Canova, eterna bellezza

Definirlo revival non si può. Eppure sembra che in Italia - e non ingiustamente - si stia verificando una sorta di epidemia canoviana, come se il paese fosse preso da una nuova mania di riscoprire il suo più grande scultore.

Silvia Bolzoni


Dopo la grande mostra di Napoli che si è conclusa lo scorso giugno, dove si indagava il suo rapporto con l’antico, ecco che ben tre mostre quest’inverno celebrano diversi aspetti del genio di Possagno.
Una a Roma e ben due, in contemporanea, a Milano. Per i già appassionati e devoti conoscitori del maestro, occasioni  ghiottissime, e per chi invece ancora non si fosse interessato a lui, alla scultura o al neoclassicismo, ecco che non ha davvero più scuse per esimersi, perché in questi mesi il panorama scientifico su Canova (Possagno, 1757 - Venezia, 1822) viene scandagliato da ogni angolazione. Dalle Gallerie d’Italia in Piazza Scala godremo di un necessario confronto, fra l’italiano e il suo rivale danese Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770 – 1844), prima allievo e poi vero avversario nella Roma dei primi decenni del XIX secolo, quella Roma grandiosa che fu per anni la vera casa di Canova e da dove, grazie al lavoro di una folta squadra, riusciva a creare i marmi che facevano gola ai più potenti d’Europa, non ultimo Napoleone.
Grazie alla collaborazione con il Thorvaldsens Museum di Copenaghen e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, i curatori hanno potuto radunare alcune delle più famose sculture mitologiche dei due artisti che raffigurano gli antichi eroi e dei per poterci aggirare in un Olimpo di marmo, tra Ebe, Venere, Amore e Psiche: l’amore, la morte, la giovinezza fattesi carne bianca per rappresentare l’immaginario collettivo occidentale.

Sia l’opera di Canova che quella di Thorvaldsens non possono essere scisse dall’antichità a cui fanno costante riferimento ma allo stesso tempo sanciscono una cesura definitiva e irrimediabile con l’arte antica che ne fa due artisti moderni.
Canova, che tanti avevano soprannominato novello Fidia, si industria per trovare l’essenza della bellezza nell’antichità classica, non copiandola come tanti prima di lui, ma inventandola di nuovo, per essere pari a loro. Studia i miti, se li fa anche leggere mentre lavora, e ne sceglie alcuni anche poco comuni per le sue opere.
Thorvaldsen, partendo dall’opera del rivale, si ispira a un’idea più austera e nostalgica della classicità, diventando il più influente artista nordico sul mercato.

Anche se più esigua per numero di opere, anche l’esposizione della GAM ci invita a riflettere su una particolare produzione dello scultore, una tipologia di busti che lui chiamò appunto “Teste ideali”.
Una si conserva proprio alla GAMm, la Vestale commissionata dal banchiere milanese Luigi Uboldi. Opera di partenza per indagare il tema di queste effigi femminili, di una bellezza senza tempo, forse ispirate dai numerosi ritratti che Canova scolpì per la famiglia di Napoleone, dalla sorella Paolina alla seconda moglie Maria Luigia: una serie di erme dal fascino ambiguo, teste che, una volta cambiata la situazione politica, vennero in parte rielaborate diventando figure della mitologia come Erato e Polumnia, un possibile ritratto di Saffo  o la personificazione di Riconoscenza e Filosofia.

internazionale oppure diventare omaggi di riconoscenza verso coloro che lo avevano aiutato a recuperare le opere d’arte romane dopo la caduta di Napoleone.
Infine, per chi si trovasse a Roma, o per chi ci volesse andare apposta, anche qui fino a marzo 2020, a Palazzo Braschi, potrà godere di oltre 170 opere radunate dalle più prestigiose sedi internazionali.
Ripercorrere gli itinerari seguiti da Canova, capire quale fosse il suo metodo di lavoro grazie ad alcuni dei gessi provenienti da Possagno ma anche, grazie a innovative soluzione illuminotecniche, immergersi nell’atmosfera a lume di candela dell’atelier di via delle Colonnette, quando l’artista mostrava le proprie opere di notte ai propri ospiti e celebrare le sua attività al servizio della città stessa come Ispettore delle belli arti. Tutto questo lo si può vedere in
Canova. Eterna bellezza: più di un sodalizio di vita quello tra lo scultore e la città, dal primo soggiorno nel 1779 fino alla morte.

Ed ora, a voi la scelta!



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