Il bilancio del sistema previdenziale presentato alla Camera dei Deputati

Una presentazione istruttiva per chi governa.

Mino Schianchi

Presidente Comitato Nazionale di Coordinamento dei Gruppi Pensionati e Vicepresidente ALDAI-Federmanager
Ero presente, il 13 febbraio scorso, alla illustrazione alla Camera dei Deputati del Sesto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.
Questo rapporto sfata luoghi comuni e fornisce alla classe politica dati per prendere decisioni appropriate in materia di welfare.
In estrema sintesi dal rapporto si evince che la spesa per le pensioni è sotto controllo: l’aumento medio annuo delle stesse negli ultimi 6 anni è stato pari allo 0.88% mentre risulta sempre più fuori controllo l’aumento della spesa assistenziale, +5,32% medio annuo nello stesso periodo.
La spesa pensionistica “pura” per il 2017, scorporando dalla stessa la quota di spesa collegata al reddito (GIAS, maggiorazioni sociali e integrazioni al minimo e l’IRPEF trattenuta su quanto erogato), si riduce a 151 miliardi, inferiore di 34 miliardi di quanto lo Stato incassa con i contributi versati.
Anche nel 2017 si registrano 8 milioni di pensioni assistenziali erogate rispetto a 16 milioni di pensionati; il costo di tutte le attività assistenziali a carico della fiscalità generale per il 2017 è ammontato a 110,15 miliardi di euro.
La separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale attuata da Itinerari Previdenziali è un'operazione utile non solo a livello contabile, ma anche e soprattutto nella gestione delle comunicazioni con organi e istituzioni internazionali, cui troppo spesso questi dati sono comunicati assimilando spesa previdenziale e assistenziale tra loro, con il rischio che questi dati mettono in allarme le agenzie di rating e che spingono l’Unione Europea a chiedere al nostro Paese riforme del sistema previdenziale, di fatto non necessarie.
Il problema del nostro Sistema Previdenziale non sono le pensioni coperte da contributi ma la spesa assistenziale; siamo uno dei paesi europee che, in rapporto al PIL prodotto, spende di più in assistenza; purtroppo mancano i controlli: il casellario centrale della spesa assistenziale, creato, nel 2005 non viene alimentato dalla quasi totalità dei comuni italiani. Occorrerebbe centralizzare, come sostengono esperti del settore, tutte le informazioni relative alla spesa di assistenza (comunale, regionale, centrale, altre istituzioni) anche per consentire al Governo interventi di equilibrio nella distribuzione delle risorse
Il Rapporto mette in evidenza come sia essenziale ai fini della tenuta del sistema di protezione sociale un maggiore e serrato controllo sull’evasione fiscale e contributiva: solo 30,781 milioni di cittadini su 60,589 milioni presentano una dichiarazione dei redditi positiva. I contribuenti con reddito fino a 15 mila euro sono il 44,92% del totale e pagano solo il 2,82% di tutta l’IRPEF. I contribuenti con redditi sopra i 35.000 euro lordi, sono il 12,09% e pagano il 57,11% di tutta l’IRPEF.
Non mettere sotto controllo la spesa assistenziale e le entrate fiscali renderà sempre più fragile il sistema di protezione sociale. 

Prospettive di breve termine 2019-2023.

Il Rapporto ha fornito ai politici presenti dati per poter valutare le iniziative più appropriate in materia previdenziale ed assistenziale.
La classe politica deve porsi l’obbiettivo di trovare il giusto equilibrio tra diverse esigenze: la sostenibilità finanziaria del sistema, la richiesta dei lavoratori anziani di anticipare il pensionamento rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero, la speranza dei giovani di trovare presto un lavoro e di ottenere poi una pensione dignitosa.
 
Secondo le dichiarazioni degli esponenti di maggioranza, con Quota 100 il governo ritiene di aver risposto ad un’esigenza sociale: andare in pensione ad un’età ed in un momento della propria vita considerato giusto; ritiene anche che il reddito di cittadinanza non sia una misura assistenziale, ma una misura proattiva per cercare il lavoro e far crescere il Paese.

Al contrario gli esponenti dell’opposizione hanno ribadito che il reddito di cittadinanza caricherà le generazioni future di debiti, che Quota 100 non porterà pace sociale ma aggraverà le ingiustizie, che, in un paese che non cresce, non bisogna aumentare le spese per l’assistenza a scapito delle spese per investimenti, che occorre fare chiarezza su chi pagherà queste spese aggiuntive.
Alla fine del dibattito le posizioni sono rimaste inconciliabili. 

A mio parere permane la mancanza di fiducia nelle istituzioni: se chiediamo ad un giovane a quanto ammonterà la sua pensione ci risponde che non avrà una pensione. Quando si parla di patto intergenerazionale si parla della qualità della vita e del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Tradire quel patto con interventi contingenti può forse catalizzare consenso politico, anche a fini elettoralistici, ma darà un’ulteriore picconata alla coesione sociale del Paese e metterà a rischio la sua stessa sopravvivenza.
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