La ventunesima Regione: gli italiani all’estero, parte integrante del sistema Paese

Oltre sei milioni di italiani vivono e lavorano all’estero: non cittadini lontani, ma professionisti attivi che contribuiscono al sistema Paese. La “Ventunesima Regione” è una presenza silenziosa ma strategica, che chiede tutele, rappresentanza e politiche all’altezza. Difenderne i diritti non è un gesto simbolico, ma un investimento concreto per il futuro dell’Italia

Antonio Dentato   

Componente Sezione Pensionati Assidifer - Federmanager

Con oltre 6,4 milioni di cittadini iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), gli italiani residenti all’estero costituiscono oggi una comunità più numerosa di molte regioni italiane. Il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) 2025 della Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e principale osservatorio sulla mobilità italiana contemporanea da oltre vent’anni, conferma che non si tratta di un fenomeno marginale, ma di una componente strutturale del Paese: “Rispetto ai soli residenti con cittadinanza italiana (53.511.751), su 100 residenti 12 vivono fuori dei confini nazionali (11,9%)”[…] L’estero, si dice da tempo, è la ventunesima regione d’Italia: quello su cui non si riflette abbastanza è, però, quanto rapidamente i suoi residenti stanno crescendo e quanto altrettanto celermente variano le caratteristiche che la contraddistinguono.” 1
<b>Figura 1</b>
Fonte: nostra rielaborazione grafica da <i>Migrantes-Rapporto Italiani nel Mondo, 2025</i>, su dati AIRE.

Figura 1 Fonte: nostra rielaborazione grafica da Migrantes-Rapporto Italiani nel Mondo, 2025, su dati AIRE.

È un’Italia che non compare nelle mappe amministrative, ma che esiste concretamente nei numeri, nei percorsi professionali, nelle relazioni economiche e sociali. Vive a Parigi, a Zurigo, a Bruxelles, a New York, a Buenos Aires, a Singapore. Parla italiano con accenti diversi e mantiene un legame costante con il Paese d’origine, pur operando quotidianamente in contesti normativi, culturali e professionali differenti. 
La crescita continua (vedi Fig.n.1 e 2) e l’effervescenza di questa realtà sociale meriterebbero di essere valorizzate attraverso modalità nuove, fondate sul riconoscimento di una multi-appartenenza e sulla capacità di sfruttare appieno anche le forme di partecipazione rese possibili dalla rete.2
<b>Figura 2 </b>
<br>Fonte: nostro Grafico da <i>Migrantes-Rapporto Italiani nel Mondo, 2025</i>, elaborazione su dati AIRE

Figura 2
Fonte: nostro Grafico da Migrantes-Rapporto Italiani nel Mondo, 2025, elaborazione su dati AIRE

Analisi recenti condotte dal CNEL dicono che l’emigrazione verso l’estero è un fenomeno in costante crescita, che interessa in misura sempre maggiore i giovani: tra le motivazioni per andar via al primo posto le migliori opportunità lavorative, ma anche la maggiore efficienza dei sistemi pubblici.3 Il Rapporto Migrantes sottolinea, a sua volta, come questa tendenza coinvolga anche professionisti con ruoli qualificati a livello internazionale e un numero crescente di pensionati che scelgono di vivere oltre i confini nazionali. Una mobilità composita, che riflette dinamiche sociali, lavorative e familiari in trasformazione e che interpella le politiche pubbliche, le reti professionali e le forme di rappresentanza. Si tratta di una mobilità spesso connessa a carriere internazionali, a riorganizzazioni aziendali e a scelte di vita maturate nel tempo, anche in relazione alle esigenze di riunificazione del nucleo familiare all’estero. In altre parole, una realtà che si configura ormai come parte stabile del sistema economico e sociale italiano. Se, infatti, si includono anche i discendenti diretti, la 21ma Regione assume dimensioni ancora più ampie: una comunità diffusa e intergenerazionale, che vive fuori dall’Italia ma continua a intrecciare con essa rapporti affettivi, culturali, fiscali, economici. A quest’ultimo riguardo, merita segnalare il ruolo rilevante svolto dagli italiani residenti all’estero ai fini dello sviluppo dell’economia nazionale, contribuendo attivamente ai flussi di investimenti, all’apertura di nuovi mercati, all’innovazione e alla promozione del Made in Italy. I principali indicatori economici — dalle esportazioni al turismo di ritorno, dagli investimenti diretti alle rimesse — testimoniano in modo tangibile il valore generato da questa presenza globale.  
In un’epoca in cui la competitività si gioca sempre più sulle reti e sulle connessioni globali, la 21ma Regione non è, dunque, solo una metafora identitaria: è un’infrastruttura viva di relazioni economiche che merita attenzione, valorizzazione e una più consapevole integrazione nelle politiche pubbliche.4

