Le pensioni non sono un salvadanaio da rompere a ogni manovra

Quercioli (Federmanager): “Rivalutazione ridotta nel 2027, effetti duraturi sulle pensioni: 8,5 miliardi di risparmi netti per lo Stato stimati in dieci anni. Governo e Parlamento sopprimano l’articolo 55”

 
Roma, 31 ottobre 2026 – “Le pensioni non sono una riserva di bilancio alla quale attingere ogni volta che occorre trovare nuove risorse. Tornare a limitarne la rivalutazione con un meccanismo più penalizzante dell’attuale significa ridurre il potere d’acquisto di chi ha lavorato e versato contributi per decenni. Chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa scelta, sopprimendo l’articolo 55 della Manovra e individuando coperture alternative”.

Lo dichiara Valter Quercioli, Presidente di Federmanager, commentando l’articolo 55 del disegno di legge di bilancio 2027–2029, che prevede il ritorno al meccanismo di rivalutazione delle pensioni per classi anziché per scaglioni.

La disposizione riconosce la rivalutazione piena soltanto ai trattamenti fino a quattro volte il minimo INPS, riducendola progressivamente per quelli superiori, fino al 32% per le pensioni oltre dieci volte il minimo. La percentuale ridotta viene applicata all’intero trattamento pensionistico, non soltanto alle quote eccedenti le singole soglie, come nel meccanismo attualmente vigente.

“La perequazione non è un regalo dello Stato: è lo strumento che tutela il potere d’acquisto delle pensioni. Chi ha lavorato per decenni e versato contributi proporzionati alle proprie retribuzioni non può essere considerato una fonte ricorrente di risorse per il bilancio pubblico. La pensione non è un privilegio da ridimensionare, ma un diritto maturato attraverso il lavoro”.

La relazione tecnica che accompagna il disegno di legge quantifica gli effetti dell’intervento: nel 2027, i risparmi di spesa pensionistica sono stimati in circa 1,476 miliardi di euro lordi e 885 milioni netti, tenendo conto degli effetti fiscali. Nel periodo 2027–2036, i risparmi complessivi raggiungono 14,241 miliardi lordi e 8,538 miliardi netti.
“La limitazione interviene sulla rivalutazione del 2027, ma la perdita non si esaurisce in quell’anno: riduce la base sulla quale saranno calcolati anche gli adeguamenti successivi. Gli 8,5 miliardi di risparmi netti stimati nel decennio mostrano la portata di una penalizzazione che si trascina nel tempo e si aggiunge a quelle già subite numerose volte in passato che hanno già prodotto una perdita del potere d’acquisto del 20% circa e che si trascina per tutta la vita. Un sacrificio previsto formalmente per un solo anno, infatti, non può essere considerato temporaneo nei suoi effetti, quando lascia conseguenze durature sul valore delle pensioni. È legittimo chiedersi se sia questo il modo più equo di costruire gli equilibri di bilancio”.

Federmanager sottolinea che la questione non riguarda soltanto i pensionati di oggi, ma anche i lavoratori e i dirigenti attualmente in servizio e le generazioni future.

“Chi oggi lavora e versa contributi deve poter confidare nella stabilità degli impegni previdenziali assunti dallo Stato. Se le regole che tutelano il valore delle pensioni vengono continuamente modificate, quale certezza possiamo offrire ai lavoratori sul trattamento che riceveranno domani? È una questione di fiducia, prima ancora che di finanza pubblica”.

“Condividiamo gli obiettivi di sostegno alle famiglie, ai giovani e alle persone più fragili ma la solidarietà tra generazioni non si costruisce contrapponendo i loro diritti, ma tutelandoli insieme”.
Continuare a favorire la leva dell’anticipo al pensionamento, che già ci è costata e ci costa molto, significa andare nella direzione opposta oltre a mettere a rischio l’equilibrio del sistema previdenziale del medio e lungo termine. 

La Federazione chiederà di essere audita dalle Commissioni parlamentari competenti e promuoverà il confronto con le altre organizzazioni di rappresentanza per sostenere una soluzione condivisa.

“Le limitazioni alla rivalutazione non possono diventare uno strumento ordinario di finanza pubblica. Chiediamo stabilità delle regole e rispetto per chi ha lavorato e contribuito per decenni. Le pensioni non sono un salvadanaio da rompere a ogni manovra. La credibilità dello Stato passa anche dalla capacità di mantenere gli impegni assunti”, conclude Quercioli. 

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