni di partenza di ciascuno, ma risentirà molto, moltissimo direi, delle scelte politiche prese in questi ultimi mesi e delle manovre economiche che approveremo nei prossimi.

Come reagiremo all’impatto può essere addirittura più rilevante della situazione, certamente non rosea, in cui ci trovavamo prima.
L’ago della bilancia si conferma ancora una volta la leva degli investimenti. Provo a dimostrarlo.

Si ritiene che le politiche di ristoro debbano andare a riparare i danni alle imprese derivanti dalle nuove restrizioni introdotte per decreto. 

Nulla di più condivisibile che andare a sostenere il reddito in un momento di emergenza. Tuttavia, a ragionare per settori non si andrà molto lontano.

Secondo il recente rapporto del Cerved nel 2020 il fatturato delle piccole e medie imprese diminuirà dell’11% e la redditività lorda del 19%. Se la moda, la ristorazione e il turismo soffriranno di più, come si stima, è anche perché sono prevalentemente caratterizzati da imprese a conduzione familiare, spesso eccellenti, ma dalle dimensioni micro e piccole.

L’asimmetria poi si abbatterà più forte sulle imprese del Sud Italia, dove mancano infrastrutture, ecosistemi di innovazione e capitalizzazione. In termini economici l’ondata insegna una cosa: che gli esiti di questa crisi saranno fortemente selettivi. Pertanto, la produttività del Paese sarà ancorata a determinate scelte di investimento che sono tutte da scrivere e che non potranno mai essere neutrali.

Non è neutrale, infatti, decidere di premiare gli investimenti in transizione verde e innovazione tecnologica: si tratta di due robusti driver di sviluppo, che possono operare in modo trasversale nell’economia, lasciando al privato l’opportunità di trarne profitto.

Di tutto questo sarebbe bene tenere conto quando presenteremo all’Europa il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Notizie della settimana

Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in formato pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013

I più visti

Non restare indietro...rinnova ora

Il Consiglio Direttivo, nella riunione del 15 dicembre 2025, ha confermato le quote associative per l’anno 2026
01 febbraio 2026

Outplacement verso il Sociale

Rimettersi in gioco nella solidarietà
01 marzo 2026

Pensioni senza frontiere tra fiscalità, convenzioni ed emigrazioni

Le pensioni italiane pagate all’estero: informazioni in sintesi. Regole fiscali, le convenzioni internazionali, la perequazione automatica, i trend della nuova mobilità. Un mondo poco conosciuto, ma che interessa migliaia di italiani nel mondo
01 febbraio 2026

Manovra 2026: l’equilibrio dei conti non basta a proteggere famiglie, lavoratori e pensionati

Assistenza condizionata, pressione fiscale elevata, evasione irrisolta, potere d’acquisto dei salari che non recupera l’inflazione, minori possibilità di uscita anticipata dal lavoro sono le principali criticità della Manovra 2026
01 marzo 2026

80 anni di Federmanager: leadership e visione per il futuro

Il 2025 è un anno di profondo significato per l’intera comunità manageriale italiana. Federmanager celebra i suoi ottant’anni di storia, un percorso che, come ha giustamente sottolineato il Presidente nazionale Valter Quercioli, non è solo una ricorrenza, ma un «momento di riflessione collettiva».
10 dicembre 2025