I nodi critici della residenza a oltre confine

È proprio a partire da questa continuità di legami e da questa presenza in tanti luoghi diversi che emergono, tuttavia, alcuni snodi sensibili nella condizione dei cittadini italiani residenti all’estero. In determinati ambiti, infatti, l’esercizio dei diritti e l’accesso alle tutele risultano più complessi e disomogenei, risentendo delle differenze normative e dei contesti istituzionali dei Paesi di residenza. Si tratta di aspetti concreti, spesso poco visibili, ma capaci di incidere direttamente sulla vita quotidiana e che richiedono un’attenzione specifica, anche da parte delle parti sociali cui questi cittadini italiani fanno costante riferimento. Qui di seguito alcune questioni che rivestono importanza primaria.

L’assistenza sanitaria  

Per i cittadini italiani residenti all’estero, l’assistenza sanitaria è regolata da un quadro normativo non uniforme, che varia in base al Paese di residenza. Nell’Unione Europea, i regolamenti sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale garantiscono l’accesso alle cure nel Paese di residenza secondo il principio della parità di trattamento. Nel contesto extra-UE, la tutela sanitaria per i cittadini italiani residenti all’estero si basa su convenzioni bilaterali stipulate tra l’Italia e alcuni Stati. Tuttavia, queste convenzioni non sono uniformi: ogni accordo prevede modalità diverse di accesso all’assistenza sanitaria e, spesso, limitazioni rilevanti. A volte, le prestazioni sanitarie sono riservate solo a determinate categorie di cittadini. In alcuni casi, le convenzioni estendono l’assistenza a tutti i cittadini regolarmente iscritti ai rispettivi Servizi Sanitari nazionali. L’accesso effettivo a tali servizi dipende dunque dal singolo accordo in vigore, rendendo il sistema frammentato e spesso di difficile interpretazione per i cittadini. 

La questione fiscale

Uno degli aspetti che meglio evidenziano la specificità della 21ma Regione è la fiscalità. La situazione è tutt’altro che omogenea: non esiste una condizione unica per tutti gli italiani all’estero. Le regole fiscali cambiano da Paese a Paese in base alle leggi locali, e contano molto anche la cittadinanza posseduta (italiana, estera o entrambe) e la tipologia di redditi percepiti.
A regolare questo quadro ci sono le convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione – veri e propri trattati internazionali tra Stati, basati sui modelli OCSE e ONU – che l’Italia ha siglato con un gran numero di Paesi. Il loro obiettivo è evitare che uno stesso reddito venga tassato due volte (fenomeno della doppia imposizione). Il risultato è un sistema articolato e complesso: in alcuni casi un reddito viene tassato da un solo Stato, in altri da entrambi (con meccanismi di credito d’imposta per compensare), e queste regole incidono direttamente su patrimoni, investimenti e soprattutto pensioni.
Per molti connazionali – dai pensionati ai dirigenti che hanno svolto parte della carriera all’estero o che oggi vi risiedono – la fiscalità internazionale non è un tema teorico, ma una questione concreta e quotidiana. Ad esempio, un pensionato italiano residente all’estero potrebbe vedersi tassare la propria pensione sia in Italia sia nel Paese in cui vive, se gli accordi non vengono applicati correttamente. Allo stesso modo, un dirigente o professionista che ha lavorato tra l’Italia e l’estero deve spesso districarsi tra diverse normative fiscali, con il rischio di sovrapposizione di imposte. Questo è uno degli ambiti in cui una maggiore consapevolezza istituzionale ha bisogno di tradursi in misure concrete che non penalizzino, ma anzi valorizzino, il contributo degli italiani all’estero.

