Una riforma fiscale equa ed efficace

Sull’equità fiscale ci sono opinioni diverse, ma l’equità non è solo argomento d’opinione, bensì principio fondamentale di uno Stato civile, partecipativo e solidale. La riforma fiscale in elaborazione è l’opportunità per una fiscalità nel rispetto di tutti i cittadini. Realtà o chimera?

Antonio Pesante 

Federmanager Friuli Venezia Giulia e componente del Comitato Nazionale Pensionati
Di riforma fiscale se ne parla ormai da molti anni, ma nel tempo si sono fatti sempre degli aggiustamenti, spacciati dai vari governi in carica come riforme.

Questa volta però sembra che ci siamo, si dovrà fare sul serio, dato che questa riforma deve far parte del famoso PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) presentato all’Europa, condizione sine qua non per ottenere i finanziamenti promessi.

La necessità di una riforma equa ed efficace è ormai una condizione condivisa, in particolar modo dall’esecutivo guidato da Draghi, le tempistiche e le modalità non sono ancora definite ma le prescrizioni europee impongono scadenza a breve.

La prima domanda che dovremo porci, nell’iniziare lo studio della riforma, è quale è il valore della tassazione che ci serve per la copertura dei servizi che lo stato, regioni e comuni ci erogano.

Da qui dovrebbe nascere uno studio sulla razionalizzazione ed efficientamento della spesa onde stabilire il reale valore del costo. Questo deve essere consono alle prestazioni date (incidenza di costo medio europeo) onde fermare la deprecabile prassi di evasione, dovuta molto spesso alla considerazione che più si paga di tasse, più aumenta la spesa dello stato e meno servizi si ottengono.
Stabilito a questo punto la spesa si deve fissare il prelievo fiscale sui vari soggetti della collettività.

Gli obiettivi da perseguire in merito dovrebbero essere equità e progressività previsti dalla nostra Costituzione all’art. 53.

Per perseguire equità bisogna che venga imposto un carico fiscale uguale ai redditi di uguale importo (equità orizzontale), cosa che attualmente non è così dato che abbiamo disparità sostanziali tra categorie reddituali (es. lavoro, pensione e capitale) ma anche tra soggetti percettori (es. dipendenti, pensionati e autonomi).

La progressività viene perseguita con un prelievo proporzionale crescente al crescere del reddito (equità verticale). Anche qui oggi questo principio non viene rispettato dato che ci sono un lungo elenco di spese detraibili che riducono il valore tassabile di specifici gruppi contribuenti.
Antonio Pesante

Antonio Pesante

Tutte queste differenze non eque di imposta finiscono per essere percepite come iniquità che si manifesta poi in evasione fiscale.
Una riforma deve poi essere anche efficace, anche su questo elemento dobbiamo trovare un nuovo sistema di riscossione. È di questi giorni la notizia sulla stampa che il fisco è riuscito a recuperare solamente il 13% del carico fiscale dovuto. Tra il 2000 e il 2020 il Fisco italiano non è riuscito a recuperare quasi 930 miliardi di euro.
Un’altra negatività sono il ricorso costante irrazionale nel tempo a condoni fiscali.

Tutto ciò ha portato nel tempo ad un atteggiamento negativo e molto spesso di ribellione verso la fiscalità italiana, anche il cittadino più coscienzioso non riesce a darsi una risposta plausibile rispetto alle proliferazioni di nuove tassazioni (ultima la proposta di tassazione delle successioni) che vanno applicate a risparmi o guadagni già tassati. Un chiaro esempio di tassazione surrettizia sono i raffreddamenti o blocchi della rivalutazione annuale delle pensioni reiterati per anni.

La pericolosa e inevitabile domanda che un cittadino onesto si fa è: perché lavorare tanto sacrificando famiglia e sé stessi, quando lo stato si prende quasi la metà del tuo reddito, forse è ora di finirla di dare soldi allo stato patrigno.

Ci auguriamo che questi ragionamenti siano presi in considerazione e che si approfitti finalmente per fare una vera equa ed efficace riforma fiscale, derubricando molte proposte non premianti fatte ultimamente da vari esponenti politici.


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