Le priorità dei pensionati: tre temi da portare al centro del confronto politico
Dalla difesa del potere d’acquisto alla valorizzazione del ruolo sociale, fino a una fiscalità più equa: le tre priorità che emergono dal confronto diretto con i pensionati e che chiedono risposte concrete dalla politica
Mino Schianchi
Presidente Comitato Nazionale di Coordinamento Gruppi Seniores Federmanager e Presidente Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager
Negli ultimi tempi, all’interno del Comitato Pensionati Federmanager, si è sviluppato un confronto sempre più intenso sulle questioni che incidono direttamente sulla vita dei pensionati. Non si tratta solo di un dibattito interno all’Organizzazione, ma di un dialogo continuo che trova riscontro anche negli incontri sul territorio, nei colloqui personali e nei contributi che arrivano attraverso i social.
Da questo scambio emerge con chiarezza un dato: le preoccupazioni sono diffuse, ma anche ben definite. Ci sono alcuni temi che, più di altri, vengono percepiti come prioritari e che, proprio per questo, riteniamo debbano essere portati all’attenzione degli organi centrali di rappresentanza, affinché diventino oggetto di un confronto concreto sui tavoli della politica.
Tra i diversi argomenti emersi, tre in particolare si distinguono per importanza e urgenza:
- la stabilizzazione della rivalutazione delle pensioni;
- la valorizzazione del ruolo sociale dei pensionati;
- la revisione del sistema fiscale a favore delle persone anziane.
La rivalutazione delle pensioni: una questione di certezza ed equità
Il primo tema riguarda la rivalutazione annuale delle pensioni, uno degli aspetti più sensibili per l’intera categoria.
Nel confronto tra i pensionati emerge con forza una richiesta precisa: chiarezza e stabilità. La perequazione automatica, infatti, non può essere considerata una misura occasionale o variabile nel tempo, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale si mantiene il potere d’acquisto delle pensioni rispetto all’inflazione.
Negli ultimi venticinque anni, però, questo meccanismo è stato modificato più volte, spesso in senso restrittivo. Si sono alternati sistemi diversi – per fasce, per blocchi, talvolta con limitazioni parziali – che hanno progressivamente indebolito la capacità delle pensioni di conservare il loro valore reale.
Gli effetti di questi interventi non sono sempre immediatamente percepibili, ma si accumulano nel tempo. Ogni riduzione della rivalutazione, infatti, non incide solo nell’anno in cui viene applicata, ma si riflette anche negli anni successivi, perché abbassa la base su cui si calcolano gli aumenti futuri. È il cosiddetto “effetto di trascinamento”.
Per questo motivo, le perdite non sono temporanee, ma tendono a diventare permanenti. Molti pensionati, soprattutto del ceto medio, avvertono così una progressiva riduzione del potere d’acquisto, anche quando sono previste rivalutazioni.
Da qui nasce la richiesta di un meccanismo stabile e prevedibile, o quanto meno, di aggiornamenti affidati ad accordi stipulati tra i sindacati maggiormente rappresentativi e il Governo. Il sistema per fasce introdotto con l’art. 1, comma 478, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, applicato negli anni 2022, 2025, 2026 viene indicato come un accettabile punto di equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tutela dei diritti.
Stabilizzare la perequazione significa, in definitiva, restituire certezza ai pensionati e rafforzare la fiducia nel sistema.
Il ruolo sociale dei pensionati: una risorsa da riconoscere
Accanto alla tutela economica, emerge con sempre maggiore evidenza il tema del ruolo che i pensionati svolgono nella società.
Viviamo in un Paese che invecchia e in cui l’allungamento della vita è ormai una realtà consolidata. In questo contesto, i pensionati non rappresentano solo una categoria da tutelare, ma una risorsa fondamentale per la tenuta delle reti sociali. Più anni di vita significano inevitabilmente più anni di attività, ma il sistema produttivo italiano non è ancora attrezzato per gestire questa transizione. I pensionati chiedono quindi strumenti per restare attivi, produttivi, indipendenti.