Le diverse tipologie di pensioni 

La condizione previdenziale degli italiani residenti all’estero riflette la complessità della loro mobilità e l’eterogeneità dei percorsi contributivi. Le pensioni erogate agli iscritti AIRE si distinguono per natura giuridica e origine professionale, presentando specificità che meritano particolare attenzione.
  • Pensioni in regime nazionale: sono quelle maturate esclusivamente con contributi versati in Italia. In questo caso, la pensione segue le regole italiane, anche se viene erogata oltre confine. 
  • Pensioni in regime internazionale (totalizzazione): interessano chi ha avuto carriere in più Paesi. Grazie a regolamenti europei e convenzioni bilaterali, i periodi contributivi, non sovrapposti, vengono sommati per il diritto alla pensione. Ogni Stato calcola e corrisponde la propria quota in proporzione ai contributi versati. Una soluzione che evita dispersioni contributive, ma che impone al pensionato di gestire più interlocutori previdenziali.
  • Pensioni da lavoro pubblico: riguardano ex dipendenti dello Stato, le cui prestazioni – salvo poche eccezioni – sono soggette a tassazione in Italia anche dopo il trasferimento all’estero (Irpef e addizionali  regionali e comunali). Questa imposizione alla fonte può generare situazioni di doppia tassazione, soprattutto nei Paesi privi di accordi fiscali favorevoli.
  • Pensioni da lavoro privato: generalmente più tutelate sul piano fiscale. In molti casi, le convenzioni internazionali prevedono che la tassazione avvenga solo nel Paese di residenza. 
Ciascuna tipologia, comunque,  presenta criticità concrete: dalla frammentazione dei percorsi contributivi alla complessità burocratica, dalle difformità fiscali alla perdita del potere d’acquisto. Anche per questo, i pensionati della 21ma Regione rappresentano una componente che necessita di tutele mirate e di una costante attenzione da parte delle istituzioni e delle organizzazioni di rappresentanza.

Una rappresentanza che guarda lontano

L’Italia nel mondo è una realtà viva e articolata, fatta di persone, professioni e relazioni che continuano a generare valore anche oltre i confini nazionali. A sostegno di questa presenza operano, con ruoli differenti, istituzioni e realtà associative che da tempo accompagnano le esigenze delle comunità italiane all’estero.
In questo contesto, l’azione delle rappresentanze professionali e sociali – e in particolare di Federmanager – testimonia attenzione e ascolto nei confronti dei dirigenti e pensionati residenti fuori dall’Italia. Oggi, consolidare e rendere più strutturale questo impegno rappresenta una naturale evoluzione, in linea con la crescente rilevanza di una componente manageriale che continua a condividere competenze, esperienze e valori con il tessuto professionale nazionale. Rafforzare i legami con i dirigenti italiani all’estero non è, dunque, una semplice estensione dell’attività, ma il riconoscimento di una comunità che partecipa attivamente allo sviluppo economico e sociale del Paese. Significa dare continuità ad azioni di tutela e rappresentanza capaci di dare voce a bisogni specifici e di sostenere chi opera in contesti internazionali.

La “ventunesima regione” non chiede privilegi, ma presenza. Una presenza che si esprime attraverso politiche inclusive, canali di dialogo stabili, e una visione condivisa del futuro. Continuare su questa strada, con determinazione e realismo, significa dare forza a un’idea di rappresentanza che non si ferma ai confini, ma si prende cura – ogni giorno – di una comunità che resta parte viva e attiva del sistema Italia.

