Pensioni dirigenti: fino a 200mila euro persi in 14 anni

Nel 2027 si rischiano altri 3mila euro


Per i pensionati della dirigenza una perdita di potere d'acquisto superiore al 21%. Penalizzate anche le alte professionalità del pubblico e del privato. Cuzzilla: «Non chiediamo privilegi, ma il rispetto del patto tra cittadini e Stato». CIDA chiede la soppressione dell'articolo 55 della manovra

 
Fino a 200mila euro persi in quattordici anni, con il rischio di un'ulteriore penalizzazione di 3 mila euro nel solo 2027. È il bilancio dei ripetuti interventi sulla rivalutazione delle pensioni medio-alte che, dal 2012 a oggi, hanno progressivamente eroso il valore degli assegni di chi ha versato contributi previdenziali elevati durante la propria vita lavorativa. Un processo che non riguarda soltanto il reddito dei pensionati di oggi, ma solleva una questione più ampia di equità e di fiducia nella tenuta del sistema previdenziale, soprattutto per le giovani generazioni.

Per i pensionati della dirigenza, i ripetuti blocchi e le limitazioni alla perequazione automatica hanno determinato una perdita di potere d'acquisto superiore al 21%. Un fenomeno che, seppure con effetti più contenuti, interessa anche una vasta platea di pensionati provenienti dalle alte professionalità, sia del settore pubblico sia di quello privato. E che rischia di aggravarsi ulteriormente nel 2027, qualora venissero confermate le disposizioni contenute nel disegno di Legge di Bilancio.

Immagine di karlyukav su Magnific

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A pesare sugli assegni è soprattutto l'effetto cumulativo delle mancate rivalutazioni. È il cosiddetto effetto palla di neve: ogni adeguamento parziale all'inflazione riduce la base sulla quale vengono calcolate le rivalutazioni successive, ampliando progressivamente il divario rispetto a una pensione pienamente indicizzata. Le perdite, quindi, non si esauriscono nell'anno in cui vengono applicate le limitazioni, ma si consolidano nel tempo, con conseguenze permanenti sul valore della pensione.


Per fermare questo progressivo impoverimento, CIDA chiede la soppressione dell'articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio, invitando il Governo a valutare una diversa allocazione delle risorse già previste dalla manovra. Anche in un contesto di risorse limitate, le scelte di politica previdenziale devono rispondere a criteri di equità, tutelare il potere d'acquisto delle pensioni e garantire il rispetto dei diritti maturati.

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