La pensione che verrà

Cantiere previdenza: silenzi, scomode verità e proposte. L’Europa auspica riforme strutturali, in particolar modo quelle previdenziali. Il Next Generation EU potrebbe innescare la riforma delle pensioni. Perché non iniziare dalla separazione della previdenza dall'assistenza?

Antonio Pesante 

Federmanager Friuli Venezia Giulia e componente del Comitato Nazionale Pensionati
Vi ricordate del “cantiere previdenza”, il tavolo tecnico/politico sulle problematiche previdenziali?

Da qualche tempo non ne troviamo più notizia sulla stampa e neppure nelle dichiarazioni di quasi tutti i partiti politici, nonostante la pressante richiesta di confronto da parte nostra e di tutti gli altri sindacati. Tale assenza l'abbiamo rilevata anche nelle dichiarazioni programmatiche del nuovo governo Draghi.

Tutto ciò non vuol dire che il problema è sparito, ma la situazione pandemica attuale ha condizionato gli obiettivi primari del governo all’uscita del paese dalla crisi sanitaria/economica, tramite una accelerazione al piano vaccinale nazionale di massa, unica soluzione per l’eliminazione di nuovi lockdown.

Certamente il Premier avrà segnato nella sua agenda, in bella evidenza, che la quota 100 ha come scadenza 31 dicembre 2021 e che bisognerà fare qualche cosa per evitare che dal 1 gennaio 2022 scatti uno scalone di 5 anni per i prossimi pensionandi.

Non più tardi di martedì 23 marzo il ministro del lavoro Andrea Orlando ha dichiarato alla stampa che la discussione sulla previdenza non è una priorità politica per ora, dato che prima bisogna arrivare aduna determinazione sulle future politiche attive del lavoro e degli ammortizzatori sociali; dichiarando inoltre “mettere troppa carne al fuoco, rischia di bruciarla”.

Ci aspettiamo perciò che i primi appuntamenti, per consultazioni in merito, non avverranno prima di luglio/agosto, e le risposte le potremo avere in occasione della stesura della legge di bilancio oppure, al limite, con una determinazione nelle ultime settimane di dicembre.

L’obiettivo del governo, secondo me, dovrebbe essere quello di prendere in esame tutte le problematiche in essere sulla materia pensionistica, considerando soprattutto che l’Europa ci chiede con forza riforme strutturali, in particolar modo su quelle previdenziali.

Oltre alle soluzioni su quota 100 ci sono altri punti da discutere e decidere, quali Ape sociale, Opzione Donna, ecc. che sono in scadenza, tenendo conto nelle soluzioni le risorse a disposizione o disponibili. Ci sarebbe anche da confermare il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, la così detta “Perequazione”, dato che al 31 dicembre scade il sistema peggiorativo previsto dal precedente governo giallo/rosso, e da legge 160 del 27/12/2019 all’Art. 1 comma 478 dal 1° gennaio 2022 è previsto l’attuazione dello schema basato su tre scaglioni (100% fino a 4 volte il minimo, 90% da 5 a 6 volte il minimo e 75% oltre 6 volte il minimo) con il calcolo cumulativo a scaglioni.

Ma poi cosa dire della presa seriamente in esame del progetto, paventato da tutti (politici, esperti e sindacalisti) e mai affrontato con determinazione, sulla separazione contabile tra la spesa per Previdenza e quella per Assistenza, aprendo finalmente i lavori della Commissione Tecnica voluta dall’ex ministro Nunzia Catalfo che portino alla chiara e reale classificazione della spesa per protezione sociale rispetto a quella per la sola pura parte previdenziale.

Da prendere in esame sarebbe anche la situazione dei giovani che hanno iniziato a lavorare dal 1996, che potranno contare solo nel contributivo, e che con la crisi lavorativa, aggravata con la pandemia, avranno non poche difficoltà di raggiungimento dei requisiti richiesti per il pensionamento.

Una parziale risposta a questo problema sarebbe la decisione di detassare in modo significativo i versamenti sulla pensione integrativa in modo da dargli una forte spinta verso una sostenibilità importante.

Tutti questi punti chiaramente fanno capire che sarebbe importante e urgente trattare una vera riforma strutturale dell’intero sistema previdenziale. Avere il Ministro dell’Economia Daniele Franco, un esperto di materia pensionistica, speriamo sia una garanzia che il governo saprà affrontare la sfida previdenziale a cui è stato sollecitato dall’Europa in vista delle inevitabili condizionalità legate ai fondi del Next Generation EU. Federmanager seguirà costantemente ogni progresso in questo campo, portando costantemente le nostre proposte e richieste in merito, avvalendosi anche del massimo esperto in materia quale è Alberto Brambilla.

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