Aspettando Godot

L’attesa comporta pazienza oppure…

Confido che i colleghi pensionati mi approvino se, nel rivolgermi ad essi, faccio ricorso a Beckett, per tornare sugli argomenti che da ormai troppo tempo polarizzano i nostri pensieri.

Mario Giambone   

Presidente Comitato Pensionati e Consigliere ALDAI

Non a caso il titolo di questo dramma teatrale, strutturato intorno alla condizione dell’attesa, viene anche associato al teatro dell’assurdo, come parimenti ci si potrebbe rifare a Dino Buzzati per il suo  Deserto dei Tartari. A mio parere si attaglia alquanto bene alla situazione che siamo forzatamente obbligati ad osservare, quando torniamo a riflettere su quale finale dovremmo attenderci, alla fine del lungo tira e molla che da tempo ci vede coinvolti nella nostra posizione di pensionati. 
Le istanze promosse e divulgate con ogni mezzo a nostra disposizione sono state esposte e supportate con opportuna dovizia di particolari tecnici ed economici, anche per merito dei numerosi colleghi che vi ci sono dedicati, producendo ampie documentazioni riportate più volte da queste pagine. Tali sforzi hanno costituito premesse essenziali per avere una guida utile e documentata per indirizzare, in maniera strutturata, una politica sociale su cui basare una reale previdenza sostenuta dal supporto contributivo, unitamente ad una separata assistenza sociale sostenuta da un corretto drenaggio fiscale, sempreché ci sia una volontà politica che voglia realmente affrontare tali temi, nelle sedi opportune e senza vincoli elettorali che potrebbero  scontentare il “Partito”, inducendo poi al ricorso dei classici rimedi dei “pannicelli caldi”. 
Anche se la situazione politica osserva un momento di stallo, l’obiettivo dei media vuole rivolgersi  verso ogni altra direzione alternativa che possa guadagnarsi l’attenzione e l’audience dei rispettivi  programmi. Quindi non cessano anche le ricorrenti occasioni televisive per dibattere ragioni e rimedi, al punto che lo stesso argomento viene trattato contemporaneamente da più reti, dove i conduttori, ritenendosi depositari del sapere nelle materie in questione, aggregano nei singoli “salotti” ospiti variamente assortiti con il solo scopo di attrarre l’attenzione e scatenare aggressioni verbali.
Vane, se non inutili, le sporadiche partecipazioni di nostri colleghi, preparati ed edotti su tali questioni, quindi competenti a poter esporre e discutere con cognizione di causa, temi complessi e delicati come il sistema previdenziale, ma che in pratica non sono poi messi in condizione di poterne parlare adeguatamente. Nel marzo scorso un competente collega del nostro Comitato ha partecipato a una trasmissione televisiva, riuscendo a fornire un prospetto documentato e validamente esposto, ma poi la sovrapposizione dei temi non ha consentito una coerente visione e conclusione. 
Prevale la necessità di dare voce alla dialettica demagogica che necessita di contrapporre soggetti e situazioni in maniera disuguale, dove il “ricco” deve essere esposto ad una sorta di “gogna mediatica” e quindi dare sfogo alla protesta urlata, insinuando ed alimentando dissidio tra classi ed anche tra generazioni.
Premesso che allo stato attuale, in modo particolare noi dirigenti, dopo aver percorso varie strade, in stretta collaborazione ed armonia tra Federmanager e CIDA che ci rappresentano, abbiamo colto tutte le occasioni possibili, sia attraverso audizioni, incontri con politici, Commissioni e Segreterie ministeriali, sia organizzando Convegni e dibattiti tematici, per  fare chiarezza in merito alle questioni che abbiamo da sempre avanzato, per ribadire che non sono i dirigenti ad essere detentori di particolari privilegi, vitalizi né tantomeno pensioni d’oro! 
La verità deve farsi largo attraverso la ragione ed il dialogo, quello vero, non urlato nelle “risse”, specie quelle mediatiche, noi abbiamo sempre sostenuto che l’unica vera risorsa è quella di confidare nell’applicazione e nel rispetto del Diritto. Che la Corte si pronunci in maniera chiara senza dar luogo a fantasiose e tortuose interpretazioni, da parte di chi non vuole realmente affrontare la situazione che necessiterà certamente di provvedimenti non lievi. 
Sarà necessario adottare quanto in Diritto viene definito de iure condendo, norme legislative da inserire nell’ordinamento che si vorrà modificare in prospettiva, senza acrobatiche interpretazioni atte a stravolgere le normative ”già scritte” ed in funzione, sulle quali ci si è basati per costruire le proprie attese verso la “terza età”. 
Un capitolo di vita i cui valori sono accentuati da una realtà configurata da difficoltà per figli e nipoti di questi neo-senior che spesso si trovano nella condizione di  provvedere al sostegno di figli  senza lavoro o nipoti da assistere per far evitare ai genitori costi di scuole per l'infanzia. 
Questo è quello che vorremmo fosse riconosciuto, per il bene di tutti, per una auspicata serenità di una società civile, senza falsi populismi, una reale equità e lealtà nei comportamenti e nel rispetto di norme certe.   
Altrimenti non ci rimarrebbe altro che seguire il giudizio espresso anche dalla UNP – Unione Nazionale Pensionati – cioè quello “di farsi valere attraverso il peso del voto (se ci facessero votare come categoria) oppure ricorrendo alla Giustizia”, come del resto già abbiamo fatto.
Ma senza aspettare... Godot!
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