In cerca di merito (altrove)

I risultati del Meritometro 2019 confermano l’Italia in ultima posizione. Prioritario investire sulle giovani generazioni per migliorare l’attrattività per i talenti.

Giorgio Neglia      

Consigliere Forum della Meritocrazia e Responsabile Meritometro

I risultati del quinto anno di rilevazioni del Meritometro vengono presentati nel pieno del dibattito sulla prossima “manovra” finanziaria. Mentre sui media si affrontano a colpi di dati, stime e fake news le possibili misure su tasse e pensioni, lo strumento di misurazione e comparazione del merito nei paesi europei, messo a punto dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, ci porta a riflettere e ad agire su alcune tematiche spesso dimenticate, ma vitali per il futuro del paese, come la valorizzazione del talento e le opportunità per i giovani.
Nel vecchio continente il ranking fotografa una situazione non dissimile dallo scorso anno con i paesi scandinavi che restano il punto riferimento, seguiti dal blocco delle realtà più virtuose, con la Germania che per la prima volta segna il passo, mentre al fondo della classifica restano incagliati i paesi meno meritocratici e tra questi, ultima tra gli ultimi, l’Italia. 

Il Bel paese ha più di 9 punti di distacco dalla penultima in classica (la Spagna) e ben 43 dalla prima (la Finlandia). Pur in questa sostanziale stasi, il Meritometro 2019 per l’Italia segna +0.51 punti (il quarto miglior incremento in Europa). Dato incoraggiante, ma di certo non sufficiente a decrementare lo stock di “debito meritocratico” accumulato negli anni.
Migliorano le pari opportunità (+1.92) in virtù dei risultati positivi sull’accesso delle donne alle posizioni di vertice nell’economia e nella società. L’Italia supera la media OCSE per presenza di donne nei boad e in parlamento, ma deve ancora recuperare terreno in termini di partecipazione femminile alle posizioni manageriali e, più in generale, alla forza lavoro. 

Per i giovani la situazione resta insoddisfacente. Pur registrando una lieve riduzione del numero dei NEET, rimaniamo saldamente primi in questa deprimente classifica. Come confermano i dati Eurostat, l’Italia ha uno dei tassi di occupazione più bassi d’Europa nella fascia 15-24 anni, con appena il 16,6 per cento di occupati: peggio di noi, nell’UE, solo la Grecia, con la media comunitaria lontanissima al 33,9 per cento.

Positiva inversione di tendenza per l’andamento della qualità del sistema educativo (+0.58): dopo anni di lieve ma costante peggioramento, i dati sull’educazione terziaria e sugli abbandoni registrano un segno positivo ma non sufficiente ad allinearci alle medie UE. Regole e trasparenza confermano i trend positivi registrati negli anni precedenti, mentre la libertà - ovvero la capacità del paese di valorizzare le energie dei cittadini attraverso servizi idonei - è in peggioramento.
Nel complesso, il Meritometro 2019 restituisce l’immagine di un paese sostanzialmente fermo nella meritocrazia così come nella ricchezza prodotta. Pur in questa stasi, qualcosa si muove, ma troppo lentamente. Gli interventi strutturali - come quelli sulla corruzione - danno buoni frutti, migliorando le condizioni di contesto. È tuttavia necessario investire anche su quei fattori che più di altri possono contribuire a produrre nuove energie per rivitalizzare il paese.
 
Il Global Talent Competitiveness Index di Insead classifica l’Italia all’84°posto nel mondo per capacità di attrarre i talenti. Secondo i dati Istat, negli ultimi cinque anni il numero di laureati espatriati è aumentato di oltre il 40%, mentre i rimpatri sono rimasti pressoché costanti. Come rilevano le più recenti survey (PwC, 2019), i ragazzi costretti ad abbandonare l’Italia si dirigono verso i paesi in grado di valorizzare i talenti e offrire idonee opportunità, in una parola verso i paesi più meritocratici. Un ragazzo su due emigra per ragioni legate al mercato del lavoro italiano (minori prospettive di carriera, stipendi più bassi) e l’85 per cento ritiene che i paesi in cui sono approdati offrano un contesto professionale migliore, in particolare per il minore impatto di fenomeni quali familismo e corruzione.

Il brain drain costa all’Italia 14 miliardi di Euro l’anno e anche per questo bisogna rimettere al centro le giovani generazioni, sia migliorando la qualità del sistema educativo, sia ravvivando la capacità del paese di essere attrattivo per i talenti. Solo in questo modo possiamo auspicare un deciso recupero di posizioni nel ranking e, cosa ancora più importante, riuscire a garantire un futuro al paese.
 
Il Forum della Meritocrazia è consapevole di questa grande sfida e con le sue iniziative indica ai decisori pubblici e privati le vie per affrontare positivamente questo percorso di cambiamento. La chiave è un’azione corale per costruire dal basso la meritocrazia partendo dalle istituzioni formative e dai luoghi di lavoro dove il merito può e deve tradursi in prassi organizzative in grado di cambiare comportamenti. Anche le istituzioni possono fare qualcosa soprattutto nel creare quelle condizioni che liberino le tante energie positive di cui il paese dispone contribuendo a diffondere la cultura del merito, la sola in grado di farci uscire dalla “palude della mediocrazia” che da anni ci paralizza.
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