Cornuti e Mazziati

Una storia vera (tutta documentabile). Non basta perdere il lavoro, ci pensa il governo a taglieggiarti la pensione usando le regole a piacimento per ridurla e, quando non basta, cambiando le "carte" in tavola. Non c'è rispetto per chi paga le tasse e i contributi al centesimo.

Arrabbiato Grillo ?

Guia Melcherci

Un dirigente d’azienda con incarichi apicali da 15 anni e quindi ben remunerati è costretto nel 2010 a lasciare il lavoro per scelta del gruppo finanziario inglese che controlla la società italiana della quale è responsabile.
Il dirigente si trova quindi “esodato” al momento della riforma Fornero e viene inserito nella prima salvaguardia in quanto ha proseguito volontariamente il pagamento dei contributi.
Il dirigente ha riscattato nel 2004 gli anni di studio universitario versando contributi calcolati sul suo stipendio da amministratore delegato e Direttore Generale e quindi molto alti.
Per questo motivo, dato che INPS accredita retroattivamente i contributi alla data dei corsi universitari frequentati, il dirigente risulta con anzianità superiore a 18 anni alla data del 31.12.1995 (riforma Dini).
Quando il dirigente fa domanda di pensione nel 2012 al compimento di 60 anni di età (secondo la salvaguardia Fornero può farlo) l’INPS gli comunica che il suo calcolo DEVE essere retributivo e non può essere contributivo.
Il dirigente inizia a percepire la pensione a Febbraio 2013, a 61 anni di età. Poiché ritiene che la sua pensione retributiva sia inferiore a come sarebbe stata con il calcolo contributivo prende contatto con INPS la cui struttura alla fine gli comunica che, in effetti, in ragione del riscatto di laurea molto ingente, la sua pensione sarebbe stata con il contributivo più alta di circa 150 € / mese (il dirigente percepisce 7.748 € lordi/mese, pari a circa 4.800 € netti).
Nel frattempo al dirigente vengono applicati contributi di solidarietà e bloccata la perequazione, in modo che in termini reali la sua pensione diminuisce. Oggi percepisce un lordo di circa 100.000 € annuali.
Siccome il dirigente ha una pensione calcolata con il metodo retributivo, ha percepito pensione a 61 anni e supera i 90.000 € annui, la leggicchia che il governo sta preparando gliela diminuirebbe di circa 10.000 €, nonostante il suo calcolo contributivo la alzerebbe; ma di ricalcolo nella legge scellerata non c’è traccia.
Ricapitolando:
  • La legge lo ha obbligato al calcolo retributivo giungendo a una pensione più bassa del contributivo.
  • La legge gli ha riconosciuto lo status particolare di esodato, prendendo nota che il pensionamento anticipato è stato indipendente dalla sua volontà.
  • La proposta di legge pazzesca di oggi gli vuole ridurre la pensione del 10% perché è stato costretto a pensionarsi in anticipo e costretto al calcolo retributivo.
  • La situazione è Kafkiana, ma qui non si tratta di letteratura, bensì di vita reale e il pensionato ex dirigente pensa che dovrebbe armarsi perché reagire solo nelle aule di giustizia a questo atto criminale gli sembra poca cosa nei confronti di parlamentari e ministri che trattano i cittadini come servi dei quali disporre a piacimento, nonostante siano ben consci delle ingiustizie che stanno compiendo.
L’ex dirigente è in compagnia, in questa situazione, a migliaia di altri pensionati che hanno avuto carriere di responsabilità con buoni stipendi e versato moltissimi contributi. Una semplice soluzione che ovviamente non è considerata sarebbe stata prevedere nel progetto di legge che si potesse optare per il calcolo contributivo e che gli “esodati” non venissero considerati come pensionati prematuri, ma come soggetti deboli riconosciuti già dalla legge Fornero.

Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in formato pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013

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