Le tante facce di Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la letteratura 2017

Per il ciclo “Il fascino sempre attuale del genere distopico”

 

Daniela Savini

Componente del Gruppo Cultura ALDAI-Federmanager

Che cosa mi ha spinto a leggere Non lasciarmi, del premio Nobel per la Letteratura Kazuo Ishiguro? 

Inizialmente perché mi era stato consigliato da un’amica come un interessante romanzo distopico, un genere letterario che mi ha sempre affascinato, poi però, proseguendo nella lettura, mi sono resa conto che era molto di più, perché conteneva elementi del romanzo di formazione (Bildungsroman), ma era anche un delicato racconto di amore e amicizia, e una profonda riflessione sulla natura umana!
Sebbene scritto nel 2005, si immagina che le vicende dei suoi personaggi prendano il via in un’Inghilterra immaginaria e alternativa di trent’anni prima, che si ipotizza avesse un’organizzazione sociale e bioetica ben diversa da quella reale. 

Si torna indietro nel tempo, dunque, per raccontare una fantascienza non così lontana: niente astronavi, viaggi spaziali e mostri venuti da un’altra galassia per minacciare la Terra, ma una visione ipotetica di quello che potrebbe succedere se le scoperte scientifiche venissero spinte al loro estremo senza che le persone, o comunque chi le comanda, si ponessero eccessivi scrupoli morali.

Ecco, quindi, la componente distopica del romanzo che esplora le implicazioni etiche e sociali della clonazione umana, anche se non compaiono mai espliciti riferimenti alle procedure effettivamente praticate. Il romanzo spinge il lettore a riflettere su due fondamentali domande: è giusto creare una vita e sacrificarla per salvarne un’altra? E ancora: fino a che punto la scienza si può muovere?

Lo scenario immaginato da Ishiguro è, però, solamente lo sfondo per descrivere in maniera drammatica l’intima natura di ciascun essere umano; Kathy, la protagonista e voce narrante della storia, arrivata all’età di 31 anni e prossima alla fine della sua vita, decide di fare un viaggio nel suo passato, ripercorrendo, attraverso un lungo flashback, le sue esperienze di vita dall’infanzia fino all’età adulta, sottolineando i vari cambiamenti avvenuti e concentrandosi soprattutto sull’amicizia che l’ha legata durante tutta la sua esistenza, con alterne fortune, ai suoi più cari amici, Ruth e Tommy.
Siamo partecipi della loro crescente consapevolezza, dall’infanzia alla maturità, di andare incontro a un destino segnato: sono dei cloni umani, creati appositamente per diventare donatori di organi.

Romanzo di formazione e storia d’amore e d’amicizia, quindi, su uno sfondo distopico, che verrà svelato a poco a poco e del quale i protagonisti sono malinconicamente consapevoli.
Cloni, quindi, ma con dei sentimenti, cloni che possiedono un’identità profondamente umana, nonostante la loro trasformazione genetica.
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché i protagonisti non si ribellano? Perché non scappano insieme cercando di sottrarsi alla morte prematura loro assegnata?
Risponde Ishiguro: “Volevo che i personaggi reagissero all’orribile programma a cui saranno sottoposti, nello stesso modo in cui noi accettiamo la condizione umana sapendo che invecchieremo, crolleremo a poco a poco per poi morire”. Il loro viaggio nella vita attraversa l’amicizia, l’amore, scelte e speranze, ma è la sua fine annunciata che lo rende il simbolo della nostra esperienza di esseri umani.
Dice ancora Ishiguro: “Il romanzo celebra il bello delle persone. Forse è triste perché sappiamo che moriranno, ma questo è vero per tutti noi. Cosa conta davvero, quindi? Le amicizie, le relazioni, l’amore”.
Quello che allo scrittore interessa particolarmente è analizzare il concetto di umanità, alla ricerca del significato più profondo delle interazioni sociali, dell’amore, dell’amicizia, e infine, dell’attaccamento alla vita. 
Nelle prime pagine si legge che il romanzo è “la storia dell’amicizia e dell’amore nella vita delle persone, specialmente quando si rendono conto che il tempo è breve, cioè di fronte al fatto che siamo mortali”. La scoperta della fine del proprio mondo non porta a un’isteria evidente, ma piuttosto a un’angosciosa e tragica accettazione del proprio destino, che lascia l’osservatore con un groppo in gola.

Se il tema centrale di Non lasciarmi è la consapevolezza della mortalità e l’invito a celebrare le cose che contano, il tema secondario è il ruolo della memoria, la riflessione sul proprio passato come passaggio necessario nella costruzione dell’identità: come ci interfacciamo con l’inevitabilità della morte e quale ruolo ha la memoria nell’accettazione della morte. La memoria, inoltre, è anche un modo per definire la propria identità: analizzare il nostro passato ci permette di definire noi stessi, le nostre azioni, i nostri pensieri, il nostro stile di vita. Perciò, l’obiettivo di Kathy è trovare e definire sé stessa guardando indietro nel suo passato.
L’analisi di questo interessante romanzo sarà il tema del nostro incontro.

SAVE THE DATE

L'incontro Le tante facce di Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro si terrà

mercoledì 27 maggio alle ore 17 in Sala Viscontea Sergio Zeme.

Per partecipare è necessaria la registrazione su www.aldai.it 

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