Fuga degli italiani all’estero

In aumento soprattutto i lombardi che cercano migliori opportunità. Si rende necessario utilizzare in modo manageriale e responsabile le risorse del territorio per frenare l’esodo.

 

Giovanni Caraffini 

Consigliere ALDAI - Federmanager
L’aumento degli Italiani che trasferiscono la residenza all’estero è un segnale preoccupante per il futuro del Paese.
Secondo quanto emerge dal “Rapporto Italiani nel Mondo 2017” di Migrantes, nel 2016 sono espatriate ben 124.076 persone, con un aumento del 15,4% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un trend costante: negli ultimi dieci anni il numero di coloro che hanno lasciato l’Italia è cresciuto del 60,1%.
Assai significativo che l’esodo dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni sia cresciuto del 23,3% e rappresenti il 39% del totale.
Gli italiani all’estero sfiorano ormai i 5 milioni, corrispondenti all’8,2% del totale dei residenti in Italia. Oltre la metà di questi espatriati risiede in Europa, ma la comunità italiana all’estero più numerosa è quella dell’Argentina (804 mila persone).
Inquietante il fatto che la Lombardia si confermi la prima regione per residenze trasferite all’estero, con quasi 23 mila partenze, seguita dal Veneto con quasi 12 mila, dalla Sicilia con valori simili e dal Lazio con 11 mila.
Per quanto riguarda le destinazioni, la meta predominante è di gran lunga il Regno Unito, che nel 2016 ha visto aumentare di ben 24.771 unità le iscrizioni all’AIRE; seguono la Germania (19.178), la Svizzera (11.759), la Francia (11.108), il Brasile (6.829) e gli Stati Uniti (5.939). 

Il Capitale Umano che decide di trasferirsi all’estero è uno dei segnali più forti della mancanza di prospettive di un Paese. D’altra parte la globalizzazione favorisce la mobilità delle informazioni, dei capitali e delle persone. Per evitare che l’Italia cada in una spirale perversa di impoverimento è necessario offrire, a chi vuol rimanere come a chi vuol tornare, un sistema Paese attrattivo in termini di prospettive di sviluppo e di gestione manageriale. Si dovranno quindi definire e attuare politiche orientate a utilizzare in modo ottimale le risorse del territorio e ad assicurare le infrastrutture e le condizioni generali per favorire il ritorno degli investimenti. Solo se il sistema Paese sarà in grado di competere efficacemente sullo scenario globale si potrà ricreare la fiducia nelle prospettive di lavoro e di vita. Solo con un sistema Paese più efficiente che sostenga lo sviluppo delle imprese e della domanda di lavoro si potrà frenare l’esodo dei giovani e degli italiani di tutte le età.

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