Molti contribuiscono in modo concreto alla vita delle famiglie: aiutano figli e nipoti, offrono sostegno economico, assistono familiari non autosufficienti e partecipano attivamente al volontariato e alla vita civica. Si tratta di un contributo spesso silenzioso, ma essenziale. Ed è proprio per questo che emerge l’esigenza di riconoscerlo in modo più esplicito.
Negli ultimi anni si è iniziato a discutere di strumenti che possano valorizzare questo ruolo, come l’ipotesi di un servizio civile per gli over 65 o forme di attività socialmente utili accompagnate da riconoscimenti economici contenuti ma dignitosi.
Non si tratta di sostituire il lavoro né di creare nuove forme di assistenzialismo, ma di costruire un modello che permetta di valorizzare competenze ed esperienze, senza creare squilibri nel mercato del lavoro.
È una prospettiva importante, perché consente di considerare l’invecchiamento non solo come un problema, ma anche come una risorsa per il Paese.
Il fisco: una questione di equilibrio
Il terzo tema riguarda il sistema fiscale, che rappresenta uno degli ambiti in cui più chiaramente emergono le criticità segnalate dai pensionati.
Dai dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2025 diffusi dal Dipartimento delle Finanze il 23 aprile 2026, l’Irpef si conferma, di fatto, come un’imposta che non riesce più a fotografare in pieno la realtà fiscale dei contribuenti e a intercettare il complesso della ricchezza degli italiani. Troppe, ormai, le forme alternative di prelievo, frutto di precise scelte politiche, che ne «distorcono» l’analisi.
Negli ultimi anni il sistema fiscale italiano ha progressivamente concentrato il proprio peso sui redditi più trasparenti, in particolare su quelli da lavoro dipendente e da pensione che costituiscono circa l’84,6% del reddito complessivo dichiarato, con il reddito da pensione che ne rappresenta il 30,2%. I contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (il 23,4% del totale contribuenti) versano il 65,1% dell’imposta.
Oggi il sistema tende a colpire chi dichiara tutto e paga tutto, mentre resta ancora insufficiente il recupero di base imponibile nelle aree di evasione e sotto-dichiarazione. Secondo l’ultima Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del MEF (novembre 2025), nel solo anno 2022 l’evasione fiscale e contributiva veniva stimata attorno ai 100 miliardi di euro. È indispensabile rafforzare il contrasto all’evasione fiscale, così da redistribuire il carico in modo più giusto e sostenibile.
In questo contesto, i pensionati del ceto medio risultano particolarmente penalizzati. Pur contribuendo in modo significativo al finanziamento della spesa pubblica, si trovano a sostenere un carico fiscale elevato, aggravato da meccanismi che riducono progressivamente detrazioni e benefici al crescere del reddito.
Il risultato è una riduzione del reddito disponibile che incide sulla qualità della vita e sulla capacità di consumo.
Da qui nasce la richiesta di un intervento correttivo che non introduca privilegi, ma ristabilisca condizioni di maggiore equità.
In particolare, si evidenzia la necessità di:
- ridurre il carico fiscale sui redditi intermedi;
- correggere i meccanismi che aumentano in modo indiretto la pressione fiscale;
- rafforzare il contrasto all’evasione, così da distribuire in modo più equo il peso del sistema.
A queste esigenze si aggiungono richieste specifiche, come la revisione dei limiti per la detrazione delle spese di assistenza ai familiari non autosufficienti e un maggiore riconoscimento fiscale delle spese sanitarie sostenute dagli anziani.
Uno sguardo d’insieme
I tre temi – perequazione, ruolo sociale e fisco – sono strettamente collegati tra loro e delineano un quadro complessivo della posizione dei pensionati nella società.
Il ceto medio pensionato rappresenta una componente fondamentale della stabilità economica e sociale del Paese. Il suo indebolimento non riguarda solo una categoria, ma ha effetti più ampi sulla domanda interna, sulla coesione sociale e sulla fiducia nelle istituzioni.
Per questo motivo, le richieste che emergono dal confronto non devono essere viste come rivendicazioni isolate, ma come un contributo alla costruzione di politiche più equilibrate e sostenibili.
L’auspicio è che questi temi trovino spazio nel dibattito politico e diventino oggetto di concreta attenzione.
01 giugno 2026
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