Conclusione

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 invita a cambiare prospettiva: guardare alla presenza degli italiani all’estero non come a una realtà periferica o straordinaria, ma come a una componente strutturale della comunità nazionale. È una cittadinanza che si esprime in forme nuove, dove il confine tra presenza e distanza si fa più sottile, e dove il legame con l’Italia resta vivo anche al di fuori del territorio.
Illuminanti le parole conclusive del Rapporto:
“Si tratta di italiane e italiani che chiedono di vivere la loro cittadinanza in un modo diverso, al passo con i tempi, dove la permanenza è fluida, il risiedere è corrente. […] La dimensione del diversamente presenti spinge ad avere occhi nuovi per essere riconosciuta e lungimiranza per essere accolta ed è probabilmente oggi un’occasione irrinunciabile per garantire e garantirsi una Italia generativa”.

Accogliere questa visione significa tradurla in politiche inclusive, in strumenti che assicurino diritti effettivi e ascolto stabile, nonché in un impegno concreto per abbattere ostacoli amministrativi, fiscali, previdenziali e sociali.


NOTE
2) Cfr. Gli italiani all’estero: collettività storiche e nuove mobilità, a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS, 2020.
3) Dal Rapporto CNEL L’attrattività dell’Italia per i giovani dei paesi avanzati, presentato il 4 dicembre 2025, emergono dati importanti. In particolare: tra il 2011 e il 2024 sono emigrati 630mila giovani (18-34enni). Complessivamente, i giovani andati all’estero nel 2011-24 corrispondono al 7% dei giovani residenti in Italia nel 2024.
4) Nel dibattito pubblico italiano non è certo nuova l’idea di riconoscere come “ventunesima regione” realtà che non coincidono con i confini amministrativi tradizionali. Nel tempo si è parlato di regioni funzionali, aree urbane integrate, zone di prossimità geografica o persino di “regioni simboliche”, per dare rappresentanza a comunità accomunate da condizioni personali specifiche.
Archivio storico dei numeri di DIRIGENTI INDUSTRIA in formato pdf da scaricare, a partire da Gennaio 2013

I più visti

Il peso del fisco e dell’inflazione sulle pensioni dei dirigenti

In un sistema che non riesce a colpire gli evasori fiscali e chi non ha mai contribuito, il 17% dei contribuenti onesti sostiene oltre il 63% dell’Irpef, ma sono i pensionati del ceto medio, colpiti da tagli e svalutazioni, a pagare di più: in quattordici anni hanno perso oltre il 21% del loro potere d’acquisto e rischiano di diventare il bersaglio stabile di un sistema fiscale sempre più iniquo
01 gennaio 2026

Pensioni senza frontiere tra fiscalità, convenzioni ed emigrazioni

Le pensioni italiane pagate all’estero: informazioni in sintesi. Regole fiscali, le convenzioni internazionali, la perequazione automatica, i trend della nuova mobilità. Un mondo poco conosciuto, ma che interessa migliaia di italiani nel mondo
01 gennaio 2026

La riduzione dell'imposta sui redditi a confronto con la tassazione in Francia

La riduzione dell'aliquota dal 35% al 33% riconosce e valorizza il contributo del ceto medio allo sviluppo economico e sociale del Paese, ma non riduce lo spread fiscale con altri Paesi europei. In questo articolo l'analisi di quanto paghiamo in più rispetto ai francesi
01 dicembre 2025

80 anni di Federmanager: leadership e visione per il futuro

Il 2025 è un anno di profondo significato per l’intera comunità manageriale italiana. Federmanager celebra i suoi ottant’anni di storia, un percorso che, come ha giustamente sottolineato il Presidente nazionale Valter Quercioli, non è solo una ricorrenza, ma un «momento di riflessione collettiva».
10 dicembre 2025

Vincere la sfida della competitività in Lombardia e in Europa

Si è svolto a Bruxelles presso il Comitato delle Regioni lo scorso 24 settembre, l’evento “Lombardia, Europa. Vincere la sfida della competitività”, che ha visto la partecipazione di oltre 200 stakeholder e rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee
01 novembre 2025