Non per equità ma per cassa

Intervento del Presidente CIDA, Giorgio Ambrogioni e sintesi dei relatori del convegno CIDA sulle pensioni avvenuto il 30 ottobre 2018.

Franco Del Vecchio 

Segretario CIDA Lombardia - lombardia@cida.it
Nell’aprire i lavori il Presidente Giorgio Ambrogioni ha ringraziato i numerosi partecipati presenti nelle due sale dell'hotel Bernini Bristol di Roma e collegati in diretta streaming, commentando l’evoluzione dei ripetuti attacchi alle pensioni con un accorato discorso alla categoria del quale riporto il testo integrale.

Giorgio Ambrogioni Presidente CIDA

Abbiamo promosso questo incontro della Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità con un titolo volutamente provocatorio, ma purtroppo, molto realistico. 

Da quanto abbiamo letto sembra tramontata l’assurda proposta di legge sul cosiddetto ricalcolo delle pensioni medio-alte, per lasciare il posto all’ennesima ipotesi di “contributo di solidarietà’’ a scapito delle solite categorie di pensionati.

Una formula apparentemente più sobria di quella all’esame della commissione lavoro della camera e pomposamente definita come “disposizioni per favorire l’equità del sistema previdenziale”, ma non per questo meno ingiusta visto che sono anni che la nostra categoria versa contributi di solidarietà senza che si riesca a dare una risposta organica e strutturale ai problemi che li hanno motivati. 

Smantellato così il “castello” dell’equità, resta la cassa: ossia la strada più facile, per il legislatore, per reperire le risorse necessarie a sostenere l’azione di governo. E la fonte è sempre la stessa: i redditi da pensione.  Contribuenti palesi, in elenchi disponibili nell’anagrafe tributaria o nelle banche dati dell’inps. 

Quello che trapela in merito alla nuova versione del “contributo di solidarietà”, con la possibilità che possa essere addirittura applicato all’intero ammontare del reddito da pensione – anziché sulla quota eccedente i 90mila euro lordi annui, già di per sé grave, – fa rabbrividire: saremmo di fronte ad un vero e proprio esproprio o meglio ancora ad uno scippo.

Un prelievo che resterebbe in vigore addirittura per cinque anni e che potrebbe essere accompagnato da un ulteriore blocco - totale o parziale - della rivalutazione delle pensioni all’inflazione. Un altro meccanismo, iniquo e punitivo, di cui siamo stati ripetutamente vittime.

Come avrete notato ho finora volutamente evitato il termine “pensioni d’oro” ed il motivo sta nel significato di cui questo termine è stato caricato e che giudichiamo insultante, manipolante, demagogico, socialmente divisivo. Chi è in buona fede e sa di cosa parla, sa bene che le vere “pensioni d’oro” sono altre e molto spesso di importo medio-basso.

Lascio ai relatori il compito di approfondire le ragioni più tecniche che giustificano il nostro dissenso. Per quanto mi riguarda mi limiterò a sottolineare il motivo che più di altri ispira la nostra reazione: parlo degli attacchi e delle considerazioni di cui siamo stati fatti oggetto e che giudichiamo offensivi e lesivi della nostra immagine professionale e sociale.

Come dirigenti stiamo subendo attacchi inaccettabili sotto vari profili, attacchi che, tra l’altro, costituiscono un errore strategico gravissimo, da parte di chi ha un ruolo istituzionale: delegittimando la dirigenza di un Paese si delegittimano quelle figure e quei ruoli alto-professionali che nell'incertezza generata dalle grandi trasformazioni in atto, hanno, più di altri, la grande responsabilità di guidare imprese e pubbliche amministrazioni verso i necessari cambiamenti economici e sociali. 
Mai come ora c’é bisogno di classi dirigenti rispettate e riconosciute come tali per i valori che esprimono e le competenze di cui sono portatrici, per i risultati che hanno conseguito: noi di CIDA rappresentiamo questa classe dirigente, ed è per questo che contrastiamo e contrasteremo con tutte le nostre forze quelle componenti politiche che stanno tentando di delegittimarci additandoci come una casta privilegiata, autoreferenziale, indifferente ai temi della solidarietà tra le generazioni. 

Da mesi si attacca la classe dirigente pubblica e privata nel quadro di un confuso, ideologico, sbagliato e rancoroso pseudo dibattito sulle cosiddette “pensioni d’oro” e lo si fa evitando di colpire i veri privilegi, continuando a non voler distinguere tra previdenza ed assistenza, dimenticando che da anni nei confronti delle pensioni medio-alte é in atto un vero e proprio accanimento terapeutico attraverso ripetute e mancate indicizzazioni al costo della vita e contributi di solidarietà; l’ultimo è scaduto a fine 2016.Tutto questo avviene non volendo ammettere che così facendo si demonizzano figure professionali che vengono dalla classe media, che hanno fatto carriera per selezione meritocratica, per i risultati conseguiti e per le responsabilità ricoperte. Figure professionali determinanti per la crescita anche occupazionale dei giovani e la competitività del sistema Paese.

Da questo nostro incontro vogliamo far partire un messaggio forte e chiaro: non c’é egoismo o corporativismo nelle nostre posizioni ma la difesa di trattamenti pensionistici adeguatamente contribuiti e liquidati nel rispetto assoluto di leggi vigenti.

Facciamo fino in fondo il nostro dovere fiscale e non ci sottrarremo mai a un giusto livello di solidarietà tra le generazioni: ma deve essere uno sforzo corale, capace di coinvolgere tutti attraverso la fiscalità generale. Anche in questo caso sono le cifre a parlare chiaro: i contribuenti sopra i 100mila euro lordi-anno, costituiti in gran parte dalle categorie professionali che rappresentiamo, sono solo l’1,10% del totale ma pagano il 18,68% dell’IRPEF complessiva.

Paghiamo per tutto l’arco della vita lavorativa e continuiamo a pagare da pensionati, finanziando tutto il welfare, anche di chi non ha versato imposte e/o contributi. Abbiamo quindi titolo per chiedere, ancora una volta, l’apertura di un confronto serio che ci consenta di dimostrare, dati alla mano, come la misura allo studio del Governo sia profondamente sbagliata, iniqua e quindi da abbandonare.
Intere categorie professionali – manager, dirigenti privati e pubblici, presidi, medici, ma anche diplomatici, ex magistrati, militari, ecc. – hanno subito una campagna comunicativa denigratoria, con tratti spregevoli e comunque distorsiva della realtà, con il risultato di alimentare forme di rancore sociale. Un clima che non potrà non ripercuotersi all’interno delle categorie professionali che rappresentiamo e che realisticamente troverà modo di manifestarsi nei prossimi appuntamenti elettorali.

Care colleghe e cari colleghi, questo nostro incontro è, al tempo stesso, un traguardo e una base di partenza. Un traguardo, perché ci attribuiamo il merito di aver contribuito a disinnescare gli effetti di una proposta di legge pensata male e scritta peggio, che avrebbe gravemente danneggiato i nostri pensionati, presenti e futuri, con una retroattività dagli evidentissimi profili di incostituzionalità e dato il via ad una serie interminabile di ricorsi.

Una base di partenza, perché da oggi inizia una campagna di mobilitazione, cui chiamiamo tutti a contribuire, finalizzata a smantellare quello che viene descritto come un contributo di solidarietà che nasconde, invece, un prelievo forzoso su pensioni, strameritate ma “colpevoli” di essere di importo medio-alto. 

Da parte nostra, metteremo in campo tutte le energie di cui disponiamo per opporci a tale tentativo vessatorio: ancora una volta ci appelliamo al governo ed alle forze  politiche perché si avvii un confronto serio, capace di superare l’attuale inaccettabile situazione. 
Come CIDA, nel quadro di una forte e credibile azione unitaria saremo a fianco di tutti i nostri associati in tutte le sedi competenti per tutelare e salvaguardare i nostri diritti, i nostri legittimi interessi, la nostra immagine sociale e professionale.

Di seguito è disponibile il video dell'evento e la sintesi degli interventi.

Avv. Riccardo Troiano

Nel suo commento sull'ipotesi di Contributo di Solidarietà il giurista sottolinea che la Corte Costituzionale considera tali provvedimenti sulle pensioni di carattere eccezionale, sostenibili, temporanei e non reiterati essendo i soggetti colpiti particolarmente vulnerabili in quanto impossibilitati a recuperare la perdita del potere d'acquisto con il lavoro, essendo la vita lavorativa ormai esaurita. La reiterazione degli interventi (ndr che potrebbe esporre il 40% della vita pensionistica a contributi di solidarietà) e gli altri criteri indicati dalla Corte Costituzionale potrebbero dare quindi spazio a ricorsi avversi al contributo di solidarietà in funzione della modalità con la quale sarà proposto.

Dott.ssa Antonietta Mundo

L'esperta attuariale ha ricordato le maggiori pecche dei provvedimenti in esame sul ricalcolo della pensione, esposti in audizione alla Commissione Lavoro della Camera, accennando poi perplessità sull'annunciato contributo di solidarietà. La proposta di ricalcolo è stata accantonata per evidenti disparità di trattamento, in particolare nei confronti delle donne (che andavano in pensione cinque anni prima degli uomini) e dei lavoratori ai quali sono stati imposti pensionamenti anticipati, come ad esempio i piloti e i macchinisti dei treni, ai quali viene ritirato il brevetto a sessant'anni. Per la sintesi delle memorie dell'audizione si rimanda all'articolo della dott.ssa Mundo "Esame della proposta di legge D’Uva per favorire l’equità del sistema previdenziale". La dott.ssa Mundo ha quindi posto l'attenzione sulle implicazioni del taglio delle pensioni per ricalcolo o per contributi di solidarietà, ipotizzato con riduzione del 10% sugli importi superiori a 90mila euro e che comporterebbero:
  1. In primo luogo i pensionati pagano le tasse e quindi considerando la tassazione del 43% sulle aliquote dei soggetti interessati bisogna considerare che il contributo di solidarietà avrebbe effetto solo sul 57% degli importi, con conseguente riduzione dei benefici ipotizzati per le casse pubbliche
  2. Inoltre bisogna considerare il contributo dei pensionati al welfare e sostegno economico di figli e nipoti in una fase ancora critica e incerta per il mercato del lavoro e per l'economia tornata in stagnazione.
  3. Infine la riduzione delle pensioni contrarrebbe i consumi delle famiglie che si riperquoterebbe negativamente sul Pil.
Meriterebbe quindi riflettere sui reali benefici di un intervento pensionistico (ndr. evidentemente spinto da altre motivazioni di natura elettorale).

Prof. Nicola Rossi

Nel rispondere alla provocazione del moderatore Antonio Lucaroni di commentare la "manovra espansiva con effetto recessivo" il prof. Rossi ha sottolineato i limiti della manovra emersi nelle ultime ore.
Paradossale che il Governo si prepari a utilizzare risorse per mettere in sicurezza le banche in pericolo proprio per il comportamento e le politiche del Governo che hanno fatto lievitare lo "spread" (ndr. ogni 100 punti di spread corrispondono ad un incremento dell'1% dei tassi di interesse su titoli di Stato che genera una riduzione dell'1% del valore dei titoli che le banche hanno in riserva obbligatoria a garanzia dei crediti). Preoccupanti e false le affermazioni di esponenti del Governo che tali interventi saranno realizzati senza toccare i soldi dei cittadini, perché come risaputo non esistono soldi pubblici, bensì sodi dei contribuenti, sia che si prelevino direttamente con tassazioni di varia natura, sia che si utilizzino fondi nascosti nelle pieghe di bilancio, che dovrebbero essere restituiti ai contribuenti. Quindi paradossalmente in questo caso si trovano nella condizione di dover pagare due volte le scelte del Governo: per i fondi a salvaguardia della stabilità bancaria e per i maggiori costi del denaro, ad esempio per chi ha un mutuo a tasso variabile.
La manovra del Governo non risponde alle esigenze del Paese:
  • La povertà assoluta del Paese è al 7%, livello analogo agli anni '90, mentre si è ridotto il pro-capite complessivo. A metà degli anni '90 il PIL pro-capite era il 160% di quello greco e oggi siamo 145% il che vuol dire che noi ci siamo impoveriti più della Grecia. Quindi abbiamo bisogno di sviluppo più che di aggiungere un'altro strumento di assistenza gestita in Italia in modo pessimo. Spendiamo in assistenza circa 60 miliardi l'anno e una parte va a famiglie ragionevolmente abbienti. Bisogna contrastare la povertà facendo ordine nelle misure esistenti indirizzando le risorse ai veri bisogni.
  • Le cose fatte in fretta non funzionano. La riforma Fornero ha  avuto bisogno di otto successive salvaguardie e una legge che ha avuto bisogno di otto successivi interventi non è evidentemente perfetta. Cerchiamo di non ripetere lo stesso errore e cerchiamo di intervenire in modo "chirurgico" per affrontare i problemi veri evitando con una cancellazione (ndr. "di odore elettorale") di creare altrettanti danni. Non è ammissibile avere una pensione diversa in funzione dell'anno o del Governo di pensionamento. Non lo ammette il minimo criterio di equità e genera un profondo senso di ingiustizia e sfiducia nelle istituzioni.
  • L'Italia ha bisogno di una profonda riforma del sistema fiscale e la Flat Tax ha posto riflessioni costruttive ma non possiamo pensare di risolvere le esigenze del Paese applicandola ai redditi delle ripetizioni.
In sintesi la proposta di legge di bilancio è fra i casi più rilevanti di mancanza di coraggio e di ambizione, molto, molto al di sotto delle necessità del Paese. Solo assistenza senza investimenti per lo sviluppo produrrà delusioni sulle aspettative di crescita del Pil che tornerà sotto l'1% mentre altri Paesi europei sono sopra il 2% e nel tempo (ndr sono già passati 30 anni in tal modo) questo farà la differenza fra Paesi ricchi e Paesi poveri.

Prof. Alberto Brambilla

È inaccettabile qualsiasi manovra che tende a ridurre o portar via qualcosa a qualcuno che si ritiene più abbiente o più ricco, in presenza di un sistema fiscale con doppia progressività come il nostro e un sistema di calcolo delle pensioni che già prevede una serie di regressività all'aumentare della pensione.
L'evasione fiscale è un fenomeno da affrontare seriamente, perché in alcune regioni d'Italia raggiunge il 50% rispetto al 7% di altri paesi europei. Basta sommare la media dei consumi privati e degli investimenti in una regione e confrontarlo con il Pil pro-capite della stessa regione. In una serie di regioni i consumi e investimenti sono il 95% del Pil pro-capite, il che indica risparmi del 5% mentre in altre regioni il rapporto arriva a 110% quindi ci sono spese sospette non coperte da risorse dichiarate.
Il reddito di cittadinanza non è una invenzione di questo Governo, ma ha radici in iniziative già sperimentate. Basta pensare al "reddito minimo di inserimento" degli anni '97 e '98 che è stato un completo fallimento con truffe e uso improprio.
Il trasferimento della fiscalità all'Inps è di 110 miliardi l'anno, 80 dei quali vanno in assistenza, 10 agli enti locali, etc. Il pagamento delle pensioni ha un costo annuo di 210 miliardi che risultano al netto della tassazione che riporta nelle casse dello Stato 51 miliardi, una spesa complessiva di massimo 157 miliardi sostenuti da contributi versati. 
Negli ultimi 5 anni abbiamo avuto un vantaggio dall'acquisto di titoli di Stato da parte della banca centrale che ha permesso un risparmio superiore a 70 miliardi di interessi e nello stesso periodo abbiamo aumentato il debito di 220 miliardi in buona parte per finanziare l'assistenza cresciuta molto più della spesa pensionistica.
In questo Paese la "macchina" della gestione assistenziale non funziona.
In Germania sono arrivate ad una parte dei nostri concittadini dopo due anni di sussidi di disoccupazione delle lettere con l'invito a dimostrare come generano reddito e perché non risultano fra i contribuenti con l'invito a lasciare il Paese nel caso non fossero in grado di rispondere in modo convincente.
Non scandalizziamoci per questi comportamenti che hanno lo scopo di stanare gli evasori. Dovremmo scandalizzarci invece per il fatto che uno in Italia può arrivare a 60 anni senza aver mai fatto una dichiarazione dei redditi, non aver pagato un euro di tasse e nessuno lo sa e a 66 anni gli diamo la pensione sociale di 470 euro. Oggi abbiamo probabilmente più di 8 milioni di persone che percepiscono un "reddito di cittadinanza" al quale il Comune aggiunge l'integrazione di es. 100 euro, beneficia di una casa popolare e con l'assistenza sanitaria gratuita si arriva anche a 900 euro. Il problema è che lo Stato non lo sa perché manca la base dati. Quindi prima di erogare altre risorse in assistenza abbiamo bisogno dei dati per gestire l'equità assistenziale evitando di premiare evasori e non aventi diritto.
Tutti i quattrini che abbiamo dovremmo invece metterli nelle politiche attive per il lavoro.
Speriamo che il rinvio delle decisioni sul taglio e ora contributo di solidarietà sulle pensioni portino la necessaria serenità di vedute e il buon senso per interpretare correttamente l'equità.

Interventi dei partecipanti

Agli interventi dei relatori sono seguite le domande dei partecipanti, divenute veri e propri interventi, come nel caso dell'Ing. Gamberale il cui determinato punto di vista rispecchia un caso emblematico, non certo comune, riportato nell'articolo accessibile cliccando il titolo "Perseguitati".

Fra gli interventi anche la mia proposta di far sentire la voce della dirigenza, non solo a difesa delle pensioni, ma anche per creare consenso sulla necessità di sostenere la certezza del diritto e il riconoscimento del merito. Pilastri fondamentali della democrazia per evitare che i problemi delle pensioni di oggi diventino problemi ancor più seri per i giovani che saranno costretti a trovare insieme ai disoccupati e pensionati migliori prospettive di vita all'estero impoverendo ulteriormente il Paese.
In questo Paese stiamo indirettamente premiando chi non paga le tasse. Molti disoccupati e in mobilità, con un sostegno al reddito, sono disposti ad accettare solo lavori "in nero" per non perdere il sussidio.
È irragionevole imporre contributi di solidarietà per alimentare l'economia sommersa. Dobbiamo stimolare la politica ad intraprendere la strada del rigore e della legalità raccogliendo il consenso necessario a cambiare direzione e ricostruire la fiducia nelle prospettive del Paese